Frammenti di espressioni esistenziali di Umberto Berardo
10 Settembre 2020
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Frammenti di espressioni esistenziali di Umberto Berardo

Porta un titolo da saggio l’ultima fatica letteraria di Umberto Berardo, ma è un romanzo, un vero percorso narrativo, che si sviluppa con la complicità di personaggi veri e propri, luoghi conosciuti, epoche storiche documentate e perfino condizioni acclarate dalle consuetudini sociali dell’epoca in cui si vanno evolvendo le trame rese, realisticamente valide, dalle memorie collettive e popolari.

Questi Frammenti di espressioni esistenziali sono cronache di persone, uomini e donne, che vivono condizioni diverse, suddivisioni su basi economiche e riconoscimenti culturali, giochi di rappresentanza sociale che avvengono per lo più a causa di possedimenti e non possedimenti, due estremi che danno corpo e qualità a chi possiede, i proprietari, prima grandi poi medi ed infine i piccoli, e gli ultimi, i braccianti, preceduti soltanto dai coloni, gente che deve lavorare per vivere, lavorare duramente e per gli altri, buttando il sudore, piegando la schiena su quella terra, che sempre e da secoli e secoli richiede il sacrificio degli uomini di fatica, i quasi schiavi, gli sfruttati, ai margini di una società che li usa e li mortifica.

Tra i due punti, quello di comando e quello di ambascio ed obbedienza, troviamo tutta una serie di altre figure che, in una lista di colori, assumerebbero di volta in volta sfumature di sintonia con le proprie qualifiche: artigiani, insegnanti, professionisti e tanto ancora, ché la società è complessa, anche se armoniosa e funzionale. Guai, però, a mischiare le carte, ché sempre bisogna mantenere un ordine costituito e non creare brutture e commistioni dei ceti è cosa giusta e sacrosanta; disattendere è perfino blasfemo, peccaminoso, pericoloso.

La lettura dei Frammenti di espressioni esistenziali di Umberto Berardo (al quale mi lega una lunga e preziosa amicizia, fatta anche di vicinanze ideali e di percorsi comuni d’impegno e di lotta per il progresso culturale e sociale) mi ha portato ad una serie di riflessioni, che riguardano soprattutto i punti di snodo di un apparato culturale che oggi arriva a toccare numerosi elementi di sconforto e di degrado, che minacciano quella fiducia che molti, noi compreso, avevamo riposto nei cuori, sognando la possibilità di un progresso che potesse favorire il riscatto sociale e davvero costruire una società ideale fuori da corruzioni e corruttori, scandita nella quotidianità dai concetti più adeguati di uomini liberi, rispettosi degli altri, attenti alla solidarietà, nel rispetto delle comunità, nell’atto concreto di contribuire tutti e senza distanze alla costruzione del Futuro.

Non sembra strano trovare, nel romanzo di Umberto Berardo, quei momenti di vita che hanno sancito una specie di patto tra le parti del nostro organigramma sociale in Molise. Un tour di normalità esistenziale, scaturito dagli stessi elementi: proprietari terrieri ricchi, contadini per lo più senza terra che da coloni erano sempre totalmente poveri. Nessuno stupore, ricchi e poveri, due classi, collegate tra loro da vincoli di appartenenza territoriale, da consuetudini ataviche e da concrete servitù di antico concetto. In questo la voglia di rivolta è possibile, anzi dovrebbe essere auspicabile, ma non lo è stata. Non si è mossa foglia, nessun coinvolgimento, neanche con i briganti, che hanno, molto più spesso, colpito i più poveri, neanche sognando, se non in qualche circostanza, di combattere una guerra contro lo strapotere dei potenti, che in loro hanno visto, a secondo dei casi, la complicità o addirittura la mano con la quale piegare ogni eventuale possibilità di rivalsa.

Frammenti di espressioni esistenziali di Umberto Berardo è un libro assolutamente da leggere, perché arricchisce la nostra conoscenza delle vicende del popolo, contribuisce a spiegare un evento, come il tentativo di rivolta sui monti del Matese e soprattutto ci porta emotivamente ad incontrare i nostri avi, perché da qualunque ceto sociale ognuno di noi ha origine, nel libro li possiamo incontrare, essendo un documento che ci riguarda tutti, chi più chi meno, noi che di questo Molise abbiamo lo stesso sangue, lo stesso sentimento, lo stesso sogno di riscatto.

Grazie, Umberto, per averlo pensato, per averlo scritto e per avercelo donato. ☺

 

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