“Giovani non si nasce, si diventa” afferma un mio amico 90enne col quale mi congratulavo per la sua giovanilità e capacità di coniugare antico e nuovo senza farsi spaventare dalle novità. S’intonano con la sua passione di futuro le proposte di lettura che mi suggerisce. Di recente mi ha inviato un libretto che ho trovato agevole, poetico e spiazzante, il pamphlet dell’ultraottantenne filosofo francese Michel Serres: Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi rivoluzionano il sapere (Bollati Boringhieri).
Le tecnologie digitali hanno provocato nei ragazzi delle nuove generazioni, (chiamati affettuosamente Pollicini per la loro capacità a scrivere messaggi con movimenti fulminei delle dita) un mutamento antropologico, riplasmando le loro facoltà cognitive e dislocando altrimenti il sapere che non è più remoto, scosceso, respingente, ma a portata di… mano e senza mediazione, “fuori dalla nostra testa”, in quanto tutto è memorizzato, archiviato e surrogato dai dispositivi digitali connessi alla rete. E Serres incarna questo trapasso nella leggenda di San Dionigi, il vescovo decapitato a metà strada dalla collina di Montmartre, che si alza, raccoglie la testa e, tenendola in mano, continua a salire la china. Proprio come un tablet che rende tutto accessibile e fruibile in qualsiasi momento alleggerendo la fatica di memorizzare e di acquisire il Sapere che sta lì, sempre disponibile come una testa mozzata.
I grandi mediatori – in primis il sistema scolastico, ma anche la politica, la società ecc. – devono “stare nel cambiamento” senza stagnare nelle loro rigidità, gerarchie concettuali e abitudini consolidate. È necessario, pertanto, ripensare radicalmente il loro approccio con i ragazzi senza essere eccessivamente preoccupati dai pericoli della “fascinazione tecnologica” che forse libera dal bisogno di apprendere, ma anche dal nozionismo, esaltando il pensiero inventivo, creativo e la capacità di interpretazione .
Il mondo non sarà più un posto per vecchi, quindi anche noi, non nativi digitali, dobbiamo apprendere se vogliamo stare al passo con i tempi. Tutti siamo apprendisti erranti, sempre migranti. J
“Giovani non si nasce, si diventa” afferma un mio amico 90enne col quale mi congratulavo per la sua giovanilità e capacità di coniugare antico e nuovo senza farsi spaventare dalle novità. S’intonano con la sua passione di futuro le proposte di lettura che mi suggerisce. Di recente mi ha inviato un libretto che ho trovato agevole, poetico e spiazzante, il pamphlet dell’ultraottantenne filosofo francese Michel Serres: Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi rivoluzionano il sapere (Bollati Boringhieri).
Le tecnologie digitali hanno provocato nei ragazzi delle nuove generazioni, (chiamati affettuosamente Pollicini per la loro capacità a scrivere messaggi con movimenti fulminei delle dita) un mutamento antropologico, riplasmando le loro facoltà cognitive e dislocando altrimenti il sapere che non è più remoto, scosceso, respingente, ma a portata di… mano e senza mediazione, “fuori dalla nostra testa”, in quanto tutto è memorizzato, archiviato e surrogato dai dispositivi digitali connessi alla rete. E Serres incarna questo trapasso nella leggenda di San Dionigi, il vescovo decapitato a metà strada dalla collina di Montmartre, che si alza, raccoglie la testa e, tenendola in mano, continua a salire la china. Proprio come un tablet che rende tutto accessibile e fruibile in qualsiasi momento alleggerendo la fatica di memorizzare e di acquisire il Sapere che sta lì, sempre disponibile come una testa mozzata.
I grandi mediatori – in primis il sistema scolastico, ma anche la politica, la società ecc. – devono “stare nel cambiamento” senza stagnare nelle loro rigidità, gerarchie concettuali e abitudini consolidate. È necessario, pertanto, ripensare radicalmente il loro approccio con i ragazzi senza essere eccessivamente preoccupati dai pericoli della “fascinazione tecnologica” che forse libera dal bisogno di apprendere, ma anche dal nozionismo, esaltando il pensiero inventivo, creativo e la capacità di interpretazione .
Il mondo non sarà più un posto per vecchi, quindi anche noi, non nativi digitali, dobbiamo apprendere se vogliamo stare al passo con i tempi. Tutti siamo apprendisti erranti, sempre migranti. J
Le tecnologie digitali hanno provocato nei ragazzi delle nuove generazioni, (chiamati affettuosamente Pollicini per la loro capacità a scrivere messaggi con movimenti fulminei delle dita) un mutamento antropologico, riplasmando le loro facoltà cognitive e dislocando altrimenti il sapere che non è più remoto, ma a portata di… mano e senza mediazione, “fuori dalla nostra testa”
“Giovani non si nasce, si diventa” afferma un mio amico 90enne col quale mi congratulavo per la sua giovanilità e capacità di coniugare antico e nuovo senza farsi spaventare dalle novità. S’intonano con la sua passione di futuro le proposte di lettura che mi suggerisce. Di recente mi ha inviato un libretto che ho trovato agevole, poetico e spiazzante, il pamphlet dell’ultraottantenne filosofo francese Michel Serres: Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi rivoluzionano il sapere (Bollati Boringhieri).
Le tecnologie digitali hanno provocato nei ragazzi delle nuove generazioni, (chiamati affettuosamente Pollicini per la loro capacità a scrivere messaggi con movimenti fulminei delle dita) un mutamento antropologico, riplasmando le loro facoltà cognitive e dislocando altrimenti il sapere che non è più remoto, scosceso, respingente, ma a portata di… mano e senza mediazione, “fuori dalla nostra testa”, in quanto tutto è memorizzato, archiviato e surrogato dai dispositivi digitali connessi alla rete. E Serres incarna questo trapasso nella leggenda di San Dionigi, il vescovo decapitato a metà strada dalla collina di Montmartre, che si alza, raccoglie la testa e, tenendola in mano, continua a salire la china. Proprio come un tablet che rende tutto accessibile e fruibile in qualsiasi momento alleggerendo la fatica di memorizzare e di acquisire il Sapere che sta lì, sempre disponibile come una testa mozzata.
I grandi mediatori – in primis il sistema scolastico, ma anche la politica, la società ecc. – devono “stare nel cambiamento” senza stagnare nelle loro rigidità, gerarchie concettuali e abitudini consolidate. È necessario, pertanto, ripensare radicalmente il loro approccio con i ragazzi senza essere eccessivamente preoccupati dai pericoli della “fascinazione tecnologica” che forse libera dal bisogno di apprendere, ma anche dal nozionismo, esaltando il pensiero inventivo, creativo e la capacità di interpretazione .
Il mondo non sarà più un posto per vecchi, quindi anche noi, non nativi digitali, dobbiamo apprendere se vogliamo stare al passo con i tempi. Tutti siamo apprendisti erranti, sempre migranti. J
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