la violenza dei pacifici
31 Agosto 2010 Share

la violenza dei pacifici

 

“Il vero cristianesimo rigetta l’idea che alcuni nascano poveri, altri nascano ricchi, e i poveri abbiano il dovere di accettare la povertà come volontà di Dio; mentre invece la verità è che le ingiustizie umane sono un nostro problema che va risolto tra gli uomini, consapevoli che Cristo non ammette oppressori e oppressi”.

Chi parlava così è Helder Camara, un vescovo del Brasile che non si rassegna al fatto che nel mondo circa il 20% degli uomini, quasi tutti di origine cristiana, hanno nelle loro mani più dell’80% delle ricchezze della terra, mentre più dell’80% degli uomini devono vivere con meno del 20% di quelle risorse.

Nasce a Fortaleza (Brasile) nel 1909 e il padre lo chiama Helder, che significa cielo limpido, senza nuvole, quasi un presagio di quella che sarà la parabola della sua vita. Nel 1931 diventa sacerdote e dal 1952 è uno dei vescovi latinoamericani che più incarna le attese e le speranze dei poveri, fino alla morte sopraggiunta a Recife nell’agosto del 1999.

Affascina e sconvolge ascoltare quest’uomo, piccolo di statura, dal passo stanco ma dagli occhi vivacissimi, che si presenta con una croce di legno sul petto sostenuta da un semplice laccio. Nel suo linguaggio, misto di parole difficilmente riscontrabili nel vocabolario di una sola lingua, e di gesti eloquenti e fortemente espressivi, afferma davanti a folle soprattutto di giovani che si lasciano mettere in crisi che bisogna costruire la solidarietà, l’interdipendenza come la chiamano gli esperti, che il vero senso della vita sta nell’essere tutti felici perché la gioia solo di alcuni non è e non può essere vera e autentica.

Dom Camara è un pastore appassionato, notte e giorno al servizio del suo popolo, un mistico che nella preghiera trova la sorgente del suo impegno, un predicatore che non esita a denunciare oppressioni, torture e soprattutto l’imperialismo delle multinazionali, un uomo intrepido che ha visto assassinato il suo segretario e che riceve spesso minacce di morte. Niente e nessuno è riuscito a fermarlo: chi crede nella liberazione operata da Cristo è impegnato a renderla attuale anche sul piano sociale, politico ed economico e deve combattere contro tutto ciò che ostacola la sua liberazione, certo con una strategia nonviolenta, perché la violenza è generatrice di sempre nuove violenze.

Per anni si è cercato di screditarlo accusandolo di essere sovversivo e comunista, ma lui, con quella serenità che gli viene dalla amicizia con Cristo rispondeva: “Che deve fare un vescovo quando si accorge che i due terzi della sua diocesi vivono in condizioni infraumane? Qual è il suo dovere come uomo, come cristiano, come padre , come pastore? Se do da mangiare ai poveri si dice: è un santo! se chiedo perché i poveri non hanno nulla da mangiare si dice: è un comunista!”.

A questa vecchia Europa, che sembra aver perso la voglia di vivere, dom Helder suole ripetere che è fuorviante sognare terre lontane: tutti abbiamo occhi per vedere e una testa per capire che è il nostro egoismo a costringere creature umane a vivere in condizioni disumane. Nella preghiera notturna ritempra il suo spirito, rianima la sua speranza. Confidava a Paolo VI, suo amico e papa: “dalle due alle quattro, ogni notte, nel silenzio, nella calma e nel raccoglimento passo in rassegna le persone con le quali mi sono incontrato, preparo gli incontri della giornata che spunterà. Prego per loro, per tutti gli uomini, specialmente per quelli che soffrono sotto il peso delle ingiustizie. Ma non dimentico coloro che hanno tanta responsabilità nella guida dei popoli”. ☺

 

eoc

eoc