Il Molise che vorrei
3 Giugno 2015 Share

Il Molise che vorrei

Sogno una regione nella quale poter promuovere un nuovo patto sociale, dove le battaglie per il bene comune riguardino tutti e non vengano accostate né piegate ad interessi privatistici. Quello che stiamo attraversando è un periodo costituente che presenta, né più né meno, le caratteristiche tipiche delle grandi fasi rivoluzionarie: la forbice tra ricchi e poveri si dilata senza soluzione di continuità, cresce forte tra i cittadini la voglia di rifondare una società più attenta agli ultimi, all’ambiente, ai diritti. Di contro, come sempre è accaduto in passato, al sentimento progressista diffuso corrisponde un più forte, ma anche più celato, fronte restauratore, con armi sempre più affinate e con la propaganda massiva tipica dei regimi liberticidi. È in questi momenti che si vede di che pasta è fatto un popolo. Dinnanzi al ricatto delle lobbies, “facciamo girare l’economia (qualche posto di lavoro) a patto che rinunciate ai vostri diritti”, occorre una risposta comune, coesa e consapevole, che non lasci indietro nessuno e superi quell’atteggiamento tipico degli ignavi, quel “si salvi chi può e se qualcuno non potrà non sarà per colpa mia”. Trovo però altrettanto pericoloso agitare gli stendardi dell’esercito dei dimenticati per mandare “tutti a casa”, se in assenza di un’alternativa chiara, condivisa e credibile. Eppure gli strumenti per costruire insieme una società migliore ci sono, ci vuole solo più fatica rispetto a quella profusa nel disfare tutto.

Il Molise che vorrei è una regione nella quale più che trincerarsi in schieramenti immobili ci si confrontasse sulle idee, su visioni d’insieme da costruire passo passo. E questo è un tipo di percorso che non possiamo più aspettarci dalla politica, intrappolata com’è nella ricerca spasmodica del consenso, tanto delle “masse” con messaggi populistici e vuoti, tanto dei “poteri forti”, a cui importa l’appalto qui ed ora, più della visione lungimirante. C’è solo un modo per far sì che le idee vincano sul clientelismo: bisogna tornare a confrontarsi e ciascuno deve assolvere al proprio dovere, con serietà e trasparenza. Ma se aspettiamo che ciò ci venga calato dall’alto rischiamo la fine di quel soldato di prima linea che, morendo per la patria, rivolge lo sguardo all’indietro e scopre che, mentre lui e i suoi simili (i nemici) versano il sangue in nome di ideali che non appartengono loro, i generali si stanno accordando per ben meno nobili spartizioni di potere. A chi spetta allora questa rivoluzione?

Ho sempre pensato che la democraticità di un sistema e la forza di un popolo si misurassero col livello d’informazione di quest’ultimo. Più i cittadini sono consapevoli dei problemi e delle possibili soluzioni, meglio possono valutare le ricette offerte loro dagli aspiranti governanti prima, e controllarne gli sviluppi poi. Negli ultimi tempi sta montando la discussione circa la nuova legge regionale sull’editoria, pur non essendo ancora disponibile il testo definitivo. Finché non ce l’avremo davanti, eviteremo d’inserirci nella bagarre dialettica. Ci limitiamo a sottolineare come il sostegno pubblico all’editoria sia fatto di luci ed ombre, così come quello alla politica. Se è vero che una democrazia necessita di pluralismo, e che per perseguirlo bisogna permettere a chiunque di apportare il proprio contributo, è altrettanto vero che nella prassi certi aiuti si sono tradotti in rapporti fiduciari tra elargitori di denaro e beneficiari. Abbiamo già dimenticato l’inchiesta sul sistema Molise?

In assenza di contributi – direte – l’informazione resterebbe appannaggio di pochi. Non è esattamente così. Anche in questo settore, possiamo decidere se elemosinare l’aiuto di chi dobbiamo controllare o ragionare da cittadini europei. Europa Creativa è un programma quadro di sostegno ai settori della cultura e dei media, che predilige la diffusione di informazione e scambio di idee a livello transnazionale. Annoverato tra i finanziamenti di tipo diretto dell’Ue – assegnati cioè dalla Commissione a chi offra soluzioni d’interesse comune e indipendentemente da specifici bandi regionali – è stato potenziato di poco meno del dieci percento, così come auspicato dal presidente Juncker. Si rivolge a privati ed ONG che abbiano a cuore la diffusione di cultura e “buone pratiche” nei territori dell’Unione. Cosa c’entra col Molise? Due esempi su tutti: le trivellazioni e l’Euroregione. Come saprete, con il famigerato Sblocca Italia il governo Renzi ha bypassato gli interessi e lo stesso parere delle comunità locali per quanto concerne il tema dell’energia, riportandolo nell’alveo di strategie d’interesse nazionale. In altre parole, ha dato un passe-partout alle compagnie petrolifere per ispezionare il sottosuolo peninsulare e marittimo alla ricerca dell’oro nero, con buona pace dell’ambiente, delle vocazioni turistiche delle aree interessate, dei rischi idrogeologici in un Paese che in quanto a calamità non è secondo a nessuno.

La fonte ha sposato la campagna No Ombrina, promossa dalle associazioni abruzzesi ed appoggiato da amministratori, clero e cittadini, contro il nulla osta ai nuovi pozzi (per quanto ci riguarda direttamente, se ne potrebbero prevedere quattro in mare ed uno nell’entroterra molisano). Ma la sola protesta a poco serve, se i nostri dirimpettai croati stanno promuovendo la stessa politica energetica, facendo orecchie da mercante rispetto agli obiettivi professati e perseguiti in così tante direttive europee che mi occorrerebbe un intero articolo per citarle tutte. Sarebbe auspicabile invece che la battaglia contro i combustibili fossili e a favore delle rinnovabili venisse portata avanti di concerto con i nostri “concittadini” dell’altra sponda. E proprio nell’ottica d’intensificare il dialogo e lo scambio d’idee tra cittadini che condividono un destino ed un mare comuni, è quanto mai necessario riprendere le redini dell’Euroregione Adriatico Ionica, che a breve spegnerà le dieci candeline, ma che è ancora sconosciuta ai più e insabbiata in incontri scarsamente proficui tra rappresentanti istituzionali, che si fanno un inchino di tanto in tanto senza voler mai discutere di quale futuro dare alla grande regione. Tra gli obiettivi di Europa Creativa c’è la promozione di festival ed iniziative culturali, che gioverebbero alla nostra terra, in termini di turismo ed impatti occupazionali, in maniera decisamente più incisiva di un pozzo petrolifero. In queste ore, così come auspicato dal nostro giornale, si stanno intensificando i contatti tra i Paesi euro-adriatici al fine di promuovere iniziative comuni, creando un ponte culturale tra le rassegne cinematografiche ed artistiche già presenti nei territori. Molise Cinema e il Festival Internazionale del Cinema di Durazzo sono due tra gli esempi virtuosi.

Il punto è: vogliamo assecondare gli interessi privati, dei pochi e nel breve periodo (che nel lungo vengono pagati dall’intera collettività), o promuovere un nuovo tipo di economia più inclusiva, rispettosa dell’ambiente e potenzialmente inesauribile? Il Molise che vorrei somiglia più al sogno di un’Europa dei territori, che lanci ai suoi giovani la scommessa di una rivoluzione culturale possibile. Nel Molise che vorrei, a questo pezzo seguirebbero numerose e-mail di ragazzi pronti a tornare in regione per realizzare progetti finora rinchiusi in un cassetto. Se vorrete segnalarcene, saremo ben lieti di discuterli con voi e col pubblico.☺

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