ho letto nei giorni scorsi la tua lettera aperta a “quanti amano giocare col fuoco” ma qualcosa mi ha turbato. Questa volta non ho capito la tua lettera. Chi auspica un intervento armato contro il DAESH sarebbe un “utile idiota”, mentre, al contrario, saggio sarebbe chi spinge per un impegno sempre maggiore per la pace. L’occidente é causa dei suoi mali e il dolore per le vittime degli attentati di Parigi é alquanto ipocrita perché non sentiamo lo stesso sentimento verso i morti causati dai nostri bombardamenti. Questo in sintesi il tuo pensiero. Alquanto condivisibile, ma il fatto é, caro Antonio, che la realtà contingente non si può cambiare con uno schioccare di dita. La situazione infernale che il mondo Arabo sta attraversando è sicuramente “anche” responsabilità pesantissima dell’occidente, ma non solo, perché le potenze regionali di quel mondo non hanno mai smesso, negli ultimi 14 secoli, di combattersi. Molti, e penso anche ad Emergency, ritengono che ogni tipo di nuovo conflitto amplifichi i problemi e sicuramente un fondo di verità c’è, tuttavia quale sarebbe la soluzione alternativa a una guerra? Limitandoci al DAESH (perché focolai di guerra ci sono in tutto il mondo), da più parti si dice che tagliando i legami finanziari del DAESH con alcuni stati canaglia (Arabia, Emirati…) lo Stato Islamico di Al Bagdhadi si affloscerebbe come un palloncino sgonfio; giusto! Ma il DAESH, attualmente, ha risorse per continuare la sua guerra per almeno altri tre o quattro anni. Che fare nel frattempo? Accettare che facciano saltare in aria il colonnato del Bernini? Mettere in conto altre migliaia di esecuzioni di vecchi, donne e bambini? Permettere che diffondano ulteriormente l’odio per i cosiddetti “miscredenti”? Permettere a Boko Haram, associato al califfo, di macellare altre migliaia di gente indifesa dei villaggi della Nigeria? Che fare? Nella tua lettera manca la risposta, Antonio. È vero, le guerre, giuste o ingiuste che siano a seconda di chi le vince, rappresentano una tragedia, tuttavia alcune guerre hanno effettivamente cambiato il corso della storia. Cosa sarebbe l’Europa oggi se i guerrieri di Leonida non avessero fermato Serse? E se la spinta egemonica di Roma non si fosse scontrata con la spinta egemonica dei Cartaginesi uscendone vincitrice, che Europa sarebbe? La guerra che fermò l’espansione dell’Impero Ottomano che era arrivato alle porte di Vienna, fu guerra giusta o ingiusta? E sulla madre di tutte le guerre, quella contro il Nazifascismo, che dire? Se Russi e Anglo-Americani non si fossero frapposti all’Asse, oggi potemmo scambiarci liberamente delle mail? Al Bagdhadi va fermato con la forza, caro Antonio, non esiste alternativa e il mondo libero é già in fortissimo ritardo. La tua (nostra) battaglia pacifista può continuare, certamente, ma ci sono momenti storici in cui esitare significa porre in pericolo l’umanità. Gandhi, in occasione della seconda guerra Boera, dichiarò che gli indiani dovevano sostenere lo sforzo della guerra e durante la II guerra mondiale fornì il suo appoggio morale alla guerra degli Inglesi contro il Nazismo facendo una scelta di campo secca. E Gesù, non fece una “sferza di cordicelle” per scacciare i mercanti dal Tempio, rovesciando i banchi dei cambiavalute (Vangelo secondo Giovanni)? Insomma, Antonio, qual è l’alternativa che proponi senza mettere a rischio migliaia di vite?
ho letto nei giorni scorsi la tua lettera aperta a “quanti amano giocare col fuoco” ma qualcosa mi ha turbato. Questa volta non ho capito la tua lettera. Chi auspica un intervento armato contro il DAESH sarebbe un “utile idiota”, mentre, al contrario, saggio sarebbe chi spinge per un impegno sempre maggiore per la pace. L’occidente é causa dei suoi mali e il dolore per le vittime degli attentati di Parigi é alquanto ipocrita perché non sentiamo lo stesso sentimento verso i morti causati dai nostri bombardamenti. Questo in sintesi il tuo pensiero. Alquanto condivisibile, ma il fatto é, caro Antonio, che la realtà contingente non si può cambiare con uno schioccare di dita. La situazione infernale che il mondo Arabo sta attraversando è sicuramente “anche” responsabilità pesantissima dell’occidente, ma non solo, perché le potenze regionali di quel mondo non hanno mai smesso, negli ultimi 14 secoli, di combattersi. Molti, e penso anche ad Emergency, ritengono che ogni tipo di nuovo conflitto amplifichi i problemi e sicuramente un fondo di verità c’è, tuttavia quale sarebbe la soluzione alternativa a una guerra? Limitandoci al DAESH (perché focolai di guerra ci sono in tutto il mondo), da più parti si dice che tagliando i legami finanziari del DAESH con alcuni stati canaglia (Arabia, Emirati…) lo Stato Islamico di Al Bagdhadi si affloscerebbe come un palloncino sgonfio; giusto! Ma il DAESH, attualmente, ha risorse per continuare la sua guerra per almeno altri tre o quattro anni. Che fare nel frattempo? Accettare che facciano saltare in aria il colonnato del Bernini? Mettere in conto altre migliaia di esecuzioni di vecchi, donne e bambini? Permettere che diffondano ulteriormente l’odio per i cosiddetti “miscredenti”? Permettere a Boko Haram, associato al califfo, di macellare altre migliaia di gente indifesa dei villaggi della Nigeria? Che fare? Nella tua lettera manca la risposta, Antonio. È vero, le guerre, giuste o ingiuste che siano a seconda di chi le vince, rappresentano una tragedia, tuttavia alcune guerre hanno effettivamente cambiato il corso della storia. Cosa sarebbe l’Europa oggi se i guerrieri di Leonida non avessero fermato Serse? E se la spinta egemonica di Roma non si fosse scontrata con la spinta egemonica dei Cartaginesi uscendone vincitrice, che Europa sarebbe? La guerra che fermò l’espansione dell’Impero Ottomano che era arrivato alle porte di Vienna, fu guerra giusta o ingiusta? E sulla madre di tutte le guerre, quella contro il Nazifascismo, che dire? Se Russi e Anglo-Americani non si fossero frapposti all’Asse, oggi potemmo scambiarci liberamente delle mail? Al Bagdhadi va fermato con la forza, caro Antonio, non esiste alternativa e il mondo libero é già in fortissimo ritardo. La tua (nostra) battaglia pacifista può continuare, certamente, ma ci sono momenti storici in cui esitare significa porre in pericolo l’umanità. Gandhi, in occasione della seconda guerra Boera, dichiarò che gli indiani dovevano sostenere lo sforzo della guerra e durante la II guerra mondiale fornì il suo appoggio morale alla guerra degli Inglesi contro il Nazismo facendo una scelta di campo secca. E Gesù, non fece una “sferza di cordicelle” per scacciare i mercanti dal Tempio, rovesciando i banchi dei cambiavalute (Vangelo secondo Giovanni)? Insomma, Antonio, qual è l’alternativa che proponi senza mettere a rischio migliaia di vite?
Commento di un lettore all'editoriale di gennaio, "All'insegna della pace"
Caro Antonio,
ho letto nei giorni scorsi la tua lettera aperta a “quanti amano giocare col fuoco” ma qualcosa mi ha turbato. Questa volta non ho capito la tua lettera. Chi auspica un intervento armato contro il DAESH sarebbe un “utile idiota”, mentre, al contrario, saggio sarebbe chi spinge per un impegno sempre maggiore per la pace. L’occidente é causa dei suoi mali e il dolore per le vittime degli attentati di Parigi é alquanto ipocrita perché non sentiamo lo stesso sentimento verso i morti causati dai nostri bombardamenti. Questo in sintesi il tuo pensiero. Alquanto condivisibile, ma il fatto é, caro Antonio, che la realtà contingente non si può cambiare con uno schioccare di dita. La situazione infernale che il mondo Arabo sta attraversando è sicuramente “anche” responsabilità pesantissima dell’occidente, ma non solo, perché le potenze regionali di quel mondo non hanno mai smesso, negli ultimi 14 secoli, di combattersi. Molti, e penso anche ad Emergency, ritengono che ogni tipo di nuovo conflitto amplifichi i problemi e sicuramente un fondo di verità c’è, tuttavia quale sarebbe la soluzione alternativa a una guerra? Limitandoci al DAESH (perché focolai di guerra ci sono in tutto il mondo), da più parti si dice che tagliando i legami finanziari del DAESH con alcuni stati canaglia (Arabia, Emirati…) lo Stato Islamico di Al Bagdhadi si affloscerebbe come un palloncino sgonfio; giusto! Ma il DAESH, attualmente, ha risorse per continuare la sua guerra per almeno altri tre o quattro anni. Che fare nel frattempo? Accettare che facciano saltare in aria il colonnato del Bernini? Mettere in conto altre migliaia di esecuzioni di vecchi, donne e bambini? Permettere che diffondano ulteriormente l’odio per i cosiddetti “miscredenti”? Permettere a Boko Haram, associato al califfo, di macellare altre migliaia di gente indifesa dei villaggi della Nigeria? Che fare? Nella tua lettera manca la risposta, Antonio. È vero, le guerre, giuste o ingiuste che siano a seconda di chi le vince, rappresentano una tragedia, tuttavia alcune guerre hanno effettivamente cambiato il corso della storia. Cosa sarebbe l’Europa oggi se i guerrieri di Leonida non avessero fermato Serse? E se la spinta egemonica di Roma non si fosse scontrata con la spinta egemonica dei Cartaginesi uscendone vincitrice, che Europa sarebbe? La guerra che fermò l’espansione dell’Impero Ottomano che era arrivato alle porte di Vienna, fu guerra giusta o ingiusta? E sulla madre di tutte le guerre, quella contro il Nazifascismo, che dire? Se Russi e Anglo-Americani non si fossero frapposti all’Asse, oggi potemmo scambiarci liberamente delle mail? Al Bagdhadi va fermato con la forza, caro Antonio, non esiste alternativa e il mondo libero é già in fortissimo ritardo. La tua (nostra) battaglia pacifista può continuare, certamente, ma ci sono momenti storici in cui esitare significa porre in pericolo l’umanità. Gandhi, in occasione della seconda guerra Boera, dichiarò che gli indiani dovevano sostenere lo sforzo della guerra e durante la II guerra mondiale fornì il suo appoggio morale alla guerra degli Inglesi contro il Nazismo facendo una scelta di campo secca. E Gesù, non fece una “sferza di cordicelle” per scacciare i mercanti dal Tempio, rovesciando i banchi dei cambiavalute (Vangelo secondo Giovanni)? Insomma, Antonio, qual è l’alternativa che proponi senza mettere a rischio migliaia di vite?
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