Il virus della lamentazione
1 Dicembre 2015
laFonteTV (4175 articles)
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Il virus della lamentazione

Mosè disse al Signore: «L’ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: “Portalo in grembo”, come la nutrice porta il lattante, fino al suolo che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? Da dove prenderò la carne da dare a tutto questo popolo? Essi infatti si lamentano dietro a me…» (Nm 11,11-13).
Il libro dei Numeri tratta del problema dell’ identità e dell’organizzazione della comunità degli Israeliti che si trova a vivere nel deserto. L’ estrema essenzialità e l’ assenza di strutture la porta a vivere tensioni e conflitti relativi alla leadership e all’ autorità. Nel libro viene narrata la fine del soggiorno al Sinai, la marcia nel deserto e la preparazione alla conquista della Transgiordania. Questo percorso si mescola a istruzioni che fungono da complementi e attualizzazioni della legislazione precedente o che preparano l’istallazione in Canaan. Il Libro inoltre oscilla tra il particolarismo e l’apertura agli stranieri ed è fortemente marcato dal motivo delle lamentazioni contro Mosè, Aronne e Dio.
La nostalgia dei cibi dell’Egitto e il disprezzo verso la manna che oramai li ha nauseati provoca nel popolo pianto e lamento. Mosè ascolta questo grido che non viene più dal sentirsi oppressi ma dal bisogno di una dieta più variata e lo condivide con Dio. Egli interviene concretamente alleggerendo il carico di responsabilità del suo servo attraverso la creazione di ben settanta anziani e concedendo le quaglie per tutto il popolo. A lamentarsi poi contro Mosè sono il fratello Aronne e la sorella Maria, infastiditi dalle sue nozze con una donna etiope. Una nuova mormorazione lo colpisce a causa del discredito che alcuni uomini inviati a esplorare la terra di Canaan vogliono gettare su di lui. Segue poi la rivolta di Core, Datan e Abiràm contro Mosè e Aronne e la lite del popolo con Dio a causa della mancanza di acqua.
Questi lamenti del popolo gettano Mosè in una profonda prostrazione: egli sperimenta una notevole sproporzione tra le sue reali possibilità di guidare il popolo e le attese che sente poste su di lui. Avverte su di sé un peso eccessivo, simile a quello che solo una madre può assumere per amore del bambino che ha tenuto nel suo grembo e che è disposta a nutrire costi quel che costi. Questa maternità spirituale è per lui un impegno troppo grande! Tuttavia impara a viverla cercando di abbattere i muri che il popolo innalza verso Dio e intercedendo presso Dio perché egli costruisca con loro ponti di comunione.
Spesso il popolo di Dio è litigioso, impaziente e ribelle verso Dio e verso gli altri perché fa fatica a dare fiducia. Andando oltre le proprie miserie e le altrui fragilità è possibile immettere con forza nella storia il lievito di una fiducia che ci rende artigiani di alleanza con gli uomini e con Dio.

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