la scultura policroma   di Gaetano Jacobucci
29 Agosto 2011
0 comments
Share

la scultura policroma di Gaetano Jacobucci

 

La circolazione della scultura in legno policroma in età barocca tra Napoli, il Molise, la Puglia e la Spagna evidenzia l’intenso scambio di opere d’arte nel Mediterraneo occidentale. Luoghi di approdo delle sculture sono i porti di Napoli, Gallipoli, Genova, Cagliari e della Spagna (Alicante, Valencia, Cartagena e Cadice). Nell’ottica di tali scambi emerge il ruolo importante di alcune botteghe napoletane tra Seicento e Settecento, protagoniste nella produzione di manufatti lignei di altissima qualità che venivano inviati in Spagna e nel Regno meridionale.

La bottega del Colombo

Giacomo Colombo (1663-1731), nativo di Este (Padova), ma vissuto lungamente a Napoli, ove morì, fu scultore prolifico e la sua arte ha dato un’impronta al Mezzogiorno d’Italia, da Napoli al Molise, dalla Puglia alla Basilicata, con un raggio d’azione molto ampio. La produzione di questo maestro ha trovato vasta eco nell’ambito della scultura lignea di soggetto sacro: busti-reliquiari di santi e sante; statue a figura intera e gruppi statuari. Giacomo Colombo, la cui opera lignea più importante resta la bellissima Pietà nella Collegiata di S. Maria della Pietà a Eboli, era un vero e proprio artista-imprenditore. Egli dirigeva una bottega di artisti, capace di soddisfare le richieste di opere d’arte lignee che venivano inviate nelle regioni meridionali. Colombo riuscì a formare una équipe di collaboratori in grado di divulgare il proprio linguaggio stilistico con lavori di alto livello qualitativo, apprezzato con entusiasmo dalla committenza. Era riuscito a formare allievi in grado di fornire un prodotto il più possibile omogeneo e di livello qualitativo raffinato. Fu sorretto nella sua attività professionale dalla lunga e assidua frequentazione del pittore Solimena, che spesso gli forniva idee e bozzetti che in seguito venivano resi in sculture. Rintracciamo nelle opere del Colombo la presenza della cultura spagnola, “tendente a un gusto espressionistico e dichiaratamente teatrale” (Gaeta 1990). Nel 1698 è testimoniata una richiesta di scultura dipinta da inviare a Madrid per la chiesa di San Ginés, invito in solidale con un altro scultore Nicola Fumo. Per la chiesa di San Ginés il Colombo realizza un Cristo alla colonna e Nicola Fumo un Cristo che porta la croce.

Patetismo napoletano

Patetismo spagnolo e patetismo napoletano s’intrecciano nel corso del secolo e nell’attività giovanile di Giacomo Colombo, che sappiamo autore di figure presepi ali. Anche il “caratterismo” giocava un proprio ruolo in quella espressiva specialità artistica. Il verismo nella resa della vecchiezza delle tante Sant’Anna di cui è costellata l’operosità del Colombo, i personaggi comuni che affiancano nei gruppi lignei più elaborati richiamano questo aspetto: sorta di “sermo humilis”, in contrasto efficace con la teatralità barocca, e nel tempo le figure si ammantano di grazia. A testimoniare un’autonomia inventiva e una estrema padronanza dei mezzi tecnici che spaziano dal marmo al legno e alla pittura, il Colombo conferisce alla scultura una dirompente vitalità: basta confrontare le straordinarie Immacolate, nelle mosse increspate del panneggio e nella trama senza posa di linee, lo stile pittorico febbrile fatto duttile nella materia.☺

jacobuccig@gmail.com

 

eoc

eoc