Etiche a confronto + posta
5 Maggio 2017
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Etiche a confronto + posta

(Il 25 novembre la Comunità Il Casone di Casacalenda riproporrà lo spettacolo Da Sasso a Nuvola, in occasione della raccolta fondi per le vittime del terremoto che ha coinvolto il centro Italia. Tutto il ricavato verrà devoluto a progetti specifici attraverso la consulta comunale di Casacalenda. Siete tutti invitati!)

 

 

I linguaggi della psichiatria e della psicologia spesso convergono, altre volte non possono che essere distanti. Se decidiamo di entrare nel dettaglio, le declinazioni psicoanalitiche (e non tutte, ma solo alcune di esse) sembrano porsi sul polo opposto a quello dell’intervento psichiatrico. Chi lavora nei servizi di salute mentale, agendo da tali posizioni, deve porsi il problema della comunicazione ed, eventualmente, della traducibilità dei linguaggi.

È evidente che una discussione di questa natura non può prescindere da considerazioni intorno agli strumenti di cui si avvalgono i professionisti delle varie aree, ed è altrettanto pacifico che gli strumenti sono la trasformazione materiale di presupposti ideologici e teorici. La psichiatria, dunque, non è solo farmacologia, né modificazione ortopedica del soggetto; d’altra parte non è possibile negare la dimensione di potere connaturata alla disciplina: potere e dovere di cura, ma anche potere di modificare materialmente il Reale biologico del corpo, attraverso sostanze che curano principalmente disattivando.

L’etica psicoanalitica (di una certa psicoanalisi) muove da presupposti diversi: vive nell’impossibilità di un intervento diretto su quel Reale neurologico, e deve per necessità e per scelta credere ed agire dentro una dimensione Simbolica che possa entrare in tensione con il soggetto nella sua complessità (sono ormai noti gli studi che attestano modifiche anche di ordine neurologico procurate da psicoterapie, dunque da trattamenti della patologia mentale attraverso il simbolico, la parola).

Un esempio può aiutarci a comprendere meglio le distanze, ma anche le possibilità di integrazione, tra due etiche tanto differenti: se da una parte la psichiatria ha come compito elettivo quello di intervenire direttamente sul sintomo, ad esempio un delirio, la psicoanalisi (in quanto terapia della parola, e in senso ampio del Simbolico), ha la necessità di procedere per vie a volte paradossali, giungendo ad interrogarsi intorno alla natura del delirio e ad approntare un dispositivo terapeutico che non solo non prescinde, ma che talvolta utilizza il tessuto stesso del delirio. Qualche psichiatra potrebbe sentirsi offeso da presupposti di tal genere (poco male), ma lavorando in chiave individuale, caso per caso, la psicoanalisi può e deve depurare l’intervento curativo dalle derive del controllo, della repressione, pur dentro un contesto di consapevolezza teorica rigoroso, di valutazione attenta e costante del caso. Farmaco e controllo devono essere bilanciati, fuori e dentro la comunità terapeutica, da un’etica psicoanalitica attenta al soggetto, alla sua specificità, fuori da ogni rigidità disciplinare.

Alessandro Prezioso

alessandroprezioso2@libero.it

 

In un mondo diverso

Ho scelto di proporre una mia personale rilettura della canzone del gruppo Vibrazioni intitolata In un mondo diverso, perché anche io desidero ardentemente che il mondo cambi in meglio.

La band affronta questo tema iniziando a parlare di una persona che sente un freddo nell’anima perché vorrebbe sentire la vicinanza di un’altra persona. Di notte il protagonista sente una lacrima scivolargli sul viso, come un bambino che sogna un mondo migliore, fatto di melodie ipnotiche e che al risveglio trova un mondo pieno di difetti. Solo la persona amata gli dona conforto, e con lei il protagonista danza nudo sul mare. Anche io, come detto, vorrei vivere una condizione migliore, trovando una persona in grado di comprendere tutti i problemi della mia vita, quanto è successo nel mio passato, e con la quale costruire un futuro migliore.

Ariano Greco

 

Lettera di Lino

Con continui atti d’amore siamo riusciti a costruire una nostra autonomia e libertà, ma un giorno ricominciò per me l’incubo della depressione. Dapprima in una clinica a Giulianova, Isernia e per due volte ricoverato in psichiatria a Termoli.

La situazione riguardante il mio stato psico-fisico era drammatica. Neanche la vicinanza di Anna, il mio amore, è riuscita a farmi uscire dal tunnel. Dopo la permanenza di 30 giorni, i dottori della psichiatria di Termoli, insieme al dr. M. decisero di farmi andare in comunità a Casacalenda, nella struttura a Media Intensità.

Il mio arrivo alla Smi è datato 18 Febbraio 2016. La mia diagnosi: grave crisi depressiva. Non nascondo che il mio viaggio all’interno della Smi è stato caratterizzato da stimoli da parte di operatori e ospiti, in modo particolare da Giuseppe C. che ha capito la mia situazione e con sforzi continui sono riuscito a superare la depressione e tutti i giorni ora lotto per riconquistare la felicità e la libertà con mia moglie. Sono riuscito a rialzarmi da una situazione complessa e da una drammatica lotta, senza mollare mai.

Sono un uomo di 58 anni. Soffro di crisi depressiva, disturbo bipolare maniaco-depressivo. Questo disturbo a poco a poco mi ha bloccato e rovinato la vita. Ho provato ad assumere svariati farmaci prescritti da medici competenti. All’inizio hanno portato benefici alla soluzione del problema.

Credo però che il problema abbia cause profonde. La situazione e l’idea che il tempo passi senza miglioramenti, mi angoscia. Sono stato alla Smi e lì ho imparato a ricostruite un presente che da diversi anni avevo cancellato. Ho riscoperto le persone che mi hanno voluto bene e che ora mi vogliono bene, senza mai dimenticare però Anna, il mio amore per sempre.

Dopo aver raggiunto ottimi risultati il Dr. M. mi ha dimesso dalla Smi il 15 settembre 2016. Attualmente sono uscito dalla depressione e mi sento insieme ad Anna un uomo libero.

 

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