Campioni di che?
12 Ottobre 2021
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Campioni di che?

Riprendo un bell’articolo del prof. Paolo Pileri su Altreconomia, che mi è sembrato scritto apposta per noi e la nostra piccola regione.

In questi mesi estivi siamo stati sommersi dalla retorica del “quanto siamo bravi noi italiani, campioni di tutto”. E senza nulla togliere ai nostri bravissimi atleti, che ci hanno effettivamente resi orgogliosi e felici, resta l’amaro in bocca se ci fermiamo un attimo a ripercorrere l’elenco infinito di incendi e devastazioni varie che hanno scandito i nostri Tg regionali. Siamo stati campioni anche in questo, e non c’è da andarne fieri.

Lo stato di abbandono che non risparmia neanche i nostri siti archeologici e turistici, al netto dell’esaltazione indiscriminata delle bellezze del Molise, unito alla delinquenza di chi ha appiccato gli incendi (quasi sempre dolosi), ha causato danni gravissimi. Credo che nessuno di noi abbia dimenticato le immagini terribili del deserto nero che ha sostituito la pineta di Campomarino, e tante altre aree verdi.

L’Italia non ha sufficiente cultura ecologica, scrive Pileri, e non si può che dargli ragione: basti pensare al Ministro della Transizione (Finzione) Ecologica che inneggia al nucleare per restare basiti e infuriati.

Ma certo qui in Molise questa cultura sembra del tutto assente, e con lei l’attenzione al suolo, al suo consumo che diventa uso dissennato. Sappiamo bene quante richieste per installazioni di pale eoliche gigantesche e quanti progetti di campi fotovoltaici sterminati stanno piovendo negli uffici competenti della Regione; quello che non molti sanno è che il nuovo PITESAI (Piano per la Transizione Ecologica Sostenibile delle Aree Idonee), che a dispetto del nome altisonante non ha proprio nulla di ecologico e di sostenibile, ha aperto alle prospezioni e alle trivellazioni praticamente tutta la penisola e tutti i suoi mari; per maggiori informazioni basta andare sul sito del MISE o meglio sulla pagina Facebook di “Per il Clima Fuori dal Fossile”, la rete nazionale di associazioni che si battono per fermare il disastro.

In Molise più del 70% del territorio era già interessato potenzialmente alle ricerche petrolifere e metanifere, come quasi tutta la costa; lo denunciammo come Trivelle Zero Molise qualche anno fa, con un tour informativo che lasciò del tutto indifferenti, come da copione, gli amministratori. Ora il pericolo si è fatto reale, e con esso l’assalto al suolo.

Per non parlare della non inclusione dei reati ambientali tra quelli che sfuggiranno alle tempistiche stringenti in materia di prescrizione previsti dalla riforma Cartabia… i tanti criminali ambientali sempre all’opera in Italia staranno brindando a champagne, perché tanti processi saranno vanificati.

Incendi, incuria, cementificazioni, installazioni di impianti fossili o pseudo rinnovabili portano con sé perdita di biodiversità, pericoli per la salute umana, impossibilità di procedere verso un’agricoltura biologica e verso un’economia interna che sia green non solo di nome. Qualcuno in Molise si rende conto di questo? Qualche amministratore si prende la briga di studiare davvero questo tema e di andare oltre le vuote parole (chiamasi Greenwashing, per chi ama gli anglismi) di Cingolani e dei suoi degni compari, che hanno addirittura risuscitato il ponte sullo stretto? Qualcuno ha intuito che la pandemia è partita dalla devastazione ambientale che sta aprendo la strada a terribili zoonosi? È così difficile capire che ambiente e salute sono strettamente interconnessi, specie in una terra come la nostra, dove la possibilità di curarsi è ormai utopia grazie alla volontà di smantellare la sanità pubblica? E che non c’è più tempo, come i giovani hanno compreso subito?

È ora quindi di rimboccarsi le maniche e provare ancora una volta a costringere i decisori politici che c’è una sola strada per salvare questa regione: cominciare a prevenire il degrado e l’abbandono delle campagne, contrastare frane e mancanza di infrastrutture viarie locali, incentivare la nascita di piccoli distretti produttivi ecocompatibili, puntare sulle comunità energetiche, essere in grado di sfruttare l’attenzione mediatica sulla bellezza “incontaminata” del Molise per costruire le basi di un turismo non predatorio e massificato, che metta in rete i territori senza caricarli di pressioni distruttive.

In una parola, invertire completamente la direzione che da decenni sta impoverendo e mortificando la nostra terra, e abbandonare la convinzione che il territorio sia un bancomat da spremere e i cittadini dei fantocci da manovrare.

Ne saranno capaci i nostri governanti? No, se non ci mobilitiamo per imporglielo. Dimostrando nei fatti che esistiamo, siamo in grado di scegliere, non dipendiamo più dalle loro clientele.☺

 

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