Il molise e l’energia
8 Marzo 2022
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Il molise e l’energia

Ma di cosa parliamo quando parliamo di energia? C’è una gran confusione sotto il sole, e questo aiuta i vertici decisionali nazionali e locali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare i combustibili fossili; in altre parole, i furbetti della Finzione Ecologica.

Il progetto delle 12 megapale eoliche vicino San Martino ha riaperto ferite non cancellate, quelle della lotta alla turbogas, ma anche alle trivelle in terra e in mare e al gasdotto Chieti-Larino con l’assalto al bosco di Corundoli e le previsioni di stoccaggio gas al Sinarca. Senza dimenticare l’esaltante manifestazione del 2011 al porto di Termoli che vide Lucio Dalla arrivare dal mare e centinaia di persone convenire da tutta la costa Adriatica per dire no alle prospezioni intorno alle isole Tremiti.

Non è dunque priva di storia e di partecipazione civica la querelle sul tipo e sulla quantità di energia da produrre nella nostra terra; e lungo tutta questa vicenda corre costante il filo rosso della mancanza di ciò che avrebbe impedito errori e sfregi al territorio, fino a far pensare di installare pale eoliche nell’area archeologica di Sepino (idea criminale per fortuna non perseguita).

Mi riferisco al Piano Energetico Ambientale della Regione Molise, chiesto a gran voce dai cittadini già nel 2004 e dopo 18 anni forse finalmente redatto, ma non ancora pienamente operante, se è vero che il progetto di San Martino ha potuto essere autorizzato.

Parlo con cognizione di causa, avendo partecipato a tutte le iniziative relative al problema energetico a partire dal 2002, avendo girato praticamente tutto il territorio molisano per informare e sensibilizzare la popolazione su questo tema così complesso, e in qualità di aderente al raggruppamento nazionale di comitati e associazioni che da nord a sud del paese si batte “Per il clima Fuori dal Fossile” (questo il nome scelto).

Il problema del progetto di San Martino non è nel tipo di energia scelto, posto che qualsiasi persona con un minimo di raziocinio si rende ormai conto che solo un rapido passaggio alle fonti rinnovabili può fermare il ballo suicida sull’orlo del vulcano che ci vede tutti protagonisti, molti loro malgrado. Il guaio è che mancando direttive precise e paletti in materia di produzione energetica, e soprattutto non avendo una mappatura puntuale del territorio, ci si muove da 18 anni in un limbo che ha consentito per esempio di erigere pale eoliche dappertutto in Molise, considerando ogni impianto a sé stante, senza avere cognizione della quota di energia rinnovabile da produrre, e soprattutto dove produrla. Le megapale eoliche di San Martino sono un esempio chiarissimo di questo assurdo modo di procedere. Il tutto senza fare il minimo passo per diminuire contemporaneamente la dipendenza dalle fonti fossili, passaggio indispensabile per poter pensare di arginare almeno in parte la distruzione del pianeta.

L’approccio al discorso energia deve dunque partire dall’esigenza di disporre di un Piano Energetico Ambientale che vada nella direzione di una transizione vera, non vergognosamente fasulla come quella portata avanti a livello governativo; ed è necessario che il Piano sia stilato in maniera condivisa, ascoltando cittadini, associazioni, amministrazioni locali. Non un documento calato dall’alto, dunque, ma un vero e proprio programma di sviluppo (perché è di questo che parliamo, anche, quando parliamo di energia) che tenga conto dei saperi e delle proposte elaborati dal basso in questi anni di studio e di lotte, e dell’incomprimibile diritto dei cittadini a preservare il territorio per le future generazioni; perché dovrebbe essere finito il tempo in cui si decide per noi senza di noi, e si considera la popolazione un insieme di ignoranti da tenere fuori da ogni decisione.

Il pericolo più grande ora, per il nostro Molise, viene dalla riapertura delle autorizzazioni alle attività di ricerca e prospezione di idrocarburi in terra e in mare, attività che riguardano più del 70% del nostro suolo e del nostro mare; è già partito il tamtam della disinformazione, a colpi di servizi e articoli che battono sul pericolo di rimanere senza gas e senza petrolio e spacciano gli idrocarburi per la salvezza dell’umanità.

Cosa fare, dunque? Sia pure con le limitazioni della pandemia, che aiutano molto chi considera la partecipazione dei cittadini un grosso fastidio, dobbiamo ripartire dagli incontri informativi sul territorio e coinvolgere le amministrazioni locali facendo capire quanto grave sia l’attacco al suolo e all’acqua. Occorre esigere la diffusione e l’applicazione immediata del Piano Energetico Ambientale, se davvero è pronto, così come la possibilità di esaminarlo e modificarlo se non rispetta i princìpi di abbandono del fossile e di tutela del territorio; aprire insomma una stagione di contrattazione effettiva con i decisori, e finalmente di apertura all’ascolto e alla presa in carico delle istanze di chi il territorio lo vive e ne trae sostentamento.

Utopia? Forse, ma sappiamo ormai tutti (tranne i nostri amministratori regionali) che è solo con l’utopia che si cammina e si progredisce. Forse quell’orizzonte indistinto che immaginiamo non lo raggiungeremo, ma i nostri piccoli passi in avanti aiuteranno ad essere realisti e ad esigere l’impossibile.☺

 

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