All’ombra del tempio
31 Gennaio 2014
0 comments
Share

All’ombra del tempio

Quando Gesù vide una vedova gettare due spiccioli in uno degli enormi imbuti posti nel tempio per le offerte che finivano poi nel tesoro (Mc 12,41-44), vedendo anche molti ricchi che ostentavano il gesto dell’offerta, sottolineò che quella povera donna aveva dato più di tutti gli altri perché aveva messo tutto ciò che aveva per vivere in quella giornata. Non si tratta di un elogio della vedova, ma di una critica feroce ai gestori del tempio, che obbligavano alla tassa sia i ricchi che i poveri. Non a caso subito dopo (13,1-2) parla della fine del tempio, ammirato anche dai suoi discepoli, dicendo che di esso non sarebbe rimasta pietra su pietra che non fosse stata diroccata.

Il tempio di Gerusalemme (come tutti i templi dell’antichità e non solo) non era soltanto un luogo di culto, ma un centro di interessi economici enormi, in quanto la necessità di fare sacrifici quotidiani e di mantenere gli specialisti del culto, cioè i sacerdoti e i leviti, che gravitavano tutti intorno all’unico tempio della religione ebraica (in Egitto c’era un altro tempio ma era di un gruppo di dissidenti), faceva sì che affluisse un grande gettito di denaro, reso obbligatorio dalla tassa introdotta all’epoca degli Asmonei (I secolo a.C.). La quantità di denaro e di metalli preziosi era tale che, se da un lato era soggetto ad attacchi armati, dall’altro, soprattutto con Erode il Grande, è diventato un monumento all’opulenza e alla ricchezza che conteneva, per la sua magnificenza architettonica sottolineata anche dai discepoli di Gesù. Essendo quindi ben protetto e ricevendo continuamente offerte anche da fuori l’impero, come da Babilonia, dove c’era una grande comunità giudaica, accumulando così valute estere molto forti, era diventato luogo di deposito anche per i privati e per piccoli stati del Medio Oriente antico.

Secondo uno studioso (H. Stegemann), anche per i privilegi accordati dai Romani, il tempio di Gerusalemme “era considerato la banca più sicura di tutto il Medio Oriente e beneficiava nelle transazioni di capitali una considerazione simile a quella di cui gode, oggi a livello mondiale, la Svizzera o, a livello regionale, il Lussemburgo. Anche molti stranieri, mercanti e politici, vi avevano i loro depositi, la qual cosa rappresentava per la banca del tempio un mercato molto lucroso a causa delle imposte sui depositi”. Comprendiamo perché Giovanni il Battista ha scelto di stare nel deserto e ha proposto, come rito di perdono dei peccati, un semplice bagno rituale, anziché un costoso sacrificio che legava poi permanentemente con una tassa il fedele al tempio. E comprendiamo anche perché Gesù quando è andato al tempio, ha compiuto l’unico gesto violento di cui parlano i vangeli, cacciando con delle scudisciate i cambiavalute e i venditori di animali per i sacrifici dicendo che, se nell’intenzione della Legge di Mosè il tempio doveva essere una casa di preghiera, i detentori del culto l’avevano trasformato in una spelonca di ladri (Mc 11,15-18). Ed è proprio questa la goccia che farà traboccare il vaso dell’ostilità dei capi che decideranno di arrestare Gesù che aveva un curriculum di tutto rispetto per essere candidato alla morte: era discepolo di Giovanni che già criticò il tempio con la sua scelta e aveva pagato con la vita la sua coerenza; aveva scelto di accogliere i disadattati e coloro che non portavano benefici al tempio e alla classe dominante, ma erano solo un peso per la società, delle “vite di scarto”; predicava l’amore dei nemici e la necessità di riconciliarsi prima di fare offerte al tempio (Mt 5,23-24); criticava quelle regole che anteponevano la tassa al tempio al dovere verso i genitori anziani e indigenti (Mc 7,8-13); evadeva letteralmente la tassa del tempio e insegnava ai discepoli a fare altrettanto (Mt 17,24-27) e infine ha accusato collettivamente la classe sacerdotale di latrocinio.

Riflettendo sul ruolo del tempio di Gerusalemme nell’antichità, come centro di interessi economici enormi e guardando a come Gesù si è comportato nei suoi confronti, diventa tragicamente ironico quello che è successo nella storia della chiesa, quando i gestori del sacro hanno brigato per ottenere privilegi e poteri, fino ad ottenere uno stato intero, basandosi anche su documenti falsi (come la donazione di Costantino), hanno usato gli eserciti per difendere il potere temporale dei papi; i vescovi avevano la funzione dei vassalli ed erano principi elettori del Sacro (sic!) Romano Impero; persino in Molise i vescovi avevano il titolo di barone. Per non parlare di quanto successo dopo la fine dello stato pontificio quando, con la connivenza degli stati occidentali e la crescita esponenziale del potere della finanza mondiale che si basa sull’unico articolo di fede che è: “il profitto prima di tutto”, uccidendo fisicamente e socialmente, in tal modo, miliardi di persone con regole diaboliche, la nostra Santa (sic!) Sede si è dotata di una banca dal titolo accattivante e ipocrita: Istituto per le Opere di Religione (per gli amici IOR). Soprattutto negli ultimi quarant’anni, anche con l’avallo di papi santi e venerabili all’ombra del cupolone si sono commessi crimini e si sono lavati non anime peccatrici ma soldi sporchi.

Oggi abbiamo un papa che si ispira a un santo che con le scelte di vita ha dato delle scudisciate ai sacri poteri come Gesù. Il superamento dei loschi affari fatti in nome di Dio più che l’abolizione dei titoli onorifici sarà il banco di prova per dimostrare che finalmente, come chiesa, stiamo ritornando al vangelo, non dimenticando che proprio la critica ai poteri forti della finanza di allora ha portato Gesù alla morte. ☺

eoc

eoc