Gli zapatisti in molise
8 Giugno 2021
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Gli zapatisti in molise

La comunità zapatista del Chiapas, Messico, è un esempio per tutto il mondo, e anche per l’Europa, di costruzione di una società eco-socialista, nonostante tutte le difficoltà. Hanno fatto irruzione nel panorama nazionale e internazionale il 1 gennaio 1994, in concomitanza con l’entrata in vigore del NAFTA, un accordo tra Messico, USA e Canada per l’agevolazione delle attività commerciali tra questi paesi. Hanno più avanti dichiarato che il loro motto fosse “Aquí estamos!“, riferito a una globalizzazione che, a detta loro, imponesse nuove regole non tenenti conto delle loro necessità più basilari. I combattenti indigeni, indossando passamontagna e fazzoletti per coprire il volto, hanno preso quel giorno sette comuni. In Chiapas dal 1994 nelle comunità delle popolazioni originarie occupate dall’esercito si è avviata la trattativa tra Governo e EZLN conclusasi con gli accordi, secondo i quali il governo avrebbe dovuto modificare la Costituzione inserendo il riconoscimento dei popoli e delle culture native. Il governo del Chiapas non ha però rispettato gli accordi e, viceversa, ha rafforzato la presenza militare nelle zone di influenza degli zapatisti.

ll più famoso portavoce dell’EZLN è stato il subcomandante Marcos, ritiratosi volontariamente dal suo ruolo di portavoce nel maggio 2014. Uno dei loro motti è Democracia, justicia y libertad. Dopo aver percorso un migliaio di chilometri dal Chiapas, una delegazione di sette miliziani dell’EZLN, (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) composto da quattro donne è partita domenica 2 maggio per le coste della Galizia. Gli zapatisti hanno quindi iniziato la traversata per venire in Europa. Dal 1 gennaio, le zapatiste e gli zapatisti hanno redatto e firmato con centinaia di persone, collettivi e organizzazioni, una Dichiarazione per la vita spiegando le ragioni di questo viaggio: contribuire alla lotta contro il capitalismo – inseparabile dalla lotta per la vita – essere pienamente consapevoli delle sue differenze e allontanarsi da ogni desiderio di omogeneizzazione o egemonia. Negli ultimi sei mesi è iniziato un ampio processo di organizzazione su scala europea, ma anche in ogni paese o “geografia”, secondo la terminologia zapatista. Molti saranno i paesi europei che l’EZLN visiterà. Anche l’Italia, ma non è ancora chiaro, almeno non ufficialmente, il programma di riunioni con organizzazioni.

La delegazione ha il mandato di portare lontano i loro pensieri, per abbracciare coloro che nel continente europeo si ribellano e resistono, ma anche per ascoltare e imparare dalle loro storie, geografie, calendari e modi. A settembre una delegazione più numerosa attraverserà di nuovo l’Europa, l’Italia ed anche il Molise incontrando i comitati in lotta e vi sarà anche il tempo per un incontro sulla teologia della liberazione per onorare il vescovo degli Indios, Samuel Ruiz. Ruiz è meglio conosciuto per il suo ruolo di mediatore durante il conflitto tra EZLN e il Partito Rivoluzionario Istituzionale, un partito politico messicano al potere da oltre settant’anni e le cui politiche sono state spesso svantaggiose per le popolazioni indigene del Chiapas. Ispirato dalla teologia della liberazione, che ha travolto la Chiesa in America Latina dopo gli anni ’60, la diocesi di Ruiz ha aiutato alcune centinaia di migliaia di indigeni Maya del Chiapas che erano tra le comunità emarginate più povere del Messico.

Perché questo viaggio è importante per il Molise? Per mettere in chiaro che il sistema attuale richiede radicali cambiamenti dal basso e che non dobbiamo attendere le prossime elezioni per esprimerci, ma avviare un percorso di autonomia, autodeterminazione e autorganizzazione. Potremmo anche in Molise partire nell’applicare i 7 principi zapatisti.

Obbedire e non comandare. Il popolo ha sempre la facoltà di revocare il mandatario che non adempia la sua funzione di servitore. Il governo obbedisce ai bisogni di ogni comunità o località senza decidere quale sia il modo migliore per vivere le nostre vite, semplicemente compiendo l’organizzazione e la pianificazione. Chi comanda, obbedisce alla volontà del popolo.

Rappresentare e non soppiantare. Il principio di ogni governo è rappresentato da una volontà. I rappresentanti vengono eletti in modo rotativo, anche senza che loro ne facciano richiesta, ma non è visto come un’imposizione, più come un servizio alla comunità. Il suo lavoro è altrettanto importante di chiunque altro nella comunità.

Scendere e non salire. Lo zapatismo non aspira alla presa del potere perché sa che il potere deriva dal popolo. Fare comunità significa mettere i saperi e le tecniche al servizio della società, accettare che qualsiasi lavoro è altrettanto importante di una carica pubblica.

Servire e non servirsi. La cooperazione dalle cariche pubbliche e a qualsiasi attività richiede un’azione solidale e disinteressata. Servire la comunità non è una procedura burocratica né un lavoro retribuito, si tratta di un’espressione della collettività.

Convincere e non sconfiggere. Principio fondamentale per creare un nuovo mondo. A nulla servono le assurde contese elettorali e le campagne che non rappresentano i veri interessi del popolo. La nuova politica si fa attraverso la convinzione, non la decisione di alcuni.

Costruisci e non distruggi. La costruzione di un nuovo mondo non ha istruzioni d’uso; né lo zapatismo né nessuno ha la verità né la capacità di scegliere quale forma di governo sia più adatta a ogni popolo e nazione che compongono la realtà latinoamericana e mondiale.

Proporre e non imporre. La rottura con la politica che domina la società richiede un cambiamento radicale. Proporre attraverso l’azione e la parola, agire di conseguenza con la realtà e con un fine sociale è una massima sia degli individui che del governo per ottenere una trasformazione nella società.☺

 

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