diritto alla vita  di Cristina Muccilli
29 Agosto 2011 Share

diritto alla vita di Cristina Muccilli

 

Finché è ancora tempo, mio amore/ e prima che bruci Parigi… ma  Hikmet non poteva immaginare che a bruciare, in queste notti d’agosto, sarebbe stata Londra, e l’unico appello appassionato che riesco a percepire proviene proprio da quelle fiamme.

Il cuore dell’Europa è sconvolto da scontri sociali tanto forti da procurare morti e devastazioni e a passare attraverso i nostri media è la tesi delle gang cittadine organizzate attraverso internet!

Accidenti, ma di quante migliaia di unità sono composte, e in quante città d’Inghilterra operano e prosperano?! E fino ad ora come sono riuscite (sempre le gang) a rimanere nell’ombra, come storici Carbonari? Domande che nascono come contrappunto ad immagini e servizi televisivi che scorrono martellanti ed invasivi.

 E ancora. Bruciano e saccheggiano ma sono davvero dalla parte del torto? Oppure sono quelli che hanno deciso di rivendicare il proprio diritto alla vita, quelli che non vogliono morire di sussidi e televisione, quelli stanchi di mendicare lavoro e dignità? I ceti disagiati, le vittime sempre più numerose del liberalismo globale, gli impoveriti d’Inghilterra – e di tutti i Paesi – hanno qualche visibilità? No.

Ciò che conta, ciò di cui si discute, ciò che si studia e si analizza è solo l’economia. Questa sorta di umore che pervade di sé tutte le cose, questa pellicola d’acciaio che racchiude e intrappola il mondo intero. Ma cos’è in realtà l’economia se non il modo in cui il capitale decide di alimentare se stesso? Allora non sarebbe più opportuno ricominciare a ragionare sui nostri bisogni, che paradossalmente diventano sempre più bisogni primari: cibo, acqua, casa, istruzione…, spostando così i termini del problema? Mentre Cameron aveva il suo spazio sulla nostra TV perché si era concesso graziosamente ad uno scatto con la cameriera toscana che non l’aveva riconosciuto, in patria, migliaia di connazionali si sono guadagnati lo stesso diritto mettendo a ferro e fuoco diverse città.

Non sto giustificando la violenza ma credo che i cattivi siano altrove. Come credo che le ragioni di questa protesta non le abbia, non cercate, ma espresse e diffuse nessuno dei nostri media più seguiti. È successo per le vicende inglesi come per qualsiasi altro accadimento che abbia visto come protagonista una forza autonoma organizzata contro un potere economico o politico che fosse. Così da noi i comitati NO–TAV sono diventati black-block, in Spagna coloro che protestavano contro il governo, compresi vecchi e bambini, pericolosi agitatori da picchiare e disperdere (Genova vi dice nulla?) ed  in Inghilterra i disperati, gang violente.

 Nessun cronista, poi, si è chiesto se nel Regno Unito abbiano delle leggi speciali, come quelle istituite da noi negli anni di piombo, in virtù delle quali si sfondano le porte col calcio del fucile e si prelevano i cittadini nelle proprie abitazioni. Però il governo deve essere stato molto orgoglioso di queste operazioni (di polizia? dell’esercito?) se prima degli arresti si è preoccupato di avere immagini da mostrare al mondo! Ultima annotazione: un giudice ha condannato per istigazione alla sommossa due ragazzi che si erano dati appuntamento via internet, ma che poi non hanno partecipato ai disordini: decisamente protestare non è di moda. ☺

cristina.muccilli@gmail.com

 

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