Amore patologico
31 Marzo 2015
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Amore patologico

In occasione della festa passata che celebrava la donna, mi sembra doveroso ricordare, soprattutto in considerazione delle continue tragedie che accadono, purtroppo sempre più spesso, e che riguardano nella maggior parte dei casi le donne, cosa sia l’amore e quando questo si trasforma in forme patologiche di dipendenza o psicopatologie.

Platone narra nel Simposio la nascita di Eros (dio dell’amore) nel giorno della nascita di Afrodite (dea della bellezza) e già dal concepimento emergono contraddizioni, imbrogli e ambiguità: durante una festa organizzata da Zeus, Poenia (dea della povertà) approfittando dello stato alcolico di Poros (dio della ricchezza e dell’ingegno) giace con lui e concepisce Eros. Ecco quindi Amore-Eros, figlio di un inganno, figlio di ricchezza e povertà; chi ama si sente ricco, ma allo stesso tempo è povero perché non solo può soffrire della mancanza dell’altro ma anche solo del timore di perderlo.

Non vorrei cadere in banali definizioni su cosa sia l’amore e su come esso si declina, anche perché credo che la parola amore sia un contenitore che ognuno riempie in base al proprio vissuto interno; mi soffermo però su ciò che sicuramente non è amore, e quindi quelle forme patologiche che molto spesso portano a comportamenti deviati.

Primo tra tutti la personalità narcisista: il soggetto con questo disturbo ha un senso grandioso del sé e della propria importanza, è occupato da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza o amore ideale; crede di essere “speciale” e unico, e di poter essere capito solo da persone speciali; è eccessivamente preoccupato da ricercare vicinanza ed essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto, desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore, ha un forte sentimento dei propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui debbano soddisfare le sue aspettative, approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso. Una personalità di questo genere è carente di empatia, non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri, prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui, ha modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo sia). In genere il narcisista è una persona che si lega ad un partner che lo venera e che rinforza il suo narcisismo; completamente concentrato su se stesso non riconoscendo l’importanza dell’ altro, molto spesso genera relazioni in cui è il partner che richiede aiuto e sostegno psicologico poiché nonostante  nella sua vita non manchi nulla all’apparenza, in sostanza è il deserto.

Altre forme patologiche di amore sono la gelosia ossessiva e il delirio di Otello: la persona affetta da gelosia ossessiva è sempre logorato dal dubbio circa l’infedeltà del proprio coniuge, mette spesso in atto comportamenti di controllo (cellulare, vestiti, biancheria etc.) ed interrogatori, è assolutamente consapevole di essere esagerato, ma non riesce a risolvere il dubbio che lo uccide, vive con grande sofferenza la sua condizione ma non può  fare diversamente. Il delirio di Otello invece, o delirio di gelosia, si distingue dalla gelosia ossessiva perché in questo caso il soggetto è assolutamente certo del tradimento del partner, è alla continua ricerca delle prove che ritiene  esistenti, cerca di strappare la confessione a tutti i costi anche con minacce e violenze, vive l’ammissione del tradimento da parte del compagno/a come una forma di medicina, come se solo la confessione potesse guarire il suo malessere. In questo caso il rischio di commettere violenza è molto elevato.

Spesso la gelosia ossessiva e il delirio di gelosia possono condurre a commettere reati come lo stalking. Per stalking si intendono tutti gli atti persecutori che vedono vittima un terza persona e costituisce reato (art. 612 bis codice penale). Esistono tanti tipi di stalker, il corteggiatore imbranato, un ex risentito, il bisognoso di affetto, il respinto ed il predatore, tutti però incutono ansia e paura alla vittima e portano a modificare la quotidianità; in altri termini lo stalking è una forma di agguato mentale in cui l’aggressore ripetutamente, inavvertitamente e violentemente irrompe nella vita della vittima con la quale non ha relazioni di sorta.

Questa carrellata di forme di amore patologico permette di rendere un idea su cosa effettivamente non sia amare; in realtà mi sono concentrata molto sui comportamenti messi in atto dal “carnefice” senza però valutare l’altra parte della relazione, ovvero la vittima che molte volte è realmente tale mentre altre volte è anch’essa causa e mantenimento della forma patologica di amore.

Nel prossimo numero mi riprometto di trattare la dipendenza affettiva che rispetto alle precedenti patologie prevede un coinvolgimento della vittima nella relazione di coppia, dalla quale, sebbene nociva e pericolosa, non riesce ad uscire. ☺

*Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

 

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