La sera e la speranza
11 Gennaio 2024
laFonteTV (4253 articles)
Share

La sera e la speranza

Nell’attesa di un mondo migliore, «aspetta e spera, ha raggiunto il livello di guardia/ l’assurdità». Come non ripetere fra sé questi versi, riflettendo alla situazione dell’umanità nei primi giorni del 2024? Sono parole di Rossano Pestarino, che insegna Letteratura italiana all’Università di Pavia e, dopo le raccolte di versi Lune d’Honan, (Manni 2012), Lingua che non so (La Vita Felice 2014), I pesci remo (Italic 2019), ha pubblicato nel 2023, presso Il Canneto Editore di Genova, la splendida silloge intitolata Espera, Poesie 2021-2022. In greco, espéra (greco antico hespéra) significa «sera», cosa che ci sintonizza sul clima delicato e un po’ malinconico che domina una serie di delicate istantanee dell’ esistenza – quella quotidiana di tutti, fatta di incontri, sentimenti, amicizie, «gesti nella vita che si fanno/ senza pensarci» (p. 33) -, quasi osservandola da un crepuscolo, con il languore e la nostalgia di chi si accinge a archiviare il giorno appena passato, e a porre sé stesso e il mondo a riposare. Ma, con feconda ambiguità, espera è anche l’imperativo dello spagnolo esperar («aspettare», «sperare»). Lo ricorda il poeta stesso: «era bello aspettare./ In spagnolo dicono esperar» (p. 41). E, a proposito della nostalgia – ovvero la sofferenza (indicata dal suffisso greco-algia) di chi, lontano, desidera un «ritorno» (in greco nóstos) -, annota: «alla fine, è un po’ il male di chi spera» (p. 55). Disponiamoci dunque con la tenerezza che è propria della poesia, ma che non dev’essere una sua esclusiva, ad ascoltare la voce delle cose. Forse potrà trarne alimento una qualche (sebbene ferita) speranza che l’homo sapiens non sia giunto ancora alla sua sera, che la comprensione degli altri, e la compartecipazione ai loro drammi, freni, anche solo di un poco, la dilagante violenza, che tutto incrina, ‘incidenta’ e distrugge (p. 58):

Non sono solo i poeti
a far parlare la vita.
La vita ha anche la voce
di cartelli, avvisi, manifesti
che tappezzano i muri di città.
Qui comprano auto usate,
di qualsiasi marca,
in qualsiasi stato,
«chilometrate, incidentate o fuse».
Perfetto endecasillabo.
Non c’è in tutto il De anima di Aristotele
una sequenza di participi così.
Che dicano il dolore e la stanchezza.
Che predichino l’essenza
non della vita ma di questa vita.

laFonteTV

laFonteTV