Comunità energetiche
31 Luglio 2021
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Comunità energetiche

“Serve una Comunità energetica nel Basso Molise per passare alle energie rinnovabili senza costruire gigantesche torri eoliche e sconsiderate distese di pannelli solari”. Queste le parole di mons. Nicolino Pietrantonio, Presidente del Comitato per la salvaguardia del territorio molisano. Affermazioni piene di saggezza e di lungimiranza. Giustamente don Nicolino e il Comitato si oppongono ad uno scempio annunciato, quello di pale eoliche alte 170 metri e alla possibilità che le nostre campagne vengano piastrellate con pannelli solari, così che alla violenza sul paesaggio si sommerebbe un improvvido consumo di quel suolo che dovrebbe tutelare la nostra e l’altrui ‘Sicurezza Alimentare’. Ma nelle parole di don Nicolino vi è molto di più di una opposizione irriducibile ad una scelta che ancora una volta sacrifica ‘il bene comune’, vi è anche la piena consapevolezza della inderogabile necessità di abbandonare l’epoca delle energie fossili. Un’epoca che può precipitare tutti noi nella crisi del cambiamento climatico, nel disastro ambientale e nel collasso sociale. Tutti i più autorevoli organismi internazionali dalle Nazioni Unite alla Commissione Europea chiedono un cambiamento radicale del nostro modo di consumare, dell’uso irresponsabile della chimica di sintesi in agricoltura, dei sistemi di produzione e di consumo di energia, dell’orgia della plastica che soffoca i nostri mari e i nostri oceani.

La proposta della “Comunità energetica” che don Nicolino sostiene, può rappresentare una svolta concreta, un primo importante passo, una vera occasione per affrontare le grandi sfide del futuro senza compromettere la bellezza delle nostre terre e quella risorsa fondamentale rappresentata dalla nostra campagna. Con la Comunità energetica, noi capovolgiamo la piramide e mettiamo in difficoltà quegli interessi che hanno dominato la storia dell’Energia che poi è la Storia della nostra Civiltà, come bene racconta Federico Butera nel suo bel libro Dalla caverna alla casa ecologica. Non più l’energia fossile, ma le energie rinnovabili come motore fondamentale della civiltà dell’oggi e del domani. È questo il filo logico che tiene insieme tutti i capitoli della “transizione ecologica”, con una avvertenza che spesso si tende a dimenticare. Il passaggio alle rinnovabili deve anche significare più efficienza energetica, non solo per coerenza con un sistema di consumi più sobrio, ma anche perché per questa via dà ai futuri investimenti maggiore economicità e compatibilità finanziaria. Così è stato in Puglia, dove un grande investimento è divenuto economicamente sostenibile solo dopo un intervento sull’efficienza energetica; in questo contesto il famoso ‘ecobonus’, è sia una necessità per cambiare il modello energetico e sia un’opportunità di valorizzazione dello stesso patrimonio immobiliare. Per queste ragioni Energy efficiency first è una stella polare da non dimenticare nel cambio del paradigma energetico. La sostenibilità energetica deve essere il mantra che ispira la Transizione ecologica e la Sostenibilità. Non si potrà mai avere una riduzione seria di anidride carbonica in atmosfera, né si potrà scongiurare ‘il cambiamento climatico’ senza questo mutamento radicale del modello energetico. Quindi rinnovabili, rinnovabili e rinnovabili! Non è un’illusione, già oggi in Europa le rinnovabili rappresentano il 30 per cento della produzione energetica e hanno ormai sopravanzato l’uso del carbone.

Questo è il primo, fondamentale passo, una scelta necessaria ma ancora non sufficiente. Perché il capovolgimento della Piramide sia tale, perché ai vecchi problemi non si sostituiscano nuove e gravi contraddizioni, come ben testimoniano le torri di Campomarino, è decisivo che l’energia sia sostenibile e non sia più proprietà dei grandi monopoli del “Potere”, non sia più oggetto di speculazione e occasione per accumulare enormi fortune nelle mani di pochi. Deve finire l’era del centralismo e dei monopoli e deve iniziare una nuova storia nella quale il cittadino sia al centro della produzione e del consumo di energia. Questo il grande valore aggiunto della Comunità energetica.  Un progetto che è già una realtà. Le direttive europee sono chiare e spingono in questa direzione, la stessa transizione ecologica, che è l’unica cosa buona che la pandemia ci lascia, riafferma e sottolinea il valore di questa opzione e i tedeschi che hanno fatto una intelligente e coraggiosa legislazione nazionale per tempo, hanno già realizzato in Germania 1750 comunità energetiche.

La Comunità energetica che coinvolge il cittadino nel produrre, consumare e rivendere energia è una vera e propria rivoluzione dolce, utile a cambiare, anche, i rapporti sociali di produzione e di distribuzione della ricchezza. Può essere, quindi, un primo passo per affrontare la seconda drammatica questione della nostra epoca: le grandi diseguaglianze sociali e la iniqua redistribuzione della ricchezza.

Infine. La Comunità energetica ha come condizione essenziale la partecipazione molecolare delle comunità e il protagonismo di un cittadino che è insieme produttore e consumatore. Si contribuisce così ad affrontare la terza grande questione dei nostri tempi, ovvero la crisi e la povertà sempre più grande delle nostre democrazie.☺

 

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