la grande stella
2 Dicembre 2010 Share

la grande stella

 

Il rumore della musica è assordante, mi gira la testa e sento le orecchie ronzare. Jack direbbe: – "eh certo, dovevi stare in casa seduta o distesa!". Ma stanotte volevo vedere il cielo stellato, puro e sentire vibrare la musica fin dentro la pancia in modo che tutto divenga radice in me, intorno a me. Geraldine ha gli occhi slargati, le si sta sbiancando il viso a diventare un lenzuolo teso. Ha bevuto troppo, mi dico, e cerco di portarla fuori; lei si lamenta e borbotta – "Lasciami stare, che ti frega, voglio ballare, bere impasticcarmi e non pensare a nulla. Domani sarò quella che cercano tutti per strada e chiamano Ruby ma stasera voglio essere la stella della serata!”. È bella Geraldine, ha due occhi come tizzoni ardenti e una bocca di fuoco, carnosa, da baciare; il vestito corto e scollato le mette in risalto il corpo perfetto. Per questo gli uomini le si appiccicano tutti addosso; lei ride, li compiace, li guarda come se fossero tutti suoi schiavi; li spreme e li butta via.

Rom mi passa accanto con il suo sguardo febbrile; non mi tocca e non mi sfiora ma sembra che voglia dirmi:- “Va via. Non devi stare qui tu a quest’ora, vai via di qui”. E, infatti, sento all’improvviso un desiderio pazzesco di aria pura e di silenzio. Un silenzio incontaminato, come quando sentii la voce, inconfondibile, che mi parlò: di me, di te.

Dicono che sento le voci, dicono che ho le visioni, dicono che voglio mentire spudoratamente. Mi chiedono la verità. La chiede mia madre piangendo silenziosamente ma con rancore e mio padre che borbotta severo guardandomi -"Mala razza tu, non avresti mai dovuto nascere, tu! E copriti la faccia, non uscire da quella porta. A casa dovresti stare, svergognata!"- A loro non è parso vero che un uomo anche se semplice, burbero, mi volesse. “Se la prenda – ha detto mio padre-” e mia madre ha sorriso assentendo. Una bocca in meno da sfamare e soprattutto un peso in meno; una donna è sempre e solo una donna anche se ha mani per lavorare e cervello per ragionare. Parole inutili, mi ripete Marco con la sua voce severa e con il suo sguardo obliquo, scrostando l’intonaco della casa che dovrei abitare con Jack. "Una casa povera, ma almeno saprai, dove ripararti, continua Marco e poi dove vorresti andare?. Ballare come cubista dopo? Dai, non far ridere, chi ti prenderebbe dopo? E la poppata e il pianto del bambino e le febbri e i dentini che dovrà mettere!".

Mi gira la testa. Ma come mai tutto questo è accaduto a me? Perché non ricordo più, perché raccontano che sono bugie quello che ricordo? Eppure io lo so bene. Vorrei urlarlo a tutti: io so! Voi non mi credete e non crederete a lui, ma io so! Stanotte andrò via, lontano. Scapperò, se Jack vorrà venire ok, altrimenti, andrò da sola. Ci sarà una cometa che riapparirà chissà quando ed io la devo vedere. Io amo le stelle e so che le stelle mi aiuteranno. Non l’ho detto a nessuno ma quel giorno che sono stata folgorata dalla visione c’erano stelle ovunque.

Ho voglia di dormire, di pensare a cosa dovrò fare per rendere felice e sereno questo bimbo che nascerà e come farlo vivere in questo mondo di orrori. Oggi ho sentito in tv che muore un bambino, nel mondo, ogni due minuti. Ho tremato per te.

Perché io? Perché a me è capitato tutto questo? Eppure so che dovrò salvarlo dall’orrore perché lui salvi l’orrore.

 Mi viene da vomitare, devo appoggiare la testa a qualcosa di fresco: per fortuna c’è una distesa d’erba fuori alla discoteca. Posso stendermi, sentire la mia pancia, i movimenti del bambino e sussurrare -"Ehi, quando arriverai, non avere paura, non dobbiamo avere paura, ricordalo”.

Mi ricordo di notti come questa quando dovevano nascere i vitellini nella stalla di mio nonno e c’era un’attesa trepidante, nello stesso tempo appiccicosa e umida di aliti: noi bambini correvamo per curiosare e i grandi erano in fermento.

Adesso invece, bimbo mio, nessuno desidera che tu arrivi. Devo andare via: la grande stella m’indicherà il cammino. Sento rumoreggiare dalla discoteca e venire fuori un gomitolo di persone strafatte dal bere e dalle pillole. Improvvisamente so che sono diversa, che la mia vita è stata sempre diversa e che io ho avuto e ho altro da fare.

E so anche che cosa vivrò quando sarai nato. E non perché ricordo le parole del giovane che mi ha avvicinato, ma perché so che agirò per renderti partecipe del bene del mondo.

Per questo ti chiamerò Yeousha. Per questo mi chiamo Maria. ☺

ninive@aliceposta.it

 

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