Energia: dov’è il piano regionale?
25 Luglio 2021
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Energia: dov’è il piano regionale?

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” (Art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana)

In questi giorni un tema sta occupando largo spazio nelle cronache locali, oltre al progetto mostro di Montenero: quello delle megatorri eoliche nella zona di Nuova Cliternia. Mi sembra opportuno parlarne partendo non a caso dalla nostra Costituzione, sempre sorprendente a distanza di tanti anni nella sua lungimiranza.

L’articolo 9, inserito nei princìpi fondamentali, colpisce per il riferimento alla tutela della cultura e della ricerca scientifica, a ragione identificate come baluardo indispensabile per prevenire il ritorno della dittatura; ma vi traspare un significato ulteriore e ben più profondo: la volontà di coinvolgere l’intera collettività nella tutela attiva di quel patrimonio e del paesaggio, inteso come sede dell’identità storica e identitaria della comunità. Bene Comune, insomma, diciamo oggi.

E tra i tanti attacchi che il paesaggio subisce oggi, quello provocato dalla fame di energia non è il meno rovinoso, e da tempo il Molise è coinvolto in questo processo.

È vero che l’energia eolica è l’ unica forma di produzione di energia che non comporta emissioni climalteranti, ma il problema nasce dall’impatto visivo e paesaggistico degli impianti. Per questo, prima di consentirne l’installazione, è necessario studiare attentamente la loro collocazione, eseguendo un’attenta mappatura del territorio e identificando con precisione i luoghi che non presentino caratteristiche peculiari da preservare (zone di interesse comunitario, di particolare pregio ambientale, aree protette di vario genere, siti archeologici e di valore storico, nuclei abitati caratterizzati da una struttura sedimentata nel tempo che non va modificata).

Posto che dobbiamo tener presente l’articolo 9 della Costituzione, sovrastante a qualunque scelta politica o legislativa, l’unico modo corretto di procedere è redigere un piano energetico che accerti la effettiva necessità di energia sul territorio regionale, classificare i siti adatti per le forme di produzione scelte, infine valutare ed eventualmente  autorizzare solo gli impianti necessari.

Semplice, no? Eh, ma non avete considerato che ci troviamo in Molise. Dove il Piano Energetico continua a non esistere, nonostante sia stato chiesto a gran voce già nel 2003, ai tempi dell’epica lotta alla centrale turbogas di Termoli che molti dei lettori de la fonte ricorderanno. E dove già allora era stata redatta, durante le tante attività di sensibilizzazione, informazione e costruzione di saperi collettivi, una mappa del territorio regionale che indicava con accuratezza i luoghi dove per varie ragioni non avrebbe dovuto essere inserito un impianto eolico, per le motivazioni elencate sopra, permettendo di constatare come, nonostante l’ attenzione a non compromettere zone di pregio, rimanessero comunque in Molise ampie aree dove i pali eolici non avrebbero recato danno al paesaggio. Mappa rimasta ovviamente lettera morta.

Cosa è successo nei 18 anni successivi? Il piano non c’è ancora, e sono piovute decine di richieste di installazione di impianti eolici, quasi tutte accolte senza alcuna considerazione per l’effettiva necessità di energia e per la loro collocazione, e senza valutare la presenza di altri impianti nella stessa zona. Addirittura pare che non si conosca nemmeno con precisione la quota complessiva di energia eolica prodotta in Molise. E a stento si è riusciti ad impedire che gli impianti fossero autorizzati addirittura nella zona archeologica di Sepino.

Insomma, il solito modo pressappochistico, incosciente e totalmente privo di cultura ambientale e paesaggistica (per non dire altro…) che caratterizza  da troppo tempo le scelte regionali in questo ed in altri settori, mentre l’assenza di un Piano Energetico consente anche la più recente e invasiva modalità di assalto al bene comune territorio, l’acquisto di terreni agricoli per l’installazione di grandi campi fotovoltaici, con la conseguente sottrazione di terra alla coltivazione.

È sulla base di queste gravissime inadempienze del governo regionale, più che sull’aspetto intrinseco di danno paesaggistico, che va centrata la lotta alle megapale di Nuova Cliternia:  perché è come sempre l’inerzia (voluta o involontaria) della politica, con l’assenza di strumenti normativi e programmatici, a fare da apripista alla violazione dell’articolo 9 della Costituzione, con ricadute devastanti su ciò che è patrimonio di tutti, nonostante l’impegno civico di comitati, associazioni e singoli individui.

Per questo è necessario agire con forza su questo fronte: tocca ai cittadini costringere i decisori regionali ad assumersi le proprie responsabilità e a dotarsi di quegli strumenti di programmazione e pianificazione senza i quali la terra e i suoi abitanti non hanno difesa dagli abusi.☺

 

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