intervalli di tempo  di Dario Carlone
30 Maggio 2012
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intervalli di tempo di Dario Carlone

 

Viaggiare in aereo è diventata oggi un’abitudine diffusa e, se a costi bassi, alla portata di tutti. In tempi ragionevoli – qualche ora per le brevi distanze – si raggiungono nazioni estere, si varcano gli oceani, ci si ritrova “comodamente” a destinazione, pronti per affrontare impegni di lavoro o, in caso di vacanza, per godersi un periodo di riposo.

Posti in secondo piano, rispetto al piacere di “volare”, ritardi, scioperi selvaggi, controlli serrati, check-in e incognita bagagli, mi soffermo su un aspetto che comporta il viaggiare su lunghe distanze: l’attraversamento dei fusi orari. Conseguenza, e non da poco sembrerebbe, è il cosiddetto  fenomeno del jet-lag [pronuncia: get-legh], intraducibile nella nostra lingua se non con una locuzione piuttosto faticosa: “malessere causato dalla variazione rapida di fusi orari nel viaggio in aereo”.

Come hanno potuto sperimentare anche alcuni componenti della redazione del nostro periodico, nella recente trasferta “argentina”, volando verso ovest si percepisce un allungamento della durata del giorno (o della notte) per la differenza di orario che esiste tra il nostro e il continente americano; ancora più sensibile la percezione del tempo in direzione contraria, verso est. Poiché quando si raggiungono paesi lontani che stanno ad Est (Cina, India, ecc.) si anticipa il domani, mentre in senso contrario, andando verso Ovest (America, ecc.), si torna indietro al giorno di ieri, il ciclo del nostro orologio biologico subisce variazioni.

È ora interessante notare che delle due parti che formano il vocabolo jet-lag, la prima può essere considerata un  sinonimo di aeroplano (in italiano è infatti accolta in questa accezione) ma il significato originario è più propriamente “schizzo, zampillo”, con evidente riferimento alla velocità che caratterizza un mezzo di trasporto aereo. Lag, la seconda parola che compone il sintagma corrisponde, in italiano, a “ritardo, intervallo”. Il risultato è quindi un termine che unisce in sé due realtà semantiche non uniformi, due opposti, veicolando l’idea di pausa e quella di rapidità in una combinazione singolare.

La stanchezza che un viaggiatore avverte nello spostamento da un luogo ad un altro del pianeta – una “sindrome professionale” per quanti sono impiegati presso le compagnie aeree -, il faticoso adattamento alla variazione di orario, il ritardo forzato a cui si è soggetti prima di poter riprendere completamente i ritmi abituali, il senso letterale di jet-lag che unisce velocità e lentezza, mi suggeriscono qualche riflessione riguardo alla situazione odierna del nostro Paese, e da un osservatorio più vicino, della nostra regione.

Recentemente la sociologa Chiara Saraceno, in un suo articolo, ha parlato del disagio manifestato da qualche ministro dell’attuale governo: convinta che la crisi si sarebbe risolta in breve tempo, la ministra del lavoro ha ammesso di avere sottovalutato quanto gravi potessero essere le difficoltà che le persone, specie le più vulnerabili, avrebbero incontrato come conseguenza della riforma, subito attuata, delle pensioni, “l’unico caso – scrive la Saraceno – in cui non c’è stato un periodo di transizione” (La repubblica, 11/05/2012). E prosegue definendo l’atteggiamento dell’esponente di governo una “ammissione onesta (anche se tardiva) che la medicina che lei e il governo … hanno creduto necessario somministrarci non è (stata) ugualmente amara per tutti e qualcuno rischia di non trarne alcun giovamento”. Disorientati dal jet-lag di manovre e soluzioni drastiche ai gravi problemi dell’economia italiana, non abbiamo avuto il tempo adatto per “riambientarci”, travolti dalla rapidità delle decisioni prese sulle nostre teste!

E se restringiamo le considerazioni alla nostra realtà regionale, quanti altri jet-lag dovranno i molisani soffrire per rientrare da un debito della sanità, per accettare, loro malgrado, un sistema assistenziale in via di smantellamento, tagli e imposizioni sempre più vasti e immotivati?

“Tra arroganza e populismo… – conclude la Saraceno – ci sono alternative più costruttive. Richiedono forse un po’ più di umiltà e sobrietà intellettuale e civile”. Ed anche la consapevolezza che le scelte sulle vite delle persone richiedono “giusti intervalli di tempo”. ☺

dario.carlone@tiscali.it

 

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