La funzione dello stato
3 Dicembre 2014
0 comments
Share

La funzione dello stato

Alla fine del secondo conflitto mondiale Stato e Partito moderno sono i protagonisti di un nuovo ciclo politico. Riprendiamo le riflessioni di G. Dossetti, nel saggio Funzioni e ordinamento dello Stato moderno, del novembre 1951, considerato il testamento della sua breve vicenda politica. Un recente studio di Giuseppe Trotta lo ripropone; vi si intravvede una figura delle vicende attuali.

Lo Stato moderno nasce dal problema della libertà, mentre quello classico era sorto intorno al problema della felicità, due approcci radicalmente diversi ai fini dello Stato. Ciò che divide le due concezioni è proprio il ruolo dello Stato: se per la prima esso deve limitarsi a garantire la libertà in una società di individui; per la seconda c’è un imprescindibile impegno sociale dello Stato che ne fondava il senso. Il bene comune non può essere conseguito attraverso una mera garanzia di libertà per la società civile; esso deve essere una scelta consapevole dello Stato stesso. La distinzione tra libertà e felicità è il varco attraverso cui Dossetti si immerge nell’analisi dello Stato moderno e della sua crisi. Tale crisi più che l’esito patologico di un organismo sano, appariva a Dossetti il risultato conseguente della  impostazione originaria.

Cosa caratterizzava infatti lo Stato moderno? Innanzitutto la sua assenza di finalità. Lo Stato e l’ordinamento giuridico moderno si presentavano privi di scopo. Concretamente significava che o coincideva con i molteplici e infiniti scopi individuali dei singoli componenti della società civile, o lo Stato diventava scopo a se stesso. Liberalismo e totalitarismo erano parte di un’unica vicenda proprio perché facevano astrazione dalla concretezza della società. Tra Stato e individui c’era un vuoto. Era proprio questo il secondo carattere dello Stato moderno: il disconoscimento della società, dei corpi intermedi, della famiglia, delle associazioni, della Chiesa e quindi, alla fine, degli individui stessi. L’universalità della legge si basava sull’astrazione della società. A non essere compresa era la natura complessa della società. Ma – faceva notare Dossetti – purtroppo, c’era un diritto e una società particolare di fronte a cui lo Stato moderno s’era da sempre inchinato: “Il diritto della proprietà privata degli strumenti di produzione e della libera iniziativa economica… Mentre lo Stato ha negato una propria consistenza, per esempio, alla famiglia, alla categoria professionale, in genere a tutte le società intermedie, perché ha negato che esse si fondassero su elementi obiettivi e su leggi fisiche, biologiche, psicologiche essenzialmente legate alla natura delle cose, per contro ha sempre professato la naturalità del meccanismo economico, e perciò la immutabilità delle leggi economiche. Questa è stata la sola immutabilità che esso ha veramente riconosciuto, la sola immutabilità legata alla natura umana, di fronte alla quale lo Stato moderno ha piegato la sua sovranità”.

L’analisi di Dossetti evidenziava con estrema lucidità le forme attraverso cui si era costruita questa immunità: la prevalenza del contratto sulla legge e il riconoscimento ai privati di un potere di generare ad libitum nuovi soggetti di diritto. Lo Stato moderno si muoveva così drammaticamente tra due astrazioni contrapposte: l’astrazione dello Stato come sola figura etica rispetto al “particulare” della società civile e l’astrazione dell’economia come potere sciolto dalla sovranità dello Stato. Dossetti recuperava aspetti non marginali della critica di Marx allo Stato borghese, che si era ridotto ad essere una sorta di “comitato d’affari” delle forze economiche capitalistiche. Solo che, mentre per Marx questa era conseguenza necessaria dello sviluppo della lotta delle classi che si sarebbe risolto con la fine dello Stato, per Dossetti, invece, ciò era il risultato di quella drastica riduzione dei fini dello Stato, connesso ai fondamenti liberali della sua modernità.

L’assenza di finalità, la vuota astrazione della sua libertà portava al crescere nello Stato moderno della immunità della società economica e del potere economico, con effetti dirompenti su due versanti: quello della sintesi politica e quello della rappresentanza. La prima era nella sostanza impossibile: “Col liberalismo … gli organi costituzionali dello Stato – per lo più a sistema parlamentare – hanno lasciato alle diverse forze sociali di aggiustarsi da sole in una pace instabile e minata, imposta dal più forte al più debole”. La seconda si era di fatto ridotta ad essere rappresentanza di fatto di una sola parte: “Stato rappresentativo, nella sostanza, della sola borghesia, anche senza bisogno di ricorrere alla diagnosi che ne farà cinquant’anni dopo Carlo Marx… È  rimasto tale non fosse altro che per la prevalenza che sulla forma del meccanismo rappresentativo ha finora esercitato l’unico potere immune, anzi predominante, sull’ordinamento giuridico: il potere, come si è detto, della società economica, della organizzazione dei detentori dello strumento di produzione”.

Lo smarrimento del primato della società e del fine dello Stato non a caso aveva prodotto la mancanza di una pubblicità responsabile, che portava ad un “necessario trasformismo”: “In effetti il sistema di governo parlamentare opera, … attraverso il giuoco di gruppi semi-instabili, non differenziati da precise distinzioni ideologiche o programmatiche, per lo più tenuti insieme da legami o da interessi non dichiarati (rapporti personali, di clientela, di sette, eccetera) destinati a scomporsi o a ricomporsi per altri legami volta a volta non dichiarati e spesso assolutamente imprevedibili. Il sistema di governo parlamentare opera cioè sostanzialmente attraverso un meccanismo ancora oligarchico, non espresso, non controllabile, e perciò non responsabile di fronte a vaste ed organiche parti delle masse elettorali”.

Dal novembre 1951 – data della ammonizione dossettiana – sembra che nulla sia cambiato se non addirittura peggiorato a causa dell’immune e devastante potere della finanza e del concomitante smarrimento politico degli Stati e dell’Unione Europea circa il loro ruolo.☺

eoc

eoc