indice del numero di marzo 2024 http://www.lafonte.tv/
29 Febbraio 2024
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In questo numero:
– non stanchiamoci di fare il bene
di Carlo A. Roberto
– dal porcellum alle porcate (Lettera aperta a quanti non vogliono guazzare nel brago)
di Antonio Di Lalla
– la struttura della bibbia
di Michele Tartaglia
– clienti passivi
di Dario Carlone
– pittura: “Guerra, distruggere per ricostruire?”
di Ana Maria Erra Guevara
– l’italia spaccata
di Marcella Stumpo
– una coalizione per termoli
di Famiano Crucianelli
– larino: la città del sollievo
di Pasquale Di Lena
– lo sterminio dei campi continua
di Rossano Pazzagli
– l’otto tutto l’anno
di Patrizia Manzo
– confessioni di una termolese
di Tina De Michele
– assistenza agli anziani non-autosufficienti
di Guglielmo Giumelli
– bonefro: accadrà domani?
di Santo Perrotta
– lettere dal carcere (III parte)
di Laura De Noves
– lo zucchero dei ricordi
di Alessandro Fo
-l’altalena quotidiana
di Christiane Barckhausen-Canale
– tela: “Memory”
di www.su-mi.org
– blue Monday – effetto matilda
di Loredana Alberti
– paesaggisti
di Gaetano Jacobucci
– pittura: “Rattoppi”
di Antonio Scardocchia
– la cultura della legalità
di Gabriella de Lisio
– la verità sulle armi e sulla guerra
di Franco Novelli
– la guerra non conviene, mai!
di Michele Blanco
– i muri che dividono
A cura di Marina Bucci
– l’innovazione tecnologica
di Andrea Barsotti
– scintille
di Lucia Berrino
– la miniera
di Enzo Bacca
– palestinesi e israeliani (Tratto da: Adista Documenti n° 40 del 25/11/2023)
di Vera Pegna
– per un pizzico di fortuna
di Gildo Giannotti
– i manufatti di Cleofino Casolino: “Ecce Homo”
di Cleofino Casolino
– di guerra e di pace
di Antonietta Parente
– foto: “La guerra di Piero”
di Antonietta Parente
– israele – palestina – india…
di Silvio Malic
– nel segno della tradizione
di Filomena Giannotti
– venti piccole patriette
di Domenico D’Adamo

editoriale
dal porcellum alle porcate (Lettera aperta a quanti non vogliono guazzare nel brago)
– di Antonio Di Lalla a pag.3
Del porco, con licenza parlando, dice la cultura popolare che non si butta nulla perché è tutto meravigliosamente squisito e commestibile. Destino ingiusto e ingrato fa sì che invece il suo nome sia insulto alle persone e il sostantivo derivato indichi cose vergognose e riprovevoli.

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