A giulia D’ambrosio
5 Maggio 2015
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A giulia D’ambrosio

La mia canzone per un’amica si chiamerebbe Giulia.

Mi è scivolata nel fiume in un bel giorno di primavera e, per quanto ora io raccolga ricordi di lei e di noi per ogni dove, so che non la abbraccerò più ed è un grande dolore.

Giulia mi ha scelto col suo sguardo vivido di curiosità e caldo di umanità e per me è stato naturale affidarmi a lei come alla sorella che non ho e avrei voluto.

In apparenza tra noi nulla in comune, né l’anagrafe né la formazione né i trascorsi di vita; lei bionda e capace di dominare la scena, io mora e più votata al retro sipario.

Ma affinità è comunicarsi l’essenziale, e l’essenziale è invisibile agli occhi.

Io e Giulia ci siamo comunicate l’essenziale.

Da lei ho imparato l’intelligenza libera e informale, ma sempre garbata; ho imparato la voglia di conoscere e andare a fondo e il discorso intrigante, mai scontato; ho imparato il valore dell’onestà e della tenacia, e il sorriso che indulge alla comprensione di tutto e di tutti, purché non vi siano sottesi di malevolenza e invidia; da lei ho imparato l’infinta tenerezza con cui trattava i suoi cari, anche dopo averli severamente redarguiti.

Mi chiamava “farfallina”, mi scrutava a fondo negli occhi, mi carezzava la guancia con la sua mano soave e candida e allora, le tante volte di allora, ho sentito di potermi librare come un’aquila reale.

A te il nostro grazie Giulia, che de la fonte sei stata e sempre resterai acqua sorgiva.

Luciana Zingaro

 

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