Respingimenti
14 Novembre 2025
laFonteTV (4213 articles)
Share

Respingimenti

Come se il mare separandosi
svelasse un altro mare,
questo un altro, ed i tre
solo il presagio fossero
d’un infinito di mari
non visitati da rive –
il mare stesso al mare fosse riva
questo è l’eternità. (Emily Dickinson, traduzione di Margherita Guidacci)
I suggestivi versi di Emily Dickinson, poetessa e visionaria, giovane donna che ha vissuto la sua vita da reclusa nella propria casa, nel Massachusetts (U.S.A.) del XIX secolo, contrappongono la vastità dell’orizzonte marino ad una vita quotidiana mediocre e cittadina. Con grande rispetto, mi accomuna al genio poetico di questa donna soltanto – e lo sottolineo – la percezione che in queste settimane avverto. Le riflessioni che espongo nascono nei giorni in cui di mare si è parlato tanto relativamente al viaggio della Global Sumud Flotilla verso Gaza, seguita a dire il vero da altre piccole e coraggiose flotte. È il Mare Nostrum, il Mediterraneo, al centro della scena.
Qualche mese fa Filippo Maria Pontani riprendeva il tema mai sopito, e mai risolto, dell’accoglienza dei migranti. Questa volta l’orizzonte è un po’ più a est, lo stesso solcato dalla Flotilla: il “braccio di mare tra Grecia e Turchia” nei pressi dell’isola di Lesbo, “più bella ed economica” dei resort turchi, ha visto in estate l’invasione di “orde di turisti” provenienti a maggioranza proprio dalla Turchia.
Il quadro non è però completo poiché – aggiunge Pontani – essendo state bandite le organizzazioni non governative (Ong) e rese ancora più severe le punizioni per coloro che cercano di prestare soccorso a quanti/e tentano di sbarcare sulle coste dell’Europa, sia sulla terra che in acqua, si possono vedere accanto ai turisti “residui gommoni di disperati che perlopiù non arrivano: in assenza di soccorritori […] la Guardia Costiera greca effettua il pushback direttamente in mare – niente più video e immagini penose alla pubblica opinione, e se poi qualcuno cade in acqua sarà una fatalità” (Il fatto quotidiano, 17 agosto 2025).
Pushback [pronuncia: pusc-bec], il termine da cui intendo prendere spunto, è un vocabolo composto da due parti: il verbo push, spingere, e l’avverbio back che può tradurre ‘dietro’ o ‘indietro’. ‘Respingi- mento’ potrebbe esserne il corrispettivo italiano e gran parte delle azioni che attengono a tale pratica hanno purtroppo come ambientazione, quasi un set cinematografico (ironia della sorte!), proprio il mare.
Le imbarcazioni della Flotilla sono andate incontro al pushback delle autorità israeliane; quelle più disastrate di tanti/e migranti hanno fronteggiato, e continuano a farlo, il respingimento disumano e crudele da parte delle autorità portuali: in questo modo la solidarietà viene a mancare in nome di princìpi astratti e lontani da qualsiasi convenzione civile. Ciò che sembra non vediamo accadere sulle nostre coste (ita- liane) invece è consuetudine ed atteggiamento usuale su altre tratte del Mediterraneo oltreché ai confini terrestri della ‘gloriosa’(!) Fortezza Europa: barriere, recinti di filo spinato, muri sono lì a riaffermare amaramente la notte ed il disorientamento dell’umanità.
Respingere, non accogliere, rifiutare l’ingresso: queste azioni sono i segni di una civiltà che sta tradendo i propri ideali, gli stessi su cui si è fondata, che l’hanno guidata nella sua evoluzione, che le hanno consentito di maturare culturalmente, che l’hanno resa grande e nobile. Rimandare indietro altri esseri umani, e quindi condannarli ad un destino di sofferenza e di morte, non fa onore alla culla della civiltà; non ci rende degni dell’eredità di una storia che è sorta dall’ incontro di popoli e culture diverse che quel ‘mare’ – nel senso che sottolinea Emily Dickinson – ha permesso loro di costruire, sostenere e rafforzare.
Eppure non è respingendo che si può trovare la soluzione del problema: com’è noto, le migrazioni sono parte della storia umana, non hanno nazionalità o colore; i migranti di oggi esprimono le stesse esigenze di quelli di ieri, che siamo stati noi (europei, italiani) costretti a lasciare le nostre terre, ad affrontare l’incognita del viaggio, i rischi di traversate oceaniche e ostacoli alla frontiera. Quanti e quante – sì, perché tra loro le donne costituiscono una percentuale rilevante – si imbarcano su natanti improbabili e poco affidabili sono anche figli e figlie dell’ emergenza climatica che acuisce i problemi di alimentazione e nutrizione in aree sempre più vaste del nostro pianeta.
Quell’apertura di sempre nuovi orizzonti, quell’“infinito di mari” evocato dalla Dickinson vede purtroppo le sue onde infrangersi sull’asprezza di rocce insormontabili, picchi e scogliere di egoismo, crudeltà, indifferenza. ☺

laFonteTV

laFonteTV