Ci avete seppellito, ma non sapevate che eravamo semi
15 Gennaio 2021
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Ci avete seppellito, ma non sapevate che eravamo semi

A partire dal 16 di novembre si svolgono in forma virtuale i corsi internazionali del progetto internazionale EARTH. EARTH sta per “Educazione, Agricoltura, Risorse per i Territori e il Patrimonio (Heritage, di qui la H)”. È un progetto capofilato dall’Università del Molise cui partecipano altre otto Università e tre ONG di sei Paesi diversi: Italia, Spagna, Francia, Argentina, Paraguay, Bolivia. Come progetto di capacitazione formativa lavora per formare operatori nell’ambito dello sviluppo rurale e territoriale connesso con i patrimoni bioculturali, la loro salvaguardia e valorizzazione. In queste settimane ci siamo confrontati con realtà, casi etnografici, colleghi e discipline diversi, abbiamo offerto a studenti di sei nazionalità e due continenti spunti di dibattito e ricerche innovative di cui discutere insieme. Abbiamo, ad esempio, approfondito le strategie di conservazione e valorizzazione dei patrimoni bioculturali con lezioni frontali, tavole rotonde a tema, ma anche vere e proprie uscite di campo virtuali.

Tra i casi di studio abbiamo attraversato il caso di Castel del Giudice, piccola comunità competente, e più complessivamente dell’Alto Molise: un territorio impegnato in un processo di diversificazione e specializzazione delle attività produttive rurali e rigenerazione delle filiere artigianali oltre che ricettivo-turistiche. Lo abbiamo fatto raccontare dai sindaci, ma anche dai responsabili delle aziende di nuova concezione, che lavorano sulla produzione di biodiversità coltivata, sulle cooperative di comunità, sui prodotti realizzati con materie prime interamente autoctone. Abbiamo dato la parola a coloro che provenendo da antiche storie familiari hanno saputo fare tesoro del loro profondo, e al tempo stesso innovativo, radicamento territoriale orientandosi a produzioni sempre più affinate e di nicchia, capaci di promuoversi all’esterno così come di approntare una multifunzionalità ricettivo-turistica che da più parti oggi viene considerata un complemento necessario per le attività agricole.

Da Pontebernardo in provincia di Cuneo gli amici dell’Ecomuseo della Pastorizia e del consorzio dell’Escaroun ci hanno mostrato le vie di pascolo e la rigenerazione del borgo che ha accompagnato la nascita e il consolidamento del modello ecomuseale in dinamica collaborazione con esperienze simili oltreconfine, come quella della Maison de la Transhumance de la Crau. Gli studenti hanno conosciuto dalle vive voci dei vecchi e nuovi attori di questa rigenerazione del territorio montano, i percorsi avviati – e realizzati – di recupero e valorizzazione dell’allevamento della pecora sambucana, una razza che è tutt’uno con quel territorio e la storia e cultura di quelle comunità e al tempo stesso il pensiero di una montagna che si reinventa in un approccio integrato e cooperativo in cui il territorio viene preso in carico dai suoi diretti abitanti. Da Castiglione d’Otranto ci hanno raccontato il caso Casa delle Agri-Culture: un’esperienza di produzione di grani biologici e di mulino di comunità che si accompagna da circa dieci anni alla costruzione di un evento cooperativo e creativo – la Notte Verde – che discute e promuove il valore della ruralità e dell’agricoltura sostenibile e di comunità come liberazione dalla “monocoltura della mente” – come loro stessi hanno definito il pensiero mercantilistico e riduttivo della creatività connesso all’agricoltura industriale. Abbiamo inoltre fatto il punto sulle molte esperienze di valorizzazione della transumanza in Molise che hanno preceduto, accompagnato e seguito l’importante riconoscimento UNESCO nei confronti di questa pratica del patrimonio bioculturale e immateriale. Dai Paesi che fanno parte del nostro consorzio abbiamo conosciuto e incontrato le esperienze di rinascita e sviluppo sostenibile delle comunità transumanti del nord patagonico – con cui condividiamo dal 2019 un progetto di ricerca comparativa sulla transumanza e il pastoralismo in trasformazione – i Mapuche che sfidano con le loro greggi in movimento i giganti delle multinazionali dell’industria agroalimentare. Abbiamo mostrato agli studenti le fattorie sperimentali del Paraguay dove si conservano e si rendono sostenibili le pratiche e i saperi dell’agricoltura Guaranì. Sono state restituite e discusse le iniziative di agricoltura ‘estrema’ e resiliente delle terre alte boliviane e delle donne native impegnate in processi di conservazione della biodiversità e dei saperi tradizionali agricoli e artigianali connessi. Le immagini accanto alle parole hanno permesso un incontro comunque denso, vivo, fatto di testimonianze potenti, di scambi e cooperazione tra ricercatori e studenti. Da questa piccola finestra ci siamo affacciati con i nostri colleghi e studenti sul mondo, esplorando nuove metodologie di lavoro cooperativo in rete e nuove frontiere dell’etnografia digitale. Due dei nostri studenti stanno in queste ore preparando una restituzione densa e non oleografica di due diverse esperienze locali: la valorizzazione complessa e a tratti controversa dell’area del Matese nei suoi molti livelli di governance e il percorso di creazione e sviluppo del biodistretto dei Laghi Frentani, senza nascondere le criticità, ma anzi analizzandole per sviluppare progetti sempre più efficaci e realmente partecipativi. Le presenteranno e discuteranno con colleghi e docenti delle nove Università e tre ONG consorziate. Ho voluto raccontare questa esperienza perché credo mostri bene come si possano fare cose importanti e di ampio respiro anche e proprio dalle realtà periferiche e piccole e come si possa lavorare tutti insieme a pensare uno sviluppo rurale e territoriale radicato e al tempo stesso innovativo e avanzato.

Nel passaggio finale di un piccolo gioiello cinematografico diretto da Alice Rohrwacher, Omelia contadina – presentato al Festival di Pesaro e poi a Venezia Cinema proprio in questo anno così difficile – dinanzi al funerale assurdo e simbolico dell’agricoltura familiare e locale, con aria scanzonata e sorridente, uno dei contadini saluta in primo piano con la frase che dà il titolo a questo articolo. È un augurio e una promessa da realizzare con impegno, competenza e apertura al mondo, anche da questa piccola finestra digitale che in questo momento ci è concessa.☺

 

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