il teatrino regionale – decalogo in fausto
24 Aprile 2013 Share

il teatrino regionale – decalogo in fausto

 

Il teatrino regionale è deprimente: si costruisce un’ammucchiata indecente per vincere le elezioni, imbarcando l’Udeur di Mastella (con rispetto parlando) e tutto ciò che fa capo a Patriciello con Rialzati Molise, ma poi ci si vergogna di questi ultimi solo di giorno, proprio come quelli che vanno a puttane solo di notte; in quello che fu il partito di Di Pietro vengono elette persone che il presidente non ritiene in grado di fare gli assessori e sceglie un trombato di lungo corso per questo ruolo; gli incarichi istituzionali non bastano a soddisfare la fame di tutti e si ricorre a pseudo deleghe come contentino; e poi bisognerà sistemare, visto che già bussano alla porta, tutti i porta acqua che hanno consentito alla banda di impossessarsi della fiera del paese. Naturalmente man mano che la mangiatoia si svuoterà cominceranno a recalcitrare. Insieme ai primi rutti già si sentono anche i primi frigni di chi non ancora raggiunge la postazione.

                                                            decalogo in fausto

   la fonte sostiene e perora la ricandidatura del Fausto colletortese Tosto perché:

a) Ci ha querelati per aver osato dissentire dalle sue trovate;

b) Noi di volgare abbiamo solo il linguaggio, lui invece no;

c) Ha fatto mettere il famigerato palo in quel posto dove la gente non lo voleva;

d) Ha lasciato il lavoro per fare il sindaco a tempo pieno;

e) Prima era destrorso ed ora è mancino;

f) Se non si candida o non viene eletto un contentino regionale ci sarà comunque;

g) Non teme di essere trombato;

h) Sarkozy non è stato rieletto, mentre Napolitano sì;

i) Cane che abbaia non miagola;

l) Se lui si ritira, terra e colle va in crisi di astinenza.

 

poste zelanti

  Abbiamo un grande rispetto per i lavoratori ma non riusciamo a comprendere queste poste così strane perché spesso i nostri abbonati ricevono con molto ritardo, o non la ricevono affatto, la rivista, senza nessun rispetto per il nostro lavoro.

Hanno superato ogni limite rispedendoci indietro – come dall’immagine – la rivista inviata alla sede Rai (come se ce ne fossero decine a Campobasso!) perché a loro dire non era indicato il numero della casella postale. Non comportava meno lavoro e spese consegnarlo a destinazione?

 

 

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