Dal cavallo al coniglio
31 Dicembre 2015
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Dal cavallo al coniglio

Sottoscritto il programma di “Viabilità” al ministero delle infrastrutture. Complimenti al presidente Frattura e all’assessore ai trasporti, Nagni. Questa volta i due si sono veramente superati, sono riusciti a portare a casa la considerevole somma di 100 milioni di euro, provenienti della riprogrammazione dei fondi già destinati alla realizzazione del primo lotto dell’autostrada Termoli/San Vittore. In questi casi dalle parti mie si dice: “hanno venduto cavalli per acquistare conigli”. È ormai una costante nell’azione del governo Frattura fare operazioni a perdere. Non siamo mai stati favorevoli all’autostrada di Iorio, opera costosa per i cittadini e oltretutto di grande impatto ambientale, ma, per uscire dall’ isolamento in cui ci troviamo, sarebbe utile collegare queste terre, belle e pulite, con il resto del paese. Per farlo abbiamo bisogno di collegamenti stradali e ferroviari non di metropolitane, né leggere, né pesanti; soprattutto non abbiamo bisogno di buchi “tunnel” che risultano essere già numerosissimi oltre che sul territorio anche nei bilanci della Regione.

A questo punto la domanda sorge spontanea: se questi finanziamenti non devono rispondere a nessun disegno strategico legato allo sviluppo e neanche alla risoluzione di problemi che hanno a che fare con la viabilità – il programma in questione ha destinato circa la metà dei fondi alla realizzazione di un tunnel a Termoli che collegherà il porto con il lungomare, passando per un parcheggio multipiano interrato e alla realizzazione della metropolitana leggera che collegherà Campobasso con Bojano e Matrice – perché non li abbiamo destinati alla realizzazione di una strada che porti da Riccia a Termoli senza passare per Campobasso? Avremmo quanto meno risolto il problema della Segretaria regionale del PD che ogni volta che deve recarsi a Termoli per far fronte ai molteplici impegni politici, impiega oltre tre ore.

Non ce ne vorranno le centinaia di migliaia di persone di Matrice e di Bojano se gli chiediamo di continuare a raggiungere Campobasso a dorso di asino, ma qui un’ altra domanda ci pervade: cari corregionali, cosa ci andate a fare tutte le mattine a Campobasso? A lavorare? E dove? In Ospedale? Alla Regione? In Tribunale? In Prefettura? All’INPS? Nelle fabbriche? La metropolitana di Frattura che è una bella trovata ma che non vi porterà  in nessuno di quei luoghi prossimi a scomparire, assomiglia tanto al treno del sig. Rayl, un vecchio signore che per stimolare la fantasia dei suoi concittadini fa trasportare sulla piazza grande della loro città un treno vero con la promessa che un giorno quel treno partirà. Per Termoli la questione è diversa: il sindaco, insieme al presidente della Regione, ha fatto credere a una parte dei sui concittadini che il futuro della loro città è in fondo al tunnel. In fondo al tunnel, senza metafore, da una parte c’è il porto e da una parte c’è il lungomare, due potenzialità che senza un progetto resteranno quelle che sono con o senza buco. È superfluo raccontare che il porto è già sufficientemente collegato con la città e che i milioni di passeggeri che si imbarcano verso le Tremiti sono già soddisfatti dell’attuale viabilità. L’altra metà dei fondi relativi al programma sottoscritto da Frattura è stata destinata al completamento di opere già vecchie o addirittura inutili, vedi il sottopasso di Campomarino e tuttavia non si comprende il motivo per cui, utilizzando comunque gli stessi criteri, non sia stata inclusa nell’elenco delle opere da completare, la strada SS 87, mai completata, ancorché inaugurata dal precedente governatore.

Non vorremmo essere maliziosi, ma abbiamo notato che in questa legislatura non è seduto, nell’assise regionale, nessun politico proveniente dall’area sismica. È questa la ragione per la quale neanche un centesimo di quei cento milioni è stato destinato ai problemi irrisolti del cratere sismico? Il governatore in questi trenta mesi di governo regionale si è rivolto ai terremotati solamente per sottrarre e mai per addizionare.  Lo ha fatto rimodulando i progetti di ricostruzione, lo ha fatto omettendo di restituire le somme relative alle spese energetiche sostenute dai baraccati, lo ha fatto eliminando un ospedale, lo ha fatto ignorando la drammatica situazione economica dell’area colpita dal sisma.

Non ci sono più soldi, ci dicono, bisogna fare sacrifici, rinunciare a qualche comodità. Chi ci dice queste cose non parla mai per se stesso; sono quelli che non si riducono mai i lauti stipendi e non rinunciano mai a nulla, sono quelli che stanno sempre dall’altra parte del tavolo, sempre sulla cattedra. Che spettacolo vederli alcuni giorni fa tutti uniti, senza distinzioni di casta, dietro gli scranni: avvocati, giudici, politici, dirigenti pubblici, giornalisti tutti dalla stessa parte a difendere l’autonomia regionale e con essa la permanenza degli Uffici Giudiziari nel Capoluogo. Ma come: non dovevamo fare sacrifici? È finita l’austerità? ☺

 

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