Ritorni – parte prima
Ritorni è il titolo di un dittico della raccolta Filo spinato di Alessandro Fo (Einaudi 2021), di cui si riporta qui la prima poesia. È il poeta stesso che, prendendo eccezionalmente la parola, spiega come qui stia immaginando il rientro in carcere di un detenuto e le domande con cui i suoi compagni lo investiranno: come appaiano ‘dal vero’ le cose del mondo, assimilate, nelle forme che prendono in tv, alle ombre illusorie contemplate dai prigionieri nel famoso ‘mito della caverna’ nella Repubblica di Platone. Un ritorno in cella, quindi, dopo un breve ritorno alla vita. Anche per l’emozione di aver potuto riabbracciare, dopo “ventiquattro anni dentro”, la madre (sue sono le parole fra virgolette), la moglie e la figlia. Segue sul prossimo numero…
Laura de Noves
I.
Rientrato da cinque ore di permesso,
le prime dopo ventiquattro anni dentro,
già me lo vedo che glielo chiederanno,
Allora, dài, com’è la vita là fuori?
È vero che noi qui, dalla televisione,
la vediamo come nella caverna di Platone?
Tua moglie era più bella che ai colloqui?
Più giovane tua figlia?
E a me lo hai acceso il cero?
E tua madre?
(«Figlio, più non credevo che prima di morire
ti avrei rivisto all’aperto, in libertà
anche soltanto per questa metà
di un giorno d’oro, da non dimenticare»…)
… E hai visto proprio come sono fatte
(è vero, sì, posso testimoniarlo, c’ero)
le banconote dell’euro?
