Egitto, popolazione allo stremo. E dal web parte la “Rivoluzione dei Poveri”
31 Ottobre 2016
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Egitto, popolazione allo stremo. E dal web parte la “Rivoluzione dei Poveri”

“È una morte lenta. Il gas, l’acqua, l’elettricità, la benzina, tutto è aumentato improvvisamente. Il latte sovvenzionato che prendevamo per i bambini ora non c’è più. Il prezzo delle medicine è quadruplicato, sempre che riesci a trovarle. Stiamo morendo,” ha detto Soliman Bakar, impiegato statale, a Middle East Eye. “Mi sento impotente” continua l’intervista, “un padre non vorrebbe altro che il meglio per i propri figli. Ma come faccio? Che cosa gli dirò?”.

Ufficialmente la povertà in Egitto è al 28%, ma ormai milioni di persone anche al di sopra della soglia dei 50 dollari al mese non riescono più a far fronte alle esigenze basilari. Il taglio dei sussidi su molti beni essenziali e la svalutazione del pound egiziano hanno creato in pochi mesi un aumento serissimo dei prezzi. Prodotti come zucchero, olio, riso (alla base dell’alimentazione, soprattutto dei più poveri) ormai scarseggiano sugli scaffali dei negozi.

Dopo un paio d’anni di vacche grasse, in cui il regime ha speso miliardi in grandi opere per rilanciare l’economia, oggi le risorse dello stato sono al minimo e al-Sisi è dovuto ricorrere al Fondo Monetario per un prestito di 12 miliardi di dollari. La qualità della vita è peggiorata in maniera drastica negli ultimi anni e l’austerità preannunciata dal governo promette ancora anni di sacrifici, che saranno pagati soprattutto dai poveri e dalle classi medie.

Nelle strade del Cairo (e sui social network) la rabbia della gente è al culmine. Pochi giorni fa, a Port Said, nell’est del paese, una protesta spontanea contro il caro-affitti si è trasformata in una manifestazione di massa che ha portato migliaia di persone in strada. Sui social impazzano i video di semplici cittadini che esprimono rabbia e frustrazione per l’aumento dei prezzi e criticano duramente le scelte del regime. C’è un senso di umiliazione collettiva nei loro discorsi, che puntano senza mezzi termini il dito contro al-Sisi e l’establishment militare, che avevano promesso di risollevare il paese dopo il colpo di stato del 2013. Ad Alessandria un uomo si è dato fuoco davanti ad una caserma per protestare contro l’aumento dei prezzi. Il video ha raggiunto milioni di egiziani, rievocando il gesto del giovane tunisino Bouazizi, che immolandosi nel dicembre 2010 scatenò le proteste che furono la scintilla per le “Primavere Arabe”.

E sempre dal web è partita la campagna per una nuova giornata di mobilitazione, una “Rivoluzione dei Poveri” che l’11 novembre mira a portare in piazza i milioni di egiziani frustrati e delusi dalle politiche del regime e dalla fame e povertà che queste causano. Non è ben chiaro quali gruppi ci siano dietro questa convocazione, né è possibile dire se effettivamente la popolazione risponderà all’appello. La paura è tanta, le proteste sono vietate, e la repressione che colpisce ogni manifestazione scoraggia le intenzioni di chi vorrebbe scendere in piazza. Ma ormai molti in Egitto, non hanno più niente da perdere.

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