Fiore di carta rigida
L’acanto è una pianta perenne cespugliosa della famiglia delle Acantacee originaria delle zone mediterranee. Nella flora spontanea italiana sono presenti due specie: Acanto comune (Acanthus mollis) e Acanto spinoso (Acanthus spinosus).
Il nome deriva dal greco ákanthos, a sua volta derivato da aké, “punta”, per via delle estremità appuntite, che in realtà sono presenti solo nelle foglie della specie spinosa.
L’acanto è una pianta tipica delle regioni costiere che popola facilmente gli angoli ombrosi. Diffusa allo stato spontaneo nelle zone meridionali, è coltivata nei giardini come pianta ornamentale per l’eleganza dei grandi fiori bianchi, riuniti a formare lunghe spighe e venati di porpora nei mesi di luglio e agosto, e delle grandi foglie, profondamente incise, di colore verde scuro e lucenti.
Nella mitologia greca Acanto era il nome di una ninfa amata da Apollo. Acanto non ricambiava l’amore del dio del sole, che, offeso, tentò di rapirla ricevendo in cambio dei graffi sul volto. Per questo affronto Apollo la tramutò in una pianta spinosa, adatta all’ombra ma bisognosa comunque del sole per vivere. Un’altra leggenda greca narra che sulla tomba di una fanciulla corinzia morta precocemente era cresciuto dell’acanto e Callimaco, uno scultore del V sec., passando da quelle parti vide le foglie nate sul sepolcro quasi a simboleggiare l’immortalità della fanciulla. Sembra che la visione ispirò allo scultore l’idea del capitello corinzio. Probabilmente l’acanto dello stile corinzio era quello spinoso. Le foglie di acanto furono così adottate dalla primitiva architettura cristiana e poi medievale per simboleggiare la Resurrezione. Ma fu il Rinascimento a vedere una vera e propria esplosione di foglie di acanto, che finì per apparire anche su gioielli, cammei, carta da parati e bordure.
I medici dell’antichità consigliavano l’infuso di questa pianta per numerosi usi, che si sono estesi in tutta l’area mediterranea e fino alla Cina. Per esempio, il sale presente nelle sue foglie ha proprietà conservanti, e per questo gli alimenti venivano avvolti nelle sue grandi foglie. La pianta era utilizzata anche localmente per disturbi della pelle, infezioni batteriche e fungine, ustioni. Sempre localmente era usata come antibiotico naturale, antinfiammatorio, antidolorifico. In India e nel sud-est asiatico è stata impiegata per secoli come antidoto ai morsi dei vari serpenti velenosi. Dioscoride e Plinio la reputavano diuretica, efficace contro le irritazioni viscerali e utile perfino come rimedio preventivo della tubercolosi polmonare. Sembra tuttavia che nel Medioevo sia stata completamente dimenticata. Attualmente sono in corso varie ricerche sul suo uso storico; ma in particolare sono oggetto di indagine le sue capacità antiossidanti e antitumorali.
Nel linguaggio dei fiori l’acanto, per la sua eleganza, simboleggia le belle arti, ma ha un suo posto anche in letteratura. Questa la prima strofa della poesia Fior d’acanto che Giovanni Pascoli gli dedica nella raccolta Myricae, descrivendone la bellezza a cui si accennava sopra:
Fiore di carta rigida, dentato
petali di fini aghi, che snello
sorgi dal cespo, come un serpe alato
da un capitello.☺
