Dirottiamo la storia
5 Settembre 2019
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Dirottiamo la storia

Lettera aperta a quanti vogliono intessere relazioni

Finalmente. Il pallone, gonfiato a dismisura, è scoppiato e speriamo che in queste ore di attesa per il nuovo possibile governo nessuno si sogni di rattopparlo e rigonfiarlo! Da Salvini a Self-ini il passo è stato breve per uno che deve impegnare il tempo, avendo fatto poco o nulla come ministro e quel nulla anche male. Alla vigilia della legge finanziaria la cosa migliore era scappare perché i numeri sono altra cosa dalle chiacchiere da bar in riva al mare. Questo bulletto di periferia, che pretende di parlare a nome degli italiani, non mi ha mai rappresentato, meno ancora quando ostenta articoli religiosi. Spero che qualcuno gli spieghi terra terra, perché anche lui capisca, il concetto di laicità che il Presidente del Consiglio gli ha ricordato in Senato, quando finalmente si è deciso a parlare senza più remore. Più preoccupato sono per i tanti, troppi, che si bevono le sue idiozie acclamandolo come salvatore della patria. Ci sarebbe da rimbeccare su tutte le poche leggi approvate, a firma dei leghisti: dalla illegittima difesa al Sì-Tav, ma mi preme soprattutto la sua campagna di odio contro gli immigrati, tirati in ballo ogni volta che è in difficoltà e codificata nel nefando decreto sicurezza bis. Purtroppo questi esuli, cacciati dalle loro terre da guerre o da avversità climatiche o semplicemente perché cercano condizioni migliori, continueranno ad essere il suo cavallo di battaglia, incapace come è di elaborare una politica seria e costruttiva. Il fu ministro dell’interno mi ricorda tanto le suore della mia lontana infanzia che, per tenerci fermi e disciplinati, ci terrorizzavano con la minaccia che altrimenti sarebbe uscita “la zenobia”, (solo da grande ho scoperto che era invece una avvenente e valente anche se discutibile regina!). Quando anche noi ci affrancheremo dalla paura degli immigrati per considerarli persone con pregi e difetti, in ogni caso una risorsa? Non comprendo perché contestiamo ai nostri antenati la caccia alle streghe o lo sterminio nazifascista degli ebrei, per citare solo due eventi tragici e macroscopici, e poi ci facciamo tranquillamente inoculare l’odio contro gli immigrati che, guarda caso, come streghe ed ebrei, sono sempre responsabili di tutti i mali possibili e immaginabili. Finanche dei danni del sisma!

In questi giorni di fine agosto abbiamo ricordato il terremoto che ha sconvolto il centro Italia. Come accadde da noi, più circoscritto e quindi con minore visibilità, dopo tre anni la ricostruzione stenta a partire per mancanza di finanziamenti e incapacità degli amministratori. È la storia di sempre. I diritti continuano a farli passare per benevole concessioni e così anziché fare una legge chiara da applicare ad ogni emergenza, come già chiedevamo anche noi, si preferisce tenere tutti i disgraziati malcapitati in condizione di inferiorità e di elemosinanti. Un governo è efficace nella misura in cui sceglie i bisogni dei poveri come angolo di lettura della politica e li mette in condizione di rialzarsi con dignità. Lo hanno fatto i fascio-leghisti di questa legislatura e quelli che hanno amministrato precedentemente? Sono queste le risposte che una politica seria dovrebbe dare perché le beghe di palazzo o i populismi creano consensi ma non futuro. Sono rimasto scioccato nel leggere un post sgrammaticato su facebook dei soliti inqualificabili webeti: accanto ad una foto di Amatrice distrutta dal sisma c’era la dicitura “ma i clandestini hanno la priorità per il PD. Ma non vi fare (sic) schifo da soli?”. C’è da piangere!

Ho il fondato timore che i nostri centri, dopo aver dato fondo a tutte le risorse umane, anzitutto, ma anche economiche, in un pullulare di iniziative e attività per intrattenere residenti e turisti, ricadano presto in un lungo letargo. Ogni paese ha fatto del suo meglio in rapporto alle proprie possibilità ma una concertazione tra comuni viciniori non avrebbe creato percorsi di avvicinamento, integrazione e superamento di tante solitudini strutturali? Che cosa resterà in piedi nei prossimi mesi di queste energie profuse? È la domanda che dovrebbero farsi amministrazioni, associazioni, pro loco, ecc., nel dar vita alle varie manifestazioni. Un piccolo e insignificante esempio. La festa della nostra parrocchia a Larino sarà incentrata su una cena multietnica con musiche e canti di altri popoli in modo che al divertimento si associ l’incontro tra persone e la scoperta della bontà dei cibi diventi incentivo per relazioni fruttuose. L’altro non può essere percepito come potenziale nemico ma portatore di cultura arricchente se gli si concede di esprimersi. Il compito della politica regionale, se esistesse, sarebbe proprio quello di impedire che ognuno dia fuoco alle proprie polveri e sperare che la potenza dei propri spari copra o oscuri quelli dei vicini. Solo insieme si può affrontare con coraggio e non con disperazione il futuro.

Se a livello nazionale potrebbe anche essere in bilico la durata della legislatura, a livello regionale l’unica certezza è la scadenza naturale, il resto è affidato allo scorrere dei giorni. Assessori senza rappresentanza in consiglio, gruppi consiliari senza assessorati, composizione e scomposizione di aggregati sono gli argomenti del Palazzo. Vivono all’insegna di: stare è meglio che fare. Sono i cittadini a denunciare lo sfascio della sanità, l’assenza massiccia del lavoro, la scarsa tutela dell’ ambiente. Non facciamoci vincere dal sonno della ragione. Dirottiamo la storia. È nelle nostre facoltà. È nelle nostre possibilità.☺

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