la speranza indignata
21 Marzo 2010 Share

la speranza indignata

 

La speranza indignata abolisce le barriere, annulla le distanze, lotta per la giustizia, si fa solidarietà. Dobbiamo forzare l’aurora a nascere. È la certezza scaturita da questa pasqua di dolore e per nessun motivo intendiamo sottrarci all’impegno perché accada.

 “Mai più bimbi sotto le macerie” urlavamo con la voce ancora in corpo all’indomani del sisma, che ci ha visti coinvolti in quel 31 ottobre 2002, mentre gli occhi non avevano più lacrime da versare. Ma è anomalo che il nostro grido non inquieti più di tanto il sonno e la coscienza dei governanti che si sono succeduti ai vari livelli e così gli studenti continuano a pagare con la vita la voglia di apprendere.

Fu una gara di generosità e partecipazione, allora come anche oggi, da un capo all’altro della penisola. Provati ma non prostrati, anche grazie alla Caritas dell’Aquila, che insieme a quella della Liguria soggiornò per mesi a Bonefro, il sisma ci ha resi particolarmente sensibili verso quanti, in balia della natura, sono costretti alla provvisorietà. Il timore che la terra tremi ancora produce fragilità psicologica; si ha la certezza che, malgrado tutto, si è ancora vivi, mai più la tranquillità, per ciò che può ancora accadere. La storia, allora, riletta dall’angolo di visuale di chi è in situazione precaria, acquista sapore e intensità nuovi.

È stata una drammatica settimana di passione. Dei barconi di immigrati scomparsi o affondati si perse subito l’eco nella stampa, dell’Abruzzo la retorica tenta ancora e speriamo invano di impossessarsi della tragedia. Non ho particolari simpatie per il card. Bagnasco, presidente della conferenza episcopale italiana, in pensione col grado di generale di corpo d’armata, ma non doveva essere lui a celebrare i funerali il venerdì santo all’Aquila? Invece vi abbiamo trovato un cardinale segretario di uno stato straniero, per una messa in scena, il giorno in cui la chiesa cattolica non celebra l’eucaristia, per meditare quella tragedia in cui l’umanità tutta poté rendersi conto, semmai ce ne fosse stato bisogno, che Dio è di parte, che tra vittima e carnefici ha fatto una chiara scelta di campo, risuscitando un crocifisso. E il vescovo Molinari, superstite in tanta tragedia, non si è ancora reso conto che forse è stato risparmiato per dare voce al dolore e alle lacrime di una sciagura che poteva in parte essere evitabile, non per stilare pagelle di gradimento di programmi televisivi.

Non abbiamo ancora capito se il presidente del consiglio, noto anche come il Cainano (Marco Travaglio), si reca dove vanno le televisioni o viceversa; certo è che per giorni ha potuto imperversare indisturbato (quando si dice che le disgrazie non vengono mai da sole!) avendo le tv sospeso ogni altra satira. Pur augurando miglior fortuna al vicino Abruzzo, chiunque sia tentato di fidarsi delle parole del Berlusconi imprenditore, che risolve tutto in pochi mesi, non ha che da venire nei paesi terremotati del Molise, per i quali ha annunciato lo scorso ottobre che non prevedeva soldi per la ricostruzione. Ha avuto il pudore di non sedersi tra le autorità, ma la sfacciataggine di chiedere il silenzio dell’opposizione e soprattutto la spudoratezza di invitare a non formalizzarsi nella ricerca delle responsabilità. Ha fretta di chiudere, anche perché non può continuare ad andare tutti i giorni ad illudere gli aquilani.

Non può accorpare le elezioni per risparmiare un po’ di denaro pubblico, sotto il ricatto degli alleati, e allora propone di devolvere il 5 per mille per la ricostruzione, che già va in gran parte proprio alle associazioni di volontariato che sono lì dove lo Stato è assente. Anziché potenziare le forze dell’ordine che si sacrificano all’inverosi- mile per contrastare la malavita, preferisce spendere 15 miliardi di euro per acquistare 131 cacciabombardieri jsf attrezzati per portare anche bombe nucleari. Starà preparando nuove missioni di pace?

Siamo troppo vicini all’Abruz- zo perché non si faccia riferimento nei media all’improponibile modello Molise targato Angelo Michele Iorio, il quale dopo aver detto che è sciacallo chiunque lo chiami in causa per cattiva gestione, ha minacciato di rendere pubbliche tutte le spese finora sostenute come commissario straordinario per il terremoto. Sono già sei anni che ne chiediamo conto senza esito! Che ci faccia finalmente gustare la patata turchesca in sugo di seppia sul catamarano, per non citare che tre delle tante prodezze finanziate!

Avremmo dovuto parlare delle elezioni amministrative anche perché le scempiaggini spesso cominciano nel locale e non si sa dove finiscono. Ma è fin troppo normale per un foglio che porta fin nella testata la scritta periodico dei terremotati far riferimento in diverse pagine di questo numero al sisma che ha sconvolto la vita a troppe famiglie del vicino Abruzzo. Vorrei però almeno ricordare che considero l’onestà un presupposto (oggi purtroppo raro) non la virtù di un politico; che il presente non ha bisogno di cariatidi della politica; saggezza vuole che si facciano da parte, anche perché se il mondo non l’hanno cambiato finora non ci riusciranno in seguito; che il disimpegno delle persone preparate lascia spazio ad avventurieri senza arte né parte; che diffido di chi dice di volere il bene della propria città senza indicare verso dove vuole andare e con chi; che non voterò mai chi salta di palo in frasca pur di rimanere ben in vista. ☺

eoc

eoc