la vera sfida
22 Marzo 2010 Share

la vera sfida

 

La celebrazione del 45° anniversario della Regione Molise, poteva e doveva essere segnata da un traguardo bello per la comunità regionale, da un risultato portato a termine da un esercito di uomini incaricati di questo dovere e condiviso come un pezzo di pane tra tutti noi. Un altro sogno mancato! Questo anniversario, comunque, sollecita alcune riflessioni rispetto ad una struttura dello Stato che assegna alle Regioni importanti decisioni in merito al loro sviluppo economico e civile. Di fatto, per lungo tempo, le regioni hanno realizzato soltanto funzioni di decentramento amministrativo. La riforma del titolo V della Costituzione varata nel 2001 assegna alle regioni capacità di autogoverno e di  programmazione sul territorio. Con ogni buona intenzione.

Nella realtà noi cittadini ci siamo sentiti meno protetti da una visione ristretta del progresso economico locale, che corre costantemente il rischio del collasso, a causa dello sguardo miope che negli anni di crescita e di sviluppo non ha saputo porre basi solide e gambe veloci per camminare. La crisi economica incombe su di noi come un macigno, per aver trascurato completamente lo sviluppo del settore primario dell'economia, per aver ingrossato in maniera eccessiva le fila di una macchina amministrativa costruita su basi clientelari e per non aver saputo creare strade che davvero avrebbero fatto sentire, questo piccolo nucleo regionale, un corpo unico paragonabile, per abitanti, ad una unica grande città.

A questo punto, la sfida a cui siamo chiamati, non è solamente economica, ma progettuale e culturale. Porre in risalto la persona, con tutte le sue proiezioni relazionali, a partire dalle famiglie fino alle funzioni professionali che concorrono a fare comunità. Il lavoro come parte integrante dei processi formativi dei giovani affinché possano esprimere tutto il loro potenziale. Per far questo diventa urgente  eliminare disfunzioni e sprechi, la politica deve esprimere una sfida tra opportunità e responsabilità.

 Un sistema regionale che funziona pone le sue linee guida su: natalità, famiglia, formazione, occupabilità e prevenzione per la salute. La crisi italiana (e molisana) è anche crisi di un modello sociale basato sul rispetto della vita e sulla solidità della famiglia, alla quale spetta il gravoso compito di essere il punto di riferimento, la certezza, le prospettive degli adulti di domani. Diventa dunque urgente mobilitare risorse e competenze locali. La cooperazione tra soggetti locali risulta indispensabile onde evitare la voracità delle imprese estranee che creano difficoltà a committenti e cittadini, mentre l'economia locale crea redditi che restano e vengono reinvestiti là dove vengono prodotti. Non si comprende come mai, nella gestione delle imprese che esprimono forza-lavoro, non vi sia un controllo accurato e continuo della gestione economica e si debba correre ai ripari, quando la necrosi è ad uno stadio avanzato, attraverso fondi pubblici. Perché non curare le ferite prima che diventino cancrene? Forse tante brutte pagine non sarebbero passate alla stampa e tanta gente avrebbe conservato il suo posto di lavoro. Spesso la cultura della responsabilità e del sacrificio vige in tante aziende a gestione individuale e familiare mantenendo in vita migliaia di posti di lavoro che non appaiono ma sono la spina dorsale della economia regionale nei settori più disparati e a diversi livelli. Cosa fare, dunque?

E’ necessario proporre un  modello consortile con una concezione nuova, che abbia come scopo principale quello di canalizzare le risorse nei vari comparti economici, introducendo un sistema organizzato che aiuti tutte le piccole entità a trovare “metodo” per operare in modo efficiente in un contesto economico che, altrimenti, divora chi resta indietro. Occorre fare squadra per la realizzazione di progetti condivisi, facendo sintesi tra risorse economiche (capitale fisico), competenze (capitale umano) e reti sociali (capitale sociale) che rappresentano il valore, la leva competitiva in grado di incidere positivamente sui risultati finali.

La qualità della vita di un determinato territorio non dipende soltanto dagli investimenti realizzati o dall'orientamento politico delle amministrazioni locali, bensì dalla loro capacità di rimuovere gli ostacoli ambientali che impediscono la crescita  e impediscono la produzione di beni collettivi, gestibili solo attraverso la qualità e la quantità di relazioni instaurate tra gli attori locali.

La Storia non è mai stata costruita battendo strade certe e conosciute ma trovando il coraggio di esplorare, di osare, lasciando le rotte consuete. La ricerca di “un altro mondo possibile” – come recita uno slogan già sentito –  va  realizzata attraverso un metodo cooperativo.

Pubblica amministrazione, cooperative sociali, agenzie formative, terzo settore, imprese, fondazioni bancarie, sindacati, ecc. devono concorrere a formare quel ponte, la forma perfetta di un arco capace di distinguere un mucchio di sassi da un capolavoro architettonico in grado di sostenere  nuove strade solide per  disegnare  il domani.☺

giuliadambrosio@hotmail.it

 

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