Gareggiare onestamente
17 Novembre 2020
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Gareggiare onestamente

Il 3 novembre – ancora prossimo rispetto al momento in cui scrivo – si terranno le elezioni per la designazione del presidente degli Stati Uniti d’America. Un appuntamento importante per la nazione ed anche per gli altri Stati del mondo. L’evento, che è stato preceduto da diversi mesi di campagna elettorale tra convention locali, sondaggi e “duelli” televisivi rappresenta, com’è noto, un momento fondamentale della vita democratica degli U.S.A.

Le elezioni presidenziali, che si tengono tradizionalmente ogni quattro anni, nel mese di novembre – precisamente il martedì successivo al primo lunedì del mese! – indicheranno il capo dell’esecutivo statunitense, la persona che deciderà la politica dell’ Unione ma che influirà significativamente anche (e soprattutto!) sulle questioni internazionali.

Un appuntamento quindi interessante non soltanto per gli angloamericani, ma per tutti. La sfida sarà tra due competitor principali, affiancati rispettivamente dai candidati alla vicepresidenza, aspetto, quest’ ultimo, non secondario in quanto garanzia che la scelta popolare sarà rispettata anche in caso di eventi imprevisti: presidente e vicepresidente saranno in carica per quattro anni e l’uno sostituirà l’altro nell’eventualità di qualche impedimento!

Ma torniamo al nostro vocabolo. Competitor è un sostantivo derivato dal verbo compete [pronuncia: compìt]: come si può intuire, etimologicamente il termine viene dal latino ed è stato accolto nell’inglese dal XVII secolo. Il significato del verbo è lo stesso dell’italiano ‘competere’, vale a dire ‘concorrere in rivalità con altri’, ma nell’uso quotidiano della nostra lingua sta sempre più affermandosi il sostantivo anglofono, competitor appunto, in particolare in ambito economico. Traslato dagli U.S.A., negli ultimi decenni, anche grazie alla globalizzazione, esso viene utilizzato per indicare gli attori della concorrenza sul piano economico-commerciale. Il termine rimbalza continuamente nell’arena del mercato, sia nazionale che globale.

Concorrere, misurarsi con uno oppure più candidati è un aspetto importantissimo della convivenza democratica in ogni settore della nostra società, non soltanto a livello politico o di mercato. Porre le persone nelle condizioni di dimostrare le proprie competenze e di far valere le proprie capacità rappresenta il sale della democrazia: favoritismi, clientele, ingiustizie vengono così allontanati; quel che conta è riservare la dovuta attenzione agli obiettivi per i quali le persone sono disposte ad impegnarsi in un determinato settore. Una sana competizione dovrebbe rispondere anche al criterio ribadito dalla nostra Costituzione sui cosiddetti “capaci e meritevoli”, consentendo il corretto avvicendamento di incarichi, compiti e azioni al servizio della collettività. Utopia?

La recente prova elettorale americana – quest’anno contrassegnata anche dall’ emergenza covid 19 – ancora una volta ci riporta all’importanza della competizione ma ripropone anche l’interrogativo circa la lealtà e la trasparenza della sfida. I candidati si presentano all’elettorato e si sottopongono al giudizio di un paese che è alla ricerca di una guida: auspichiamo la scelta più consapevole ed attenta, ma le premesse – almeno per uno degli sfidanti – non sono confortanti. Il presidente uscente ha invaso la scena politica e quella mediatica ricorrendo a forme di comunicazione insolite per esponenti della politica; gli sfidanti dal canto loro spesso non sono stati in grado di mostrarsi all’altezza e di difendere le loro posizioni. Come riporta Gianrico Carofiglio in un suo recente saggio, “un’indagine del Washington Post pubblicata nell’aprile 2019 ha rivelato che Donald Trump ha formulato più di diecimila frasi inesatte, fuorvianti o semplicemente false nei prime mille giorni di mandato. Trump inoltre tenderebbe … a ripetere molte volte la stessa falsità…” (Della gentilezza e del coraggio). Come riporre fiducia in tale competitor? Quali messaggi i potenti mezzi di comunicazione veicoleranno? Quali saranno le reazioni dei cittadini americani?

In attesa del risultato, qualche altra considerazione. Gareggiare onestamente è l’aspetto basilare di qualsiasi sfida; le persone dovrebbero semplicemente rappresentare e far comprendere quali idee, progetti, volontà di azione possiedono, e farlo senza la frapposizione di barriere o impedimenti. Concorrere con quanto si ha a disposizione, senza nascondersi né mentire; ma non a tutti è riservata la possibilità di prendervi parte! “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali” ci ricorda Don Lorenzo Milani.

Il senso di una competizione sta proprio nel bandire posizioni di potere, ricatti mediatici, desiderio di prevaricazione, tutti elementi che contribuiscono a svilirne il senso. Consapevolezza e percezione dei propri limiti è quello che Carofiglio auspica per chi voglia intraprendere la carriera politica, richiamando una massima di Confucio: “La vera conoscenza sta nel conoscere l’estensione della propria ignoranza”.☺

 

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