Dico subito che tutti i cristiani hanno la stessa Bibbia e tutti la chiamano "Parola del Signore". Tutti la leggono come il messaggio che Dio rivolge ancora oggi all'umanità. Tutti riconoscono nella Bibbia la rivelazione di Dio al mondo, anzi l’unica fonte di tale rivelazione. Questo significa che Dio ha ispirato gli autori della Bibbia in modo che dicessero e poi scrivessero le cose che riguardano l’opera di Dio nel mondo. Perciò i libri della Bibbia non vanno letti come libri che permettono di conoscere la verità su fatti della scienza o della storia o della filosofia, ma contengono la predicazione da fede a fede nell’unico Dio in Cristo Gesù.
Per le chiese della Riforma (i protestanti) la Bibbia assume una importanza determinante per la confessione della fede e per l’azione della Chiesa. Il motto che venne costruito dai riformatori fu: Sola scriptura. Con questo che si vuol dire?
1. Viene esclusa, nella conoscenza e nel rapporto con Dio, la validità orientatrice dell’esperienza e della situazione dell’uomo. Viene così rifiutata l’idea “che vi sia nell’uomo una conoscenza innata di Dio, intaccata ma non eliminata dal peccato, una voce della coscienza, che rappresenta una scintilla della divina intelligenza, che gli parla di Dio e della legge morale, che egli può ascoltare appena rientra in se stesso… È la conoscenza di Dio attraverso l’esperienza umana. La Riforma rifiutando tale ideologia ha voluto riaffermare con determinazione “… che Dio può essere conosciuto soltanto attraverso la mediazione di Cristo, cioè ascoltando la parola della predicazione basata sulla testimonianza delle Scritture …” (V.Subilia, Solus Christus, Claudiana p. 53).
2. Viene esclusa, nella conoscenza e nel rapporto con Dio, la validità orientatrice della tradizione della chiesa, cioè una certa guida infallibile dell’opera della chiesa stessa. “… questa convinzione poggia sulla fiducia nella presenza del Signore in mezzo ai credenti e nella guida del suo Spirito…” (p.56).
Le chiese della Riforma sono state chiamate anche le chiese del “libero esame”, cioè non esiste nella Chiesa un’autorità morale che impone la verità nella giusta interpretazione della volontà di Dio. Ma libero esame non vuol dire esasperato individualismo, quanto attenta e umile capacità di saper ascoltare “quello che lo Spirito dice alla Chiesa”; è capacità di sottomettere tutto alla autorità dello Spirito Santo, unico interprete della Parola di Dio. Dal libero esame nasce la forte esigenza allo studio biblico come fatto comunitario, come costante incontro con la Parola, come ascolto di quest’unica autorità.
Nelle chiese evangeliche l’importanza della Bibbia, che è letta, studiata ed è al centro del Culto domenicale, può essere vista pensando alla storia di queste chiese. La loro azione prioritaria, anche nel nostro paese, è stata quella di diffondere la Bibbia come libro non riservato al Culto, ma quale guida della vita quotidiana. La presenza della Bibbia nelle carceri, negli ospedali, negli alberghi e in altri luoghi pubblici (specie in Europa e negli Stati Uniti) è segno di come tale libro non sia solo “sacro”, ma parte della vita di tutti.
Oggi abbiamo la necessità di fare in modo che la Bibbia (il libro più venduto nel mondo) divenga sempre più il libro di tutti al di là della professione di fede di ognuno. Esso è patrimonio culturale prima ancora di essere testo di fede cristiana.
Vi è poi una altro aspetto riguardo alla Bibbia quale Parola di Dio. Essa è affidata ai cristiani non per farne un tesoro personale, ma perché sia predicata, cioè acquisti la capacità di offrire luce di orientamento e forza di speranza per l’umanità. Questo vuol dire che i cristiani hanno nelle loro mani una grande responsabilità perché Dio vuole dare fiducia a cristiani e affida loro con amore la Sua Parola perché il mondo possa conoscere chi Egli sia. Dio pone la sua fiducia in noi e accetta il fatto che il mondo possa conoscerlo solo attraverso l’annuncio della Parola predicata dai cristiani.
Dio si è rivelato in Gesù Cristo e il mondo potrà conoscere chi sia questo Signore non guardando il cielo o cercando di interpretare i propri sogni, ma ascoltando le parole dei cristiani. Così vi è tutta l’importanza data alla “predicazione”. Essa “… non è applicazione esortativa di verità dogmatiche… ma proclamazione dell’evangelo. … L’annuncio evangelico è fondamentale. Esso dice all’uomo quello che l’uomo realmente è. Non lo esorta a essere più buono. Non fa leva sulle sue potenzialità umane… così la predicazione evangelica… è unicamente portavoce della parola di Dio, che dichiara e mantiene la promessa fatta.” (AA.VV. Le chiese della Riforma, Paoline p. 53s).
La predicazione evangelica, posta nelle mani dei cristiani, è affidata a tutti e non è patrimonio di alcuni. Così nelle chiese della Riforma questo ministero è affidato ai pastori (uomini e donne), ma anche ad altri perché il Signore invia chi vuole senza costruire una casta di specialisti o di sacerdoti. Così abbiamo i predicatori locali seguendo una consuetudine del movimento delle chiese metodiste e delle chiese valdesi con i predicatori itineranti fonte inesauribile di diffusione della Parola di Dio. ☺
Dico subito che tutti i cristiani hanno la stessa Bibbia e tutti la chiamano "Parola del Signore". Tutti la leggono come il messaggio che Dio rivolge ancora oggi all'umanità. Tutti riconoscono nella Bibbia la rivelazione di Dio al mondo, anzi l’unica fonte di tale rivelazione. Questo significa che Dio ha ispirato gli autori della Bibbia in modo che dicessero e poi scrivessero le cose che riguardano l’opera di Dio nel mondo. Perciò i libri della Bibbia non vanno letti come libri che permettono di conoscere la verità su fatti della scienza o della storia o della filosofia, ma contengono la predicazione da fede a fede nell’unico Dio in Cristo Gesù.
Per le chiese della Riforma (i protestanti) la Bibbia assume una importanza determinante per la confessione della fede e per l’azione della Chiesa. Il motto che venne costruito dai riformatori fu: Sola scriptura. Con questo che si vuol dire?
1. Viene esclusa, nella conoscenza e nel rapporto con Dio, la validità orientatrice dell’esperienza e della situazione dell’uomo. Viene così rifiutata l’idea “che vi sia nell’uomo una conoscenza innata di Dio, intaccata ma non eliminata dal peccato, una voce della coscienza, che rappresenta una scintilla della divina intelligenza, che gli parla di Dio e della legge morale, che egli può ascoltare appena rientra in se stesso… È la conoscenza di Dio attraverso l’esperienza umana. La Riforma rifiutando tale ideologia ha voluto riaffermare con determinazione “… che Dio può essere conosciuto soltanto attraverso la mediazione di Cristo, cioè ascoltando la parola della predicazione basata sulla testimonianza delle Scritture …” (V.Subilia, Solus Christus, Claudiana p. 53).
2. Viene esclusa, nella conoscenza e nel rapporto con Dio, la validità orientatrice della tradizione della chiesa, cioè una certa guida infallibile dell’opera della chiesa stessa. “… questa convinzione poggia sulla fiducia nella presenza del Signore in mezzo ai credenti e nella guida del suo Spirito…” (p.56).
Le chiese della Riforma sono state chiamate anche le chiese del “libero esame”, cioè non esiste nella Chiesa un’autorità morale che impone la verità nella giusta interpretazione della volontà di Dio. Ma libero esame non vuol dire esasperato individualismo, quanto attenta e umile capacità di saper ascoltare “quello che lo Spirito dice alla Chiesa”; è capacità di sottomettere tutto alla autorità dello Spirito Santo, unico interprete della Parola di Dio. Dal libero esame nasce la forte esigenza allo studio biblico come fatto comunitario, come costante incontro con la Parola, come ascolto di quest’unica autorità.
Nelle chiese evangeliche l’importanza della Bibbia, che è letta, studiata ed è al centro del Culto domenicale, può essere vista pensando alla storia di queste chiese. La loro azione prioritaria, anche nel nostro paese, è stata quella di diffondere la Bibbia come libro non riservato al Culto, ma quale guida della vita quotidiana. La presenza della Bibbia nelle carceri, negli ospedali, negli alberghi e in altri luoghi pubblici (specie in Europa e negli Stati Uniti) è segno di come tale libro non sia solo “sacro”, ma parte della vita di tutti.
Oggi abbiamo la necessità di fare in modo che la Bibbia (il libro più venduto nel mondo) divenga sempre più il libro di tutti al di là della professione di fede di ognuno. Esso è patrimonio culturale prima ancora di essere testo di fede cristiana.
Vi è poi una altro aspetto riguardo alla Bibbia quale Parola di Dio. Essa è affidata ai cristiani non per farne un tesoro personale, ma perché sia predicata, cioè acquisti la capacità di offrire luce di orientamento e forza di speranza per l’umanità. Questo vuol dire che i cristiani hanno nelle loro mani una grande responsabilità perché Dio vuole dare fiducia a cristiani e affida loro con amore la Sua Parola perché il mondo possa conoscere chi Egli sia. Dio pone la sua fiducia in noi e accetta il fatto che il mondo possa conoscerlo solo attraverso l’annuncio della Parola predicata dai cristiani.
Dio si è rivelato in Gesù Cristo e il mondo potrà conoscere chi sia questo Signore non guardando il cielo o cercando di interpretare i propri sogni, ma ascoltando le parole dei cristiani. Così vi è tutta l’importanza data alla “predicazione”. Essa “… non è applicazione esortativa di verità dogmatiche… ma proclamazione dell’evangelo. … L’annuncio evangelico è fondamentale. Esso dice all’uomo quello che l’uomo realmente è. Non lo esorta a essere più buono. Non fa leva sulle sue potenzialità umane… così la predicazione evangelica… è unicamente portavoce della parola di Dio, che dichiara e mantiene la promessa fatta.” (AA.VV. Le chiese della Riforma, Paoline p. 53s).
La predicazione evangelica, posta nelle mani dei cristiani, è affidata a tutti e non è patrimonio di alcuni. Così nelle chiese della Riforma questo ministero è affidato ai pastori (uomini e donne), ma anche ad altri perché il Signore invia chi vuole senza costruire una casta di specialisti o di sacerdoti. Così abbiamo i predicatori locali seguendo una consuetudine del movimento delle chiese metodiste e delle chiese valdesi con i predicatori itineranti fonte inesauribile di diffusione della Parola di Dio. ☺
Dico subito che tutti i cristiani hanno la stessa Bibbia e tutti la chiamano "Parola del Signore". Tutti la leggono come il messaggio che Dio rivolge ancora oggi all'umanità. Tutti riconoscono nella Bibbia la rivelazione di Dio al mondo, anzi l’unica fonte di tale rivelazione. Questo significa che Dio ha ispirato gli autori della Bibbia in modo che dicessero e poi scrivessero le cose che riguardano l’opera di Dio nel mondo. Perciò i libri della Bibbia non vanno letti come libri che permettono di conoscere la verità su fatti della scienza o della storia o della filosofia, ma contengono la predicazione da fede a fede nell’unico Dio in Cristo Gesù.
Per le chiese della Riforma (i protestanti) la Bibbia assume una importanza determinante per la confessione della fede e per l’azione della Chiesa. Il motto che venne costruito dai riformatori fu: Sola scriptura. Con questo che si vuol dire?
1. Viene esclusa, nella conoscenza e nel rapporto con Dio, la validità orientatrice dell’esperienza e della situazione dell’uomo. Viene così rifiutata l’idea “che vi sia nell’uomo una conoscenza innata di Dio, intaccata ma non eliminata dal peccato, una voce della coscienza, che rappresenta una scintilla della divina intelligenza, che gli parla di Dio e della legge morale, che egli può ascoltare appena rientra in se stesso… È la conoscenza di Dio attraverso l’esperienza umana. La Riforma rifiutando tale ideologia ha voluto riaffermare con determinazione “… che Dio può essere conosciuto soltanto attraverso la mediazione di Cristo, cioè ascoltando la parola della predicazione basata sulla testimonianza delle Scritture …” (V.Subilia, Solus Christus, Claudiana p. 53).
2. Viene esclusa, nella conoscenza e nel rapporto con Dio, la validità orientatrice della tradizione della chiesa, cioè una certa guida infallibile dell’opera della chiesa stessa. “… questa convinzione poggia sulla fiducia nella presenza del Signore in mezzo ai credenti e nella guida del suo Spirito…” (p.56).
Le chiese della Riforma sono state chiamate anche le chiese del “libero esame”, cioè non esiste nella Chiesa un’autorità morale che impone la verità nella giusta interpretazione della volontà di Dio. Ma libero esame non vuol dire esasperato individualismo, quanto attenta e umile capacità di saper ascoltare “quello che lo Spirito dice alla Chiesa”; è capacità di sottomettere tutto alla autorità dello Spirito Santo, unico interprete della Parola di Dio. Dal libero esame nasce la forte esigenza allo studio biblico come fatto comunitario, come costante incontro con la Parola, come ascolto di quest’unica autorità.
Nelle chiese evangeliche l’importanza della Bibbia, che è letta, studiata ed è al centro del Culto domenicale, può essere vista pensando alla storia di queste chiese. La loro azione prioritaria, anche nel nostro paese, è stata quella di diffondere la Bibbia come libro non riservato al Culto, ma quale guida della vita quotidiana. La presenza della Bibbia nelle carceri, negli ospedali, negli alberghi e in altri luoghi pubblici (specie in Europa e negli Stati Uniti) è segno di come tale libro non sia solo “sacro”, ma parte della vita di tutti.
Oggi abbiamo la necessità di fare in modo che la Bibbia (il libro più venduto nel mondo) divenga sempre più il libro di tutti al di là della professione di fede di ognuno. Esso è patrimonio culturale prima ancora di essere testo di fede cristiana.
Vi è poi una altro aspetto riguardo alla Bibbia quale Parola di Dio. Essa è affidata ai cristiani non per farne un tesoro personale, ma perché sia predicata, cioè acquisti la capacità di offrire luce di orientamento e forza di speranza per l’umanità. Questo vuol dire che i cristiani hanno nelle loro mani una grande responsabilità perché Dio vuole dare fiducia a cristiani e affida loro con amore la Sua Parola perché il mondo possa conoscere chi Egli sia. Dio pone la sua fiducia in noi e accetta il fatto che il mondo possa conoscerlo solo attraverso l’annuncio della Parola predicata dai cristiani.
Dio si è rivelato in Gesù Cristo e il mondo potrà conoscere chi sia questo Signore non guardando il cielo o cercando di interpretare i propri sogni, ma ascoltando le parole dei cristiani. Così vi è tutta l’importanza data alla “predicazione”. Essa “… non è applicazione esortativa di verità dogmatiche… ma proclamazione dell’evangelo. … L’annuncio evangelico è fondamentale. Esso dice all’uomo quello che l’uomo realmente è. Non lo esorta a essere più buono. Non fa leva sulle sue potenzialità umane… così la predicazione evangelica… è unicamente portavoce della parola di Dio, che dichiara e mantiene la promessa fatta.” (AA.VV. Le chiese della Riforma, Paoline p. 53s).
La predicazione evangelica, posta nelle mani dei cristiani, è affidata a tutti e non è patrimonio di alcuni. Così nelle chiese della Riforma questo ministero è affidato ai pastori (uomini e donne), ma anche ad altri perché il Signore invia chi vuole senza costruire una casta di specialisti o di sacerdoti. Così abbiamo i predicatori locali seguendo una consuetudine del movimento delle chiese metodiste e delle chiese valdesi con i predicatori itineranti fonte inesauribile di diffusione della Parola di Dio. ☺
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