calibro 9
28 Marzo 2011 Share

calibro 9

 

Una moschea per i musulmani

Si può invitare a cena un vegetariano con un menu a base di carne? Ci si può definire accoglienti (altrimenti, senza giri di parole, si è razzisti e xenofobi) rifiutando a persone di altre religioni di professare il loro culto in grazia di Dio?

A Campobasso un gruppo di immigrati musulmani ha espresso l’esigenza di avere un luogo per pregare; per una volta Comune e Provincia si sono sentiti in dovere di mettere a loro agio i preziosi ospiti (solo i coglioni possono ritenere irrilevante o dannosa la loro presenza) cercando una sede per le loro attività religiose. Il tipo di accoglienza denota il grado di civiltà di una comunità.

Sarebbe tutto normale se l’associata Teleregione e Primo piano non cercassero di dare la stura a un fantomatico disagio dei cittadini del centro storico. Nella loro ottusità però una cosa l’hanno individuata bene: la fede vera è sempre sovversiva. Dio, in qualunque religione, si indigna se la persona umana non è amata e rispettata. Siamo noi cristiani ad averlo reso un tranquillante per addormentare quel che resta della coscienza.

Benvenuti allora a tutti quelli che con la loro presenza ci mettono in crisi.

 

Elezioni provinciali

Ogni volta che si è sotto elezioni la sinistra si scansa per paura che gli crolli addosso la vittoria. È finanche divertente constatare come i sinistri, cioè gli abitanti delle sinistre, vi arrivino sempre impreparati e cerchino di scombinarsi le carte per paura di vincere o forse solo perché hanno una naturale inclinazione a fare l’opposizione. Vincono solo a loro insaputa. La vera lotta è nel demolire le postazioni di possibili concorrenti che non abitano, si badi bene, il centrodestra, bensì nella stessa casa comune. E così loro si annullano reciprocamente, la destra vince, il popolo di sinistra sempre più sta a guardare.

In questi giorni si sta girando il film: come perdere la provincia di Campobasso. La regia è di Roberto Ruta, il testo è scritto interamente da Michele Iorio, il cast è selezionato accuratamente da entrambi, figurante d’eccezione è Danilo Leva, mentre Antonio Di Pietro fa il produttore.

Buona visione.

 

Statuto regionale

Undici anni per elaborare lo statuto regionale e finalmente la doppia approvazione (il 19 luglio scorso e il 22 febbraio di quest’anno a maggioranza assoluta). Si potrebbe presumere che rasenti la perfezione visto il tempo impiegato nell’era di Google e la partecipazione consensuale di buona parte dell’opposizione. E invece subito dopo si inizia la raccolta delle firme, anche tra i consiglieri pronunciatisi a favore, per il referendum abrogativo.

Pur non essendo noi sul libro paga di Michele Iorio ci viene il nutrito sospetto che qualcuno vuole prenderci per i fondelli perché o lo statuto è buono e allora non comprendiamo perché il referendum, oppure non è il meglio e allora non comprendiamo perché hanno votato a favore quelli che ora chiedono il referendum.

A parte l’aumento dei consiglieri che se li estendevano ancora un poco ci saremmo potuti rientrare tutti gli aventi diritto al voto, il vero scandalo sono gli assessori esterni, una vergogna per loro, non per noi. È la codificazione che i consiglieri eletti non sono capaci e quindi bisogna cercarli altrove oppure è il ritrovato per dare pane e lavoro(?) ad altre otto persone. In ogni caso vengono messi nelle grinfie del presidente della giunta che li userà come burattini, alias yes man, se in inglese suona meglio, pena la perdita di pane e lavoro.

Saranno pure perfetti tutti gli altri articoli, ma basta questo per incrinare tutto l’impianto. Loro giocano e si divertono, noi ci disaffezioniamo e li rimandiamo a casa.

adielle

 

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