Insinuazioni sui soliti noti
Tra commentatori e appassionati della politica regionale stanno spopolando gli scritti al vetriolo dell’ormai celeberrima Livia Bonetti. Anche il nostro attento direttore ne ha seguito con interesse le rivelazioni, tanto da chiedermi un commento. Ma non posso che partire da una doverosa premessa: a me piace mettere la faccia su ciò che scrivo e, seppur tentato dal lasciarmi andare a commenti duri, la deontologia professionale mi ricorda di citare solo fatti circostanziati e ben documentati. Sarò dunque meno interessante e sensazionalista della nuova eroina molisana, anche perché sono quasi certo di averne individuato le reali generalità e, di conseguenza, quelle del suo “editore” occulto. Lontano anni luce dai miei ideali in fatto di verità, giustizia, politica. Ciò non toglie, che da appassionato di giornalismo investigativo, guardo sempre con entusiasmo a qualunque slancio profuso nel rivelare informazioni scottanti.
La simpatica e sferzante Livia ci racconta di presunti intrighi amorosi, giochi di potere combattuti dai politici molisani per conto o per tramite di dirigenti, più o meno legittimamente nominati, magistrati amici, amanti e “figli di”. Un thriller dall’ordito complesso, che richiederebbe mesi di verifica e fiumi di pagine, con tanto di omissis all’italiana. Mi limiterò allora a qualche considerazione, più squisitamente politica, coi soli filtri del buon senso e dell’opportunità. La classe politica che ci governa si è presentata, nel 2018, con un’immagine a metà strada tra il nuovo che avanza e la riproposizione di ciò che avrebbe funzionato in passato, il “buon governo di centrodestra”, per dirla alla Toma. Eppure, ogni volta che si affronta uno dei tanti, annosi problemi della regione, riemerge con forza una sorta di filo conduttore, una continuità nel modus operandi che travalica gli schieramenti. Faccio un esempio.
È di pochi giorni fa la notizia della condanna dell’esecutivo Iorio per i fatti del Termoli Jet. La vicenda è tristemente nota e non necessita di ulteriori approfondimenti, ma la riassumo brevemente, per chi si fosse distratto. Col fine di “rilanciare le attività produttive” nella zona del cratere del 2002 (allargata dall’allora governatore a decine di comuni che non furono colpiti dallo sciame sismico) e non solo, la Regione si mise “in società” con l’imprenditore Larivera ed acquistò un catamarano per i collegamenti con la Croazia. Soldi pubblici (circa 8 milioni di euro) che, invece di aiutare la ripresa produttiva, finirono in un’attività che nulla portò agli sfortunati molisani. Tra ricorsi e inchieste giudiziarie, la costosa imbarcazione rimase per anni ormeggiata a Termoli, prima di essere rivenduta per un pugno di mosche: se l’aggiudicò all’asta un broker coreano per 1.6 milioni, ma il valore complessivo si aggirava intorno ai 16 milioni. Ora, non voglio entrare nella querelle giudiziaria, anzi mi auguro (e allo stesso tempo m’indigno) che si sia trattato di scarsa “opportunità” delle scelte politiche. Ma sono rimasto sorpreso rileggendo i verbali di un vecchio consiglio regionale quando i 5 stelle, era il 2013, chiedevano alla Regione guidata da Frattura di costituirsi parte civile nel processo, così da poter eventualmente ottenere un risarcimento danni. Il centrosinistra accolse l’invito, mentre il centrodestra uscì dall’aula. Chi sedeva tra le file del centrosinistra? Se la memoria non m’inganna, Niro, Scarabeo e Cotugno. Che, vado sempre a memoria, confluirono nel centrodestra a fine 2017 e militano ancora lì. Due dei tre sono addirittura membri della giunta. Salvatore Micone, l’attuale presidente del consiglio regionale, era già col centrodestra, dove tornò dopo un giretto alla corte di Frattura. Attualmente, tutti questi signori siedono accanto al governatore di allora, Michele Iorio, che da valido alleato è diventato il loro peggior incubo dopo lo strappo consumato, guarda caso, sulla “riforma” del trasporto pubblico locale. Per chi non seguisse la politica regionale, ci sono due temi che scaldano sempre gli animi: la sanità e i trasporti. Perché sono i due comparti dove girano più soldi, semplicemente.
Ora fatemi fare un po’ la Bonetti: mettetevi comodi.
Tutto questo per arrivare ad una considerazione che a molti sembrerà scontata, ma non al cittadino medio, che ha di meglio da fare che seguire la telenovela politica molisana: non usciremo mai dal pantano finché lasceremo decidere a poche persone, nei salotti, nelle aziende o nelle cliniche che contano, chi ci andrà a governare. Cambiano le giacche, non le facce. Né, ahinoi, le vittime. Ma oltre ai politici, ci sono altre figure che garantiscono una sorta di continuità, nel buon o malgoverno che sia: i dirigenti. E in Molise, nonostante i continui moniti della Corte dei Conti, si fa un uso spropositato, per lo meno inopportuno, della figura dei dirigenti esterni. È proprio intorno a queste figure apicali delle strutture regionali che si consuma spesso una battaglia senza esclusione di colpi. Ma, magari, ne parleremo più in là. Ciò che conta sottolineare ora è il messaggio tra le righe, che emerge dai report di Livia Bonetti: in una regione in cui i giovani soffocano o scappano, le imprese chiudono senza gli amici giusti nei Palazzi, i disoccupati si aggrappano agli ammortizzatori sociali (a volte, mi spiace dirlo, elemosine), non sono più tollerabili le corsie preferenziali per rivestire incarichi da migliaia di euro al mese. Così come non sono più tollerati gli sprechi della politica. E allora, se davvero Toma e i suoi non hanno nulla da temere, sarebbe bene che mostrassero gli estratti conto delle carte di credito pagate dai contribuenti. Per ora, sappiamo solo che in tempi di magra, con debiti su debiti che si accumulano sulle spalle dei molisani, lorsignori hanno pensato bene di aumentarne la dotazione del 50%, passando ad un tetto di spesa di 45mila euro. Uno schiaffo in faccia, con tanto di manrovescio a rimorchio, ai tanti, troppi cittadini in difficoltà. Se poi, come denuncia l’eroina dietro pseudonimo, quelle carte rivelassero spa e soggiorni in dolce compagnia, i nostri governanti farebbero bene anche a dimettersi, conservando un briciolo di dignità.☺
