Il bruco e la farfalla
31 Marzo 2015
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Il bruco e la farfalla

Quando il vescovo di Roma, da poco eletto, cominciò a parlare di chiesa-ospedale-da-campo, preferì Scalfari a Scola, esclamò: “chi sono io per giudicare un gay?”, apparve chiaro che la chiesa dei valori non negoziabili stava diventando crisalide. La farfalla insomma era in gestazione. Nascerà? La questione omosessuale è un buon test.

Per molti secoli nella Chiesa se ne è parlato, circospetti, solo per condannare senza appello. Il catechismo ci va giù spiccio: la Sacra Scrittura … presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati”. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati…

Invece dal Sinodo che Bergoglio ha indetto sulla famiglia sono fiorite affermazioni scioccanti. Un cardinale, Danneels, ha detto: “gli omosessuali sono persone come le altre e vanno rispettate … se ci sono dei contratti per far sì che gli omosessuali vivano insieme e abbiano certi diritti, è giusto. Ogni omosessuale ha il diritto ad avere un suo proprio status nella società”. Ma già C.M. Martini aveva serenamente ricordato di conoscere “molte coppie di omosessuali, persone stimate e altruiste. Non [gli] sarebbe mai venuto in mente di giudicarle”. Il fatto è che, finalmente, con Bergoglio, torna la spinta propulsiva del Concilio destinata a non arrestarsi più, perché al cuore della Chiesa viene posto il dialogo bidirezionale con la storia e la cultura umane.

Sono tre i capi d’accusa del catechismo contro gli LGBT: 1) la Bibbia emette giudizio di grave depravazione; 2) sono atti “contro natura”; 3) le relazioni contro natura sono sterili e prive di affettività autentica. Insomma “disordine” (rispetto all’ “ordine” naturale”). Sennonché già negli anni scorsi più di un teologo morale (Chiavacci, Piana …) avevano avanzato seri dubbi sulla possibilità di usare il concetto di legge naturale in ambito morale, essendo tale concetto comunque elaborato dalla ragione umana e quindi fallibile come tutto ciò che è umano.

“Ma c’è la condanna divina nella Bibbia!”, obietta indignato il tradizionalista. Mica tanto, se è vero che nella Bibbia il tema omosessualità ha “un posto assai ridotto”. Ma sentite la verve con cui, su queste cose, si esprimono J. M. Castillo e J. Moingt, autorevoli e anziani teologi: “Si pretende che tutto sia fondato sul diritto naturale, sulla legge naturale. Ma questa è tutta un’invenzione perché non esiste questa legge naturale né il diritto naturale…” (Castillo). E “Nei Vangeli non si trova niente sulla sessualità, è un tema che non ha nessuna importanza nel pensiero di Gesù… “(Moingt).

I primi due capi d’accusa sono … colpiti e affondati. Resta il terzo, ma vacilla: poiché il n. 55 della Gaudium et spes afferma che la sessualità umana non è come quella animale, non è solo un fatto fisico, ma è meravigliosamente superiore a quella delle altre specie viventi – argomenta Chiavacci – il significato della sessualità umana non è limitato alla procreazione. Quindi il valore morale degli atti sessuali non coincide con la procreazione. D’altronde chi scrive ha tenuto per anni incontri di preparazione al matrimonio cercando di far capire che la sessualità umana non è né ginnastica piacevole né genitalità, ma linguaggio di relazione (perdono, affetto, consolazione, gioia ecc.) che va ben oltre il “far figli come conigli”, direbbe qualcuno.

La condanna del catechismo – annidata nel bruco che sta diventando crisalide – è dunque sistemata. Ma in fondo la questione omosessuale è parte di un più vasto processo di riconfigurazione della Chiesa e dei suoi confini. Quando la Evangelii Gaudium ci dice “invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a … prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Gesù … perché ‘nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore’” è obiettivamente difficile non vedere nel lebbroso del Vangelo l’omosessuale di oggi, con tutto ciò che questo significa in termini di azione pastorale. È lecito pensare che di fronte alle attese dei fratelli omosessuali, nuove soluzioni legislative, normative, anche in senso etico, certamente ci saranno. Non sappiamo quali saranno. Ma possiamo prevedere che sarà un punto a favore dell’intera famiglia umana, di tutti noi donne e uomini che, sotto il sole e sotto la pioggia della fatica di vivere, si sforzano di comprendere senza pregiudizi, senza esclusioni, quale sia in definitiva il Regno di Dio che è stato pensato nei cieli per noi, ma che spetta a noi, sulla terra, realizzare.

Sono profondamente convinto che di fronte a tutti i fratelli lebbrosi del nostro tempo, di fronte ai poveri, ai diseredati, ai tossicodipendenti, agli sbandati, alle prostitute, agli omosessuali, al popolo insomma di don Gallo, di fronte a loro, l’unica domanda che conta è questa: dove si porrebbe Cristo, accanto a loro o contro di loro?☺

 

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