un nuovo assetto   di Michele Petraroia
2 Settembre 2012 Share

un nuovo assetto di Michele Petraroia

 

La conversione in legge del Decreto sulla revisione della spesa pubblica obbliga le regioni ad approntare una proposta di riordino amministrativo per le province entro il 2 ottobre, altrimenti sarà la Conferenza Unificata Stato – Città – Autonomie Locali a decidere in nome e per conto dei territori inadempienti. Contestualmente la legge n. 148/2011 ha sancito un nuovo assetto per il sistema delle autonomie locali col definitivo superamento delle comunità montane, il taglio degli amministratori comunali e la prefigurazione di gestioni associate dei servizi attraverso Unioni dei Comuni o forme consortili intercomunali. Per il Molise si impone l’apertura di una nuova fase istituzionale con la definizione di un modello amministrativo in linea con le leggi nazionali appena approvate e con la drastica contrazione dei trasferimenti nazionali. Se non si intende peggiorare ulteriormente la vita dei cittadini con soppressione di servizi essenziali e aumento vertiginoso delle tasse locali, serve approntare con immediatezza e pragmatismo, un assetto amministrativo innovativo, efficiente e partecipato.

Sul punto ho protocollato una Mozione urgente che, prendendo atto del superamento della provincia di Isernia, pone fine all’esperienza delle Comunità Montane, scioglie consorzi e società provinciali non indispensabili, e individua in 17 Unioni dei Comuni, di cui n. 6 sul territorio di Isernia e n. 11 su quello di Campobasso, gli enti intermedi a cui delegare poteri, funzioni, personale e risorse. In aggiunta prospetto una cooperazione istituzionale rafforzata tra le Regioni Marche, Abruzzo e Molise, finalizzata ad una programmazione coordinata che candidi la Macro – Regione Adriatica ai finanziamenti specifici previsti nel nuovo quadro di aiuti comunitari per il periodo 2014 – 2020. Con una simile opportunità si aumenterebbe il peso negoziale del Molise con i relativi vantaggi e non si rinuncerebbe all’autonomia regionale, fermo restando il mio convincimento che il nostro territorio avrebbe tutto da guadagnare e nulla da perdere in caso di confluenza in una Macro – Regione Adriatica già ipotizzata nel 1992 dagli uffici studi della Fondazione Agnelli. Approntare un nuovo assetto del sistema delle autonomie locali ci consentirebbe di non perdere tempo e soldi, in inutili impugnative della legge nazionale innanzi alla Corte Costituzionale, agevolerebbe il ridisegno di ambiti territoriali ottimali in cui garantire anche i servizi sanitari, scolastici, di trasporto pubblico locale e di funzioni di polizia locale, di pianificazione urbanistica e sviluppo.

Con un riordino dell’unica provincia in 17 comprensori si potrebbe sperimentare una configurazione istituzionale valida anche in caso di costituzione di una sola regione tra Marche, Abruzzo e Molise, anticipando gli eventi ed evitando di sperperare le scarse risorse pubbliche nel tenere in piedi da anni Comunità Montane commissariate a cui non sono più demandate funzioni amministrative e prerogative gestionali. È evidente che alcune delle Unioni dei Comuni dovrebbero conservare le specificità previste per le aree montane così che le diverse condizioni orografiche ed i maggiori disagi dei residenti possano essere compensate dai flussi finanziari nazionali per la montagna, che oggi, per assurdo, in base a criteri ingiusti sanciti in Molise, avvantaggiano i territori più popolosi e più estesi che non sono quelli di montagna dove notoriamente risiedono meno persone. Sciogliere consorzi provinciali o società non indispensabili consentirebbe di risparmiare in spesa pubblica con la facoltà di non tagliare sui servizi essenziali di cittadinanza e orientare parte dei fondi verso investimenti produttivi o per la manutenzione della viabilità provinciale, comunale o delle tante strade interpoderali dissestate, di cui si avverte un gran bisogno.

La fase di transizione istituzionale che stiamo attraversando vede tramontare il ventennio berlusconiano, finisce la Seconda Repubblica e si apre ad un doppio sbocco, da una parte la crisi della democrazia con una progressiva deriva autoritaria e dall’altra, quella auspicabile e per la quale ci battiamo, il ritorno alla partecipazione diretta dei cittadini all’amministrazione del bene comune perseguendo i valori della reciprocità, della coesione sociale, della solidarietà e della mutualità. Insieme possiamo uscire dalla crisi con una società in difficoltà ma più equa, accogliente, giusta, multiculturale e armoniosa. Per vincere una simile sfida non si può giocare in difesa dell’esistente, perché si è condannati a perdere, ma si deve osare, con proposte credibili di cambiamento improntate  alla giustizia sociale.☺

petraroia.michele@virgilio.it

 

                                                                                                                                                                                              

 

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