Negli ultimi venticinque anni abbiamo assistito ad importanti strategie commerciali di concentrazione che hanno cercato di modificare radicalmente i modelli di consumo della gente. Si è passati così velocemente dalle semplici botteghe ai supermarket fino ad arrivare ai sempre più imponenti Centri Commerciali. Grandi ipermercati, catene di negozi in franchising, negozi medio piccoli con diverse estrazioni locali, tutti insieme con l'obiettivo comune di creare dei poli commerciali di attrazione, sempre più organizzati anche in termini di servizi ed eventi offerti. Il fine comune ed ultimo è sempre stato quello di conseguire benefici in termini di maggiori vendite e ripartire la gran parte dei relativi costi generali. Non ci riferiamo solo alla possibilità di acquistare a prezzi più bassi grazie alla loro maggior capacità di smerciare, ma ci riferiamo soprattutto alle economie di scala derivanti dalla condivisione dei costi di struttura e dei costi di promozione e pubblicità che mirano costantemente ad attirare maggiori flussi di gente e di potenziali clienti.
Il Centro Commerciale è così divenuto il luogo dove poter trovare ed acquistare di tutto, parcheggiare liberamente e gratuitamente, godere di eventuali manifestazioni ed eventi d'attrazione, passeggiare, mangiare, andare al cinema ed altro. Ma nonostante questi numerosi sforzi volti a valorizzare e potenziare i servizi al cliente, si è riuscito a sviluppare appieno solo una serie di servizi di massa, spersonalizzati e di largo consumo, che si affiancano spontaneamente ai tipici acquisti fai da te. Nonostante ciò, si è trattato comunque di una formula commerciale di successo visto che l'obiettivo dei Centri era proprio quello di realizzare e lavorare su quantità e grandi numeri. Ma se in origine questa formula vincente godeva di privilegi di natura esclusiva su ciascun territorio, con il proliferare di tali imponenti strutture nei vari comprensori, il Centro Commerciale è ora esposto sempre di più a pressioni concorrenziali di altre strutture del medesimo calibro. E l'attrito della concorrenza si sente ancor di più in momenti di crisi e stagnazione economica.
Queste sono osservazioni che valgono in linea generale per tutte le imprese, dai piccoli negozi autonomi alle grandi catene, ma in fondo in fondo c'è una grande differenza: la capacità-possibilità di reagire ai momenti difficili del mercato che in una parola sola si chiama flessibilità. Da un punto di vista puramente aziendale tutti i singoli commercianti che fanno parte dei Centri Commerciali hanno generalmente una struttura di costi che, seppur condivisa in termini di economie di scala, è decisamente più rigida di altri. Ci riferiamo ai "contratti blindati" relativi agli affitti elevatissimi, alle cauzioni versate, al costo del personale che deve essere necessariamente più numeroso per coprire più ampie turnazioni su orari continuati di lavoro. Si tratta di costi che appesantiscono i Conti Economici di ciascun esercizio commerciale e che quindi richiedono un sostenuto volume di vendite, indispensabile almeno per la loro copertura.
Contestualmente ci domandiamo se tali rigidità nei costi fissi sono davvero sostenibili con le politiche promozionali di prezzi bassi che i Centri Commerciali cercano ogni giorno di comunicare all'esterno. Ci appare logico che tali prezzi bassi sono davvero praticabili solo se supportati da quei corposi volumi di vendita. E la cosa può diventare un serio problema in casi di contrazione economica, dove tali attività rischiano addirittura di compromettere il pareggio di bilancio, la loro redditività, la propria sopravvivenza e si espongono sensibilmente ai rischi di perdita e di insolvenza. Il moltiplicarsi di Centri Commerciali che si calpestano i piedi in medesimi comprensori, quindi, non è solo una lotta tra giganti perché del Centro fanno parte anche catene di negozi di più piccola dimensione e tutti obbligatoriamente sono chiamati a partecipare ai comuni costi fissi della struttura. Assistiamo quindi ai primi segnali di cedimento, si sentono pure voci relative a Centri Commerciali in crisi e che chiudono, forse anche a causa di errate valutazioni di aperture e posizionamento sul territorio. Senza parlare degli effetti disastrosi in termini di conseguenze per chi ha investito, si è contrattualmente impegnato e per chi aveva trovato lavoro sottocasa ed ora ritorna nelle liste di disoccupazione locale.
Si assisterà ad un ritorno al passato? Si passerà dal rigido al flessibile? E soprattutto si passerà da una dimensione dispersiva ad una dimensione più a misura d'uomo? Tornerà di moda il negozio familiare dove un cliente è il cliente e non un emerito sconosciuto? Dove si riesce ad esprimere davvero quella attenzione e quella cura delle esigenze di ciascuno ed instaurare un vero rapporto di fidelizzazione fatto di servizio e fiducia reciproca? Questo seppur vecchio modello non presuppone più alti prezzi per il consumatore ormai attento. E questo lo sa bene anche il commerciante intelligente e lungimirante, che si impegna ad esprimere totale attenzione affinché il suo cliente sia davvero soddisfatto. E poi, parcheggi a parte, un Centro Commerciale non potrà mai sostituire il centro della città dove è davvero bello passeggiare tra le vetrine, anche quando piove! ☺
info@iannielloconsult.com
Negli ultimi venticinque anni abbiamo assistito ad importanti strategie commerciali di concentrazione che hanno cercato di modificare radicalmente i modelli di consumo della gente. Si è passati così velocemente dalle semplici botteghe ai supermarket fino ad arrivare ai sempre più imponenti Centri Commerciali. Grandi ipermercati, catene di negozi in franchising, negozi medio piccoli con diverse estrazioni locali, tutti insieme con l'obiettivo comune di creare dei poli commerciali di attrazione, sempre più organizzati anche in termini di servizi ed eventi offerti. Il fine comune ed ultimo è sempre stato quello di conseguire benefici in termini di maggiori vendite e ripartire la gran parte dei relativi costi generali. Non ci riferiamo solo alla possibilità di acquistare a prezzi più bassi grazie alla loro maggior capacità di smerciare, ma ci riferiamo soprattutto alle economie di scala derivanti dalla condivisione dei costi di struttura e dei costi di promozione e pubblicità che mirano costantemente ad attirare maggiori flussi di gente e di potenziali clienti.
Il Centro Commerciale è così divenuto il luogo dove poter trovare ed acquistare di tutto, parcheggiare liberamente e gratuitamente, godere di eventuali manifestazioni ed eventi d'attrazione, passeggiare, mangiare, andare al cinema ed altro. Ma nonostante questi numerosi sforzi volti a valorizzare e potenziare i servizi al cliente, si è riuscito a sviluppare appieno solo una serie di servizi di massa, spersonalizzati e di largo consumo, che si affiancano spontaneamente ai tipici acquisti fai da te. Nonostante ciò, si è trattato comunque di una formula commerciale di successo visto che l'obiettivo dei Centri era proprio quello di realizzare e lavorare su quantità e grandi numeri. Ma se in origine questa formula vincente godeva di privilegi di natura esclusiva su ciascun territorio, con il proliferare di tali imponenti strutture nei vari comprensori, il Centro Commerciale è ora esposto sempre di più a pressioni concorrenziali di altre strutture del medesimo calibro. E l'attrito della concorrenza si sente ancor di più in momenti di crisi e stagnazione economica.
Queste sono osservazioni che valgono in linea generale per tutte le imprese, dai piccoli negozi autonomi alle grandi catene, ma in fondo in fondo c'è una grande differenza: la capacità-possibilità di reagire ai momenti difficili del mercato che in una parola sola si chiama flessibilità. Da un punto di vista puramente aziendale tutti i singoli commercianti che fanno parte dei Centri Commerciali hanno generalmente una struttura di costi che, seppur condivisa in termini di economie di scala, è decisamente più rigida di altri. Ci riferiamo ai "contratti blindati" relativi agli affitti elevatissimi, alle cauzioni versate, al costo del personale che deve essere necessariamente più numeroso per coprire più ampie turnazioni su orari continuati di lavoro. Si tratta di costi che appesantiscono i Conti Economici di ciascun esercizio commerciale e che quindi richiedono un sostenuto volume di vendite, indispensabile almeno per la loro copertura.
Contestualmente ci domandiamo se tali rigidità nei costi fissi sono davvero sostenibili con le politiche promozionali di prezzi bassi che i Centri Commerciali cercano ogni giorno di comunicare all'esterno. Ci appare logico che tali prezzi bassi sono davvero praticabili solo se supportati da quei corposi volumi di vendita. E la cosa può diventare un serio problema in casi di contrazione economica, dove tali attività rischiano addirittura di compromettere il pareggio di bilancio, la loro redditività, la propria sopravvivenza e si espongono sensibilmente ai rischi di perdita e di insolvenza. Il moltiplicarsi di Centri Commerciali che si calpestano i piedi in medesimi comprensori, quindi, non è solo una lotta tra giganti perché del Centro fanno parte anche catene di negozi di più piccola dimensione e tutti obbligatoriamente sono chiamati a partecipare ai comuni costi fissi della struttura. Assistiamo quindi ai primi segnali di cedimento, si sentono pure voci relative a Centri Commerciali in crisi e che chiudono, forse anche a causa di errate valutazioni di aperture e posizionamento sul territorio. Senza parlare degli effetti disastrosi in termini di conseguenze per chi ha investito, si è contrattualmente impegnato e per chi aveva trovato lavoro sottocasa ed ora ritorna nelle liste di disoccupazione locale.
Si assisterà ad un ritorno al passato? Si passerà dal rigido al flessibile? E soprattutto si passerà da una dimensione dispersiva ad una dimensione più a misura d'uomo? Tornerà di moda il negozio familiare dove un cliente è il cliente e non un emerito sconosciuto? Dove si riesce ad esprimere davvero quella attenzione e quella cura delle esigenze di ciascuno ed instaurare un vero rapporto di fidelizzazione fatto di servizio e fiducia reciproca? Questo seppur vecchio modello non presuppone più alti prezzi per il consumatore ormai attento. E questo lo sa bene anche il commerciante intelligente e lungimirante, che si impegna ad esprimere totale attenzione affinché il suo cliente sia davvero soddisfatto. E poi, parcheggi a parte, un Centro Commerciale non potrà mai sostituire il centro della città dove è davvero bello passeggiare tra le vetrine, anche quando piove! ☺
Negli ultimi venticinque anni abbiamo assistito ad importanti strategie commerciali di concentrazione che hanno cercato di modificare radicalmente i modelli di consumo della gente. Si è passati così velocemente dalle semplici botteghe ai supermarket fino ad arrivare ai sempre più imponenti Centri Commerciali. Grandi ipermercati, catene di negozi in franchising, negozi medio piccoli con diverse estrazioni locali, tutti insieme con l'obiettivo comune di creare dei poli commerciali di attrazione, sempre più organizzati anche in termini di servizi ed eventi offerti. Il fine comune ed ultimo è sempre stato quello di conseguire benefici in termini di maggiori vendite e ripartire la gran parte dei relativi costi generali. Non ci riferiamo solo alla possibilità di acquistare a prezzi più bassi grazie alla loro maggior capacità di smerciare, ma ci riferiamo soprattutto alle economie di scala derivanti dalla condivisione dei costi di struttura e dei costi di promozione e pubblicità che mirano costantemente ad attirare maggiori flussi di gente e di potenziali clienti.
Il Centro Commerciale è così divenuto il luogo dove poter trovare ed acquistare di tutto, parcheggiare liberamente e gratuitamente, godere di eventuali manifestazioni ed eventi d'attrazione, passeggiare, mangiare, andare al cinema ed altro. Ma nonostante questi numerosi sforzi volti a valorizzare e potenziare i servizi al cliente, si è riuscito a sviluppare appieno solo una serie di servizi di massa, spersonalizzati e di largo consumo, che si affiancano spontaneamente ai tipici acquisti fai da te. Nonostante ciò, si è trattato comunque di una formula commerciale di successo visto che l'obiettivo dei Centri era proprio quello di realizzare e lavorare su quantità e grandi numeri. Ma se in origine questa formula vincente godeva di privilegi di natura esclusiva su ciascun territorio, con il proliferare di tali imponenti strutture nei vari comprensori, il Centro Commerciale è ora esposto sempre di più a pressioni concorrenziali di altre strutture del medesimo calibro. E l'attrito della concorrenza si sente ancor di più in momenti di crisi e stagnazione economica.
Queste sono osservazioni che valgono in linea generale per tutte le imprese, dai piccoli negozi autonomi alle grandi catene, ma in fondo in fondo c'è una grande differenza: la capacità-possibilità di reagire ai momenti difficili del mercato che in una parola sola si chiama flessibilità. Da un punto di vista puramente aziendale tutti i singoli commercianti che fanno parte dei Centri Commerciali hanno generalmente una struttura di costi che, seppur condivisa in termini di economie di scala, è decisamente più rigida di altri. Ci riferiamo ai "contratti blindati" relativi agli affitti elevatissimi, alle cauzioni versate, al costo del personale che deve essere necessariamente più numeroso per coprire più ampie turnazioni su orari continuati di lavoro. Si tratta di costi che appesantiscono i Conti Economici di ciascun esercizio commerciale e che quindi richiedono un sostenuto volume di vendite, indispensabile almeno per la loro copertura.
Contestualmente ci domandiamo se tali rigidità nei costi fissi sono davvero sostenibili con le politiche promozionali di prezzi bassi che i Centri Commerciali cercano ogni giorno di comunicare all'esterno. Ci appare logico che tali prezzi bassi sono davvero praticabili solo se supportati da quei corposi volumi di vendita. E la cosa può diventare un serio problema in casi di contrazione economica, dove tali attività rischiano addirittura di compromettere il pareggio di bilancio, la loro redditività, la propria sopravvivenza e si espongono sensibilmente ai rischi di perdita e di insolvenza. Il moltiplicarsi di Centri Commerciali che si calpestano i piedi in medesimi comprensori, quindi, non è solo una lotta tra giganti perché del Centro fanno parte anche catene di negozi di più piccola dimensione e tutti obbligatoriamente sono chiamati a partecipare ai comuni costi fissi della struttura. Assistiamo quindi ai primi segnali di cedimento, si sentono pure voci relative a Centri Commerciali in crisi e che chiudono, forse anche a causa di errate valutazioni di aperture e posizionamento sul territorio. Senza parlare degli effetti disastrosi in termini di conseguenze per chi ha investito, si è contrattualmente impegnato e per chi aveva trovato lavoro sottocasa ed ora ritorna nelle liste di disoccupazione locale.
Si assisterà ad un ritorno al passato? Si passerà dal rigido al flessibile? E soprattutto si passerà da una dimensione dispersiva ad una dimensione più a misura d'uomo? Tornerà di moda il negozio familiare dove un cliente è il cliente e non un emerito sconosciuto? Dove si riesce ad esprimere davvero quella attenzione e quella cura delle esigenze di ciascuno ed instaurare un vero rapporto di fidelizzazione fatto di servizio e fiducia reciproca? Questo seppur vecchio modello non presuppone più alti prezzi per il consumatore ormai attento. E questo lo sa bene anche il commerciante intelligente e lungimirante, che si impegna ad esprimere totale attenzione affinché il suo cliente sia davvero soddisfatto. E poi, parcheggi a parte, un Centro Commerciale non potrà mai sostituire il centro della città dove è davvero bello passeggiare tra le vetrine, anche quando piove! ☺
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.