In terra di camorra
7 Giugno 2014 Share

In terra di camorra

Ci piace, in questo numero, dedicare la rubrica Mondoscuola agli alunni – cioè a coloro per cui è nata – dando loro voce. Accogliamo, dunque, al termine di un anno scolastico, la testimonianza fresca e coinvolgente di una giovanissima allieva della scuola secondaria di I grado di Mirabello Sannitico, che così racconta l’esperienza della visita alla cooperativa Le terre di don Peppe Diana, svolta con la sua scuola durante la scorsa primavera.

Il giorno 29 aprile scorso, noi alunni della scuola secondaria di I grado di Mirabello Sannitico abbiamo svolto un interessante viaggio d’istruzione in Campania. Ci siamo recati, infatti, a Castelvolturno, in provincia di Caserta, per incontrare gli operatori della cooperativa Le terre di Don Peppe Diana (il sacerdote ucciso dai casalesi il 19 marzo 1994, a Casal di Principe), che con l’associazione Libera gestisce dal 2010 un caseificio e un allevamento di bufale su terreni confiscati alla camorra.

Siamo arrivati presso l’azienda intorno alle 9.30 e lì ci ha accolti il presidente, Roberto Fiorillo. Entrati all’interno del caseificio, abbiamo potuto osservare il processo di filatura e mozzatura (ossia “spezzatura”, processo da cui deriva il nome mozzarella) che la mozzarella subisce. Il primo consiste nel rendere solido il latticino per dargli le forme desiderate, il secondo consiste nel dare il tipico aspetto alla mozzarella, spezzandola. Gli operatori ci hanno inoltre informati delle difficoltà legate al lavoro che svolgono, che purtroppo va incontro a minacce e ritorsioni, ma anche la soddisfazione di contribuire ad un progetto così importante, quello del recupero di beni che prima erano in mano alla criminalità, possibile grazie alla legge Rognoni-La Torre, del 1982, e alla legge 109 del 1996.

Finita la visita al caseificio, siamo entrati in una spaziosa sala-proiezioni e lì il presidente Fiorillo ci ha spiegato molte cose, con l’aiuto di alcune slide. Innanzitutto ci ha illustrato gli obiettivi e le attività svolte dalla cooperativa, che fa parte della rete di Libera, associazione impegnata contro le mafie dal 1995, ed in particolare nel riutilizzo delle terre confiscate alla criminalità, sia in Campania che altrove. Il presidente ci ha parlato delle continue minacce che la cooperativa subisce, raccontandoci di quando la camorra gli ha bruciato un campo di lavoro. Ma ci ha anche trasmesso positività, dicendoci che loro non si arrendono e continuano il loro cammino senza preoccuparsi delle minacce, perché, come ci ha detto, per combattere la mafia bisogna avere il coraggio di lottare. Molto interessante è stato sapere dei campi di lavoro estivi che ‘Libera’ organizza per permettere ai giovani di sperimentare cosa si prova lavorando ad un progetto così importante, agendo nel rispetto della legge quando tutto, intorno, sembra invitare al contrario.

Una cosa che ci ha colpito molto è stato vedere la voglia di lottare a denti stetti e con gran coraggio che i ragazzi dell’associazione hanno, e secondo me è stato un messaggio molto importante. Questa esperienza è stata per noi molto bella e significativa, perché ci ha insegnato che è importante combattere per realizzare degli obiettivi così alti e coraggiosi come quelli proposti da Libera.

Un altro insegnamento per noi importante è stato sapere che, nonostante tante difficoltà e tante vittime, ci sono molte persone impegnate nel rispetto della legge, e molto attive nel contrasto alle mafie (Camorra, Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita), l’obiettivo principale che don Luigi Ciotti si è proposto nel 1995 con la realizzazione di Libera.J

Camilla Sulmona

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