la bottega dei corpi perfetti  di Gaetano Jacobucci
4 Ottobre 2013 Share

la bottega dei corpi perfetti di Gaetano Jacobucci

 

I disegnatori, che sono stati svelati dalle botteghe di Oratino nel periodo tardo barocco, ci inducono a mettere in visione il disegno come strumento di pensiero e riflessione sulla realtà del mondo sensibile. “La parola “disegno” si applica (già per Ghiberti) sia al “primo pensiero” immateriale nella mente dell’artista sia alla sua traduzione sulla carta con le tecniche del mestiere: ed è nel rapporto tra l’uno e l’altro aspetto che si gioca lo status dell’arte pittorica” (cfr S. Settis, in Rebubblica – mostre, 3 sett. 2013). Considerando la scultura non come scienza ma come arte meccanica, perché genera sudore e fatica corporale, la scienza della pittura resta invece  maggiore fatica di mente. La pittura è una professione di principio nella radicale assenza di ogni confine tra arte e scienza. Le varie tipologie di disegni: studi di figure, studi di anatomie, disegni botanici, di armi, mirano ad un'unica direzione: la disciplina dello sguardo e della mano.

Lo studio delle ombre

Nello studio delle luci e delle ombre si coglie, nei maestri delle botteghe di Oratino, la libertà della mano di artisti ben avviati, sapientemente guidati dalla libertà del tratto, che colgono la potenzialità anatomica ma anche la libertà dell’immersione nella luce che dà rilievo allo spirito nel quale la figura è tuffata. Sperimentano, gli oratinesi, il corpo ombroso, l’ombra derivata, luce e tenebra, colore, corpo, figura, movimento e quiete comprensibili con la mente attraverso il segno manuale. I disegni vanno letti come segni di ricerca intrecciati ad assidue letture dei classici latini e greci. Nel tradurre la realtà osservata, l’occhio fa da filtro all’esperienza della ma- teria. Leonardo da Vinci così descriveva il disegno: “Il principio della scienza della pittura è il punto, il secondo è la linea, il terzo la superficie, il quarto il corpo che si veste di tal superficie” (S. Settis). Il gesto del disegnare e i suoi risultati sono una procedura cognitiva, una sorta di “pensiero non verbale” che talvolta sfocia in traguardo progettuale come nei bozzetti di decorazioni di soffitti, scaloni, sale di vario genere, spaziando in illusioni che proiettano lo sguardo all’infinito.

Veri maestri

Le botteghe di Oratino sono dei centri di largo respiro culturale, dove disegni sulla luce, l’ombra e la proiezione ricalcano gli antichi. Tutta l’arte cade sotto il disegno, tutto il disegno si incarna nell’antico. Incarnare l’interiorità quale idea del formarsi del pensiero accolto nella mente e nella visione ottica e proiettarla dal piano intellettuale su fogli decimali, segni a squadra, punti che si susseguono come sinfonia parlante di mani leggere che hanno la delicatezza di sfiorare fogli rossicci o pergamene paglierine. La sanguigna verga di sfumature, chiaroscuri evanescenti di una leggiadra trama di racconti, miti, scene agresti, fatica e riposo di stagioni in stagioni ritmando il tempo nel serpeggiare di sfondi pastorali o tavole botaniche su un modello sempre presente. La linea si erge, si drizza, si torce in un verso o nell’altro modellando panneggi o torsi ruvidi, formose fanciulle, apollinei corpi di dei, che sembrano sgorgati dall’Iliade o dall’Odissea, poesia che narra gesta di eroi e di dei. Posso considerare la passione di oggi a riandare a quel passato, evocandolo come una sorta di trasfigurazione che aleggia nella fantasia dell’immagine di corpi che alitano, gravitano leggeri in uno spazio atemporale chiamato: “Cielo sopra Oratino”, dove la danza si trasforma nel riscatto interiore di un’anima, attraversata dalla nostalgia del tempo, che si è fermata in quelle centinaia di bozzetti, animati dalla passione della figura che non abbandona la proiezione della pittura.☺

gaetano.jacobucci@virgilio.it

 

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