Bernini e gli anni bui
12 Settembre 2021
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Bernini e gli anni bui

Urbano VIII, papa di casa Barberini, nomina Gian Lorenzo Bernini architetto della Fabbrica di San Pietro, a ridosso della morte di Carlo Maderno (Capolago, 1556 – Roma, 1629). Agli inizi del secolo il pontefice Paolo V aveva affidato il compito di erigere le due torri campanarie della basilica di San Pietro. L’operazione si era presentata più problematica del previsto: il terreno era instabile a causa di falde acquifere sotterranee, complicando le fondamenta. Così né il committente morto nel 1621, né l’architetto scomparso otto anni più tardi, erano riusciti a vedere la conclusione dell’opera, che passò nelle mani del Bernini con la nomina ai vertici della Fabbrica. L’incarico gli venne affidato ufficialmente nel 1638.

Maderno era riuscito ad edificare le due strutture fino alla quota dell’attico della facciata, e da qui il nuovo architetto riprese l’opera, senza limitarsi a supervisionare la prosecuzione dei lavori secondo il programma del predecessore. Su richiesta di Papa Urbano VIII, Bernini ripensò i campanili progettandoli più elaborati e soprattutto più alti (si sarebbero dovuti elevare per altri 65 metri oltre l’attico del Maderno). Per la festività dei santi Pietro e Paolo del 1641 fu terminata la torre campanaria meridionale con una copertura provvisoria in legno. Subito dopo i festeggiamenti Urbano VIII, insoddisfatto di quanto realizzato, inaspettatamente fece demolire la piramide lignea e il terzo ordine del campanile. Fu un colpo durissimo per Bernini e, come se non bastasse, di lì a breve fecero la comparsa crepe preoccupanti sulla facciata della Basilica. Circolavano voci sul peso eccessivo del campanile berniniano e che i presunti danni strutturali all’intero edificio fossero causati da questo. L’anno successivo i lavori vennero ufficialmente interrotti. La studiosa Sarah McPhee, nel suo studio Bernini and the bell towers: Architecture and Politics at the Vatican, afferma che le difficoltà finanziarie dello stato pontificio, riconducibili alla guerra di Castro, intrapresa da Urbano VIII, avessero influito  sulla decisione del papa di riaprire il cantiere, ben più dei dubbi sulle capacità di Bernini come architetto.

Nel 1644 con la morte di Papa Barberini, instancabile committente e che aveva reso l’artista il principale interprete del suo pontificato, il prestigio s’incrinò. Alla scomparsa di Urbano VIII seguì l’elezione di Giovan Battista Pamphilj, che regnò con il nome di Innocenzo X. Il nuovo pontefice manifestò da subito disapprovazione nei confronti dell’operato del predecessore, in particolare per la disinvolta gestione delle finanze e l’evidente avversione al casato Barberini. In tale mutamento di scenario il rapporto ventennale di privilegiato prestigio, che aveva legato Bernini a Urbano VIII, si rivelò per l’artista un significativo ostacolo nelle relazioni con il neoeletto pontefice, almeno nei primi anni. E fu proprio per volontà di Innocenzo X, che nel 1646 la torre campanaria fu abbattuta, i lavori abbandonati e i beni dell’artista sequestrati a garanzia di eventuali danni alla Basilica.☺

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