Voucher e ticket restaurant, l’ultima frontiera del precariato
16 Settembre 2016
La Fonte (351 articles)
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Voucher e ticket restaurant, l’ultima frontiera del precariato

Origini della flessibilità

voucherLa piaga sociale dei nostri tempi si chiama precariato. Passa per la flessibilità, tanto voluta ed esaltata dal governo “del fare” Renzi. L’idea malsana alla base di questo disastro sociale è considerare superato il concetto secondo cui il lavoratore possa rimanere occupato a tempo indeterminato e per tutta la vita lavorativa al proprio posto di lavoro. Le basi vennero gettate indirettamente dalla legge Treu sul lavoro interinale, ed in tempi relativamente recenti dalla legge Biagi, che prevede forme relativamente flessibili. E cosa c’è di più flessibile del lavoro accessorio? Nato come contratto di lavoro per prestazioni occasionali e per combattere il lavoro in nero, ne prevedeva l’utilizzo per determinate tipologie di lavoro, come quello domestico, le ripetizioni private, il giardinaggio.

Le ultime frontiere: pagamenti in voucher e ticket restaurant

Il governo Renzi, con il suo Jobs Act, ha pensato bene di riformarlo, eliminando il vincolo dell’ occasionalità ed estendendone l’ utilizzo a tutti i settori. Il compenso è in voucher (buoni prepagati). Dunque, generazioni che lavoreranno un po’ qui e un po’ là, pagati con dei buoni simili a scontrini, convertibili in denaro, anche presso tabacchi accreditati. Fantastico! Ma si sa, le disgrazie non vengono mai da sole ed ora l’ultima frontiera in tema di precariato è il pagamento in ticket restaurant. ticket-restaurantSono tagliandi sostitutivi del servizio mensa, non della retribuzione. Eppure sono sempre più frequenti le segnalazioni di straordinari, ma anche di interi lavori, pagati con i ticket. In questo marasma generale vien da sé che il furbetto di turno ne faccia uso per evitare il versamento dei contributi al povero lavoratore, ricattabile e frustrato. La stampa ufficiale e di governo ci illude ogni giorno parlando di un Paese in crescita e dell’aumento dei posti di lavoro. Peccato che la realtà vera sia un’altra… e lontana dalle favole.

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