La bibbia tradotta
18 Ottobre 2019
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La bibbia tradotta

Oggi siamo abituati a pensare alla bibbia tradotta in tante lingue ma nell’ antichità, soprattutto nell’era prima di Cristo, il fenomeno della traduzione non era per nulla presente e anche testi molto importanti in alcune culture non venivano tradotti in altre lingue. La traduzione della bibbia ebraica in greco, iniziata nel III secolo a. C. e passata alla storia con il titolo di Settanta è, quindi, un fenomeno senza precedenti. La causa della traduzione è probabilmente data dal fatto che molti ebrei in epoca ellenistica non solo non parlavano ebraico (lingua di fatto morta) ma neppure aramaico, che era la lingua in cui si traduceva il testo biblico oralmente per renderlo comprensibile agli ebrei di Palestina e Babilonia. Con l’avvento di Alessandro Magno nasce l’ellenismo che rende il greco la lingua internazionale (come oggi l’inglese) e di fatto la lingua parlata nei territori soprattutto da parte dei discendenti di emigranti che non conoscono le lingue locali, e tra questi c’erano ovviamente gli ebrei.

La traduzione greca è collocata tradizionalmente in Egitto, ad Alessandria; una leggenda, riportata nell’apocrifa lettera di Aristea, narra che il re Tolomeo II (antenato di Cleopatra), vissuto nel III secolo a. C., voleva arricchire la famosa biblioteca dei libri dei popoli da lui governati, tra cui gli ebrei e chiese al sommo sacerdote di Gerusalemme di inviare persone che potessero tradurre in greco la legge di Mosè. Furono inviati sei uomini per ogni tribù per un totale di 72 (convenzionalmente arrotondati a 70 da cui il titolo della traduzione). Secondo altre versioni della leggenda, questi uomini furono chiusi per diversi giorni ognuno in una cella dove dovevano tradurre la Torah indipendentemente uno dall’altro. Alla fine, confrontando le traduzioni videro che erano identiche per cui ciò fu considerato frutto dell’ispirazione divina. L’enorme popolarità che ebbe la traduzione (ovviamente tra gli ebrei di lingua greca) e il completamento successivo con la traduzione di tutti i libri della bibbia ebraica entro la fine del I secolo d. C., la rese il testo sacro di fatto più usato dagli ebrei e attraverso cui anche i primi cristiani, che in maggioranza parlavano greco, si sono accostati alle Scritture ebraiche.

Di fatto lo studio delle Scritture lette come profezie di Cristo fu fatto principalmente su traduzioni greche e il confronto/scontro con i giudei riguardo alla messianicità di Gesù avvenne sempre sulla bibbia greca, come si vede in Giustino, filosofo cristiano vissuto nel II secolo (che era nato in Samaria) quando discuteva con il giudeo Trifone nell’omonimo Dialogo. Una delle questioni discusse è il concepimento verginale di Gesù di cui parlano i vangeli appellandosi a Isaia 7,14, dove nel testo greco ricorre la parola “vergine” assente in ebraico. Un revisore della traduzione greca di nome Aquila, vissuto anch’egli nel II secolo, cambiò quindi il termine rendendolo più vicino all’originale ebraico per togliere ai cristiani la base scritturistica della questione. Il fenomeno delle revisioni (se ne conoscono almeno tre in ambito giudaico, fatte da Aquila, Simmaco e Teodozione) dimostra che gli ebrei volevano continuare a leggere la bibbia in greco; esse sono state fatte sia per conformare il greco all’ originale ebraico sia per contrastarne l’ interpretazione cristiana dell’Antico Testamento; alla fine fu rinnegata del tutto per il fatto che era diventata di fatto il testo sacro dei cristiani (insieme al Nuovo Testamento). In tal modo si ebbero di fatto due bibbie: quella ebraica letta solo dagli ebrei e quella greca letta solo dai cristiani (e che conteneva più libri, compresi, cioè, gli odierni deuterocanonici).

La vera divisione tra ebrei e cristiani è avvenuta proprio sulle Scritture lette in lingue diverse e interpretate con o senza riferimento a Gesù di Nazaret. Fino all’umanesimo cristiani ed ebrei si sono accusati reciprocamente di aver falsificato le Scritture, nonostante Origene e Girolamo avessero invece grande considerazione del testo ebraico. Solo con gli studi moderni e le scoperte archeologiche ci si è resi conto che la bibbia greca è autenticamente ebraica nella sua origine e riflette un testo ebraico originale a volte diverso da quello masoretico ma risalente ad un’epoca in cui non si era ancora arrivati a una stabilizzazione testuale (a cui si arriva forse alla fine del I secolo d. C.). Tuttavia la bibbia greca non è un testo unico ma si può definire un work in progress, in quanto sempre soggetta a revisioni sia da parte ebraica (fino al momento del definitivo abbandono) sia da parte cristiana, fino alla stabilizzazione di un testo standard in area bizantina.

Alla bibbia greca, poi, si deve il primato della forma che hanno assunto le Scritture cristiane, grazie ai grandi Codici biblici del IV e V secolo di cui sopravvivono solo tre: il Vaticano, il Sinaitico e l’ Alessandrino, redatti nel contesto della trasformazione del cristianesimo da setta perseguitata a religione di Stato.☺

 

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