L’acqua è salva
11 Giugno 2022
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L’acqua è salva

Concorrenza nel settore pubblico e dei servizi fondamentali è privatizzazione. Vale la pena allora comprendere il percorso che i movimenti sociali stanno portando avanti nel merito dell’ultimo cosiddetto Ddl Concorrenza. Il percorso deciso dai movimenti sociali e da Attac prevede un doppio tempo di azione: a) contrastare e fermare il Ddl Concorrenza, che prevede la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali e la definitiva trasformazione degli enti locali in luoghi di facilitazione della penetrazione degli interessi finanziari dentro le comunità locali; b) dare una risposta sistemica alternativa, attraverso la campagna “Riprendiamoci il Comune” e la proposta di due leggi d’ iniziativa popolare. In questa prima fase, siamo concentrati nella mobilitazione contro il Ddl, che ha visto moltissime adesioni e che, dopo il presidio davanti al Senato del 28 aprile e le manifestazioni in molte città d’Italia del 14 maggio, vede ora la costruzione di altre iniziative. Occorre insistere, anche perché si sono aperte contraddizioni positive sul tema dentro la maggioranza di governo, ed è possibile che il provvedimento venga depotenziato. Per quanto riguarda il secondo tempo dell’azione, ovvero la predisposizione della campagna per le due leggi d’iniziativa popolare, è stato fatto lo stato dell’arte – positivo – dei contatti presi con reti, associazioni e comitati che sarebbero interessati, facendo anche un elenco di quanti vanno nei prossimi mesi coinvolti. Per tenere vivo l’insieme dei contatti avviati e per ampliare la platea di reti da coinvolgere, si è deciso di proporre un seminario nazionale di formazione sulla campagna, da tenersi nella seconda metà di giugno.

Ma a che punto è il disegno di legge per la concorrenza? Il punto, interessante per capire la piega che prende una delle riforme cruciali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è che la direzione è un ridimensionamento della portata liberalizzatrice rispetto al testo che era uscito dal consiglio dei ministri. L’articolo 6, relativo alla delega al governo per il riordino dei servizi pubblici locali, perde uno dei punti qualificanti cioè la previsione tra i criteri della delega, per gli appalti sopra soglia comunitaria, di una motivazione anticipata da trasmettere all’Antitrust in caso di ricorso alla gestione in-house del servizio quindi con rinuncia al mercato. Resta solo una motivazione qualificata, praticamente ex post. Il Governo dice: “La battaglia per il mercato in questo paese è sempre difficile, ma almeno abbiamo evitato in un provvedimento che si chiama ‘concorrenza’ che ci sia scritto che gli enti locali devono giustificarsi quando scelgono la concorrenza”. Ma non è l’unico passaggio dell’articolo 6 ritoccato dopo il lungo confronto tra governo e maggioranza. Di fronte alle pressioni di alcuni parlamentari, a partire da quelli di LEU, per ottenere adeguate tutele sul servizio di gestione dell’acqua, sarà specificato che dovranno essere tenute in “adeguata considerazione” le differenze tra i servizi di interesse economico generale a rete e gli altri servizi pubblici locali di rilevanza economica, anche ai fini “della scelta tra autoproduzione e ricorso al mercato”. Si nota anche quando, alla previsione di criteri per l’istituzione di regimi speciali o esclusivi in conformità alla normativa UE, si aggiunge il passaggio che tiene in considerazione le “peculiari” caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale “che non permettano un efficace e utile ricorso al mercato”. Su altre derive anti-concorrenziali il governo ha tenuto il punto. Ha definito non percorribile, ad esempio, l’ introduzione di un divieto generale di alienazione della proprietà pubblica che pure era emerso tra le proposte della maggioranza e ha frenato sul tentativo di riscrivere le clausole sociali per l’ occupazione in modo che fossero una preferenza de facto per il rinnovo del gestore uscente.

La retromarcia del governo Draghi è assolutamente evidente. Scompaiono, nella nuova formulazione, la preferenza per il mercato, l’obbligo da parte dei Comuni di produrre una relazione sul mancato ricorso al mercato, il passaggio del bollino verde all’Antitrust sulle scelte dei Comuni. Resta l’obbligo di una relazione che motivi la scelta dell’autoproduzione (ma non il mancato ricorso al mercato) e tra i motivi vengono inseriti gli obiettivi di universalità, socialità, tutela ambientale e accessibilità dei servizi. Anche la cessione di reti, impianti e beni infrastrutturali va subordinata alla tutela della proprietà pubblica (non c’è il divieto di alienazione, ma è sparita la valorizzazione dei beni). Ed è stata introdotta la clausola sociale a tutela dei lavoratori dei servizi in caso di cambi fra un gestore e un altro. Restano gli incentivi alla gestione associata dei servizi. Di fatto, con il nuovo testo non cambia nulla rispetto all’esistente. L’articolo rimane, perché non poteva essere tolto (politicamente avrebbe significato la resa di Draghi), ma è ininfluente rispetto alla normativa già in vigore. Possiamo dire che la strategia di Draghi di mettere una pietra tombale sul referendum del 2011 e di privatizzare definitivamente i servizi pubblici locali è fallita. Non siamo ancora all’attacco, ma abbiamo esercitato – grazie alla mobilitazione messa in campo e alla potenza simbolica che il referendum dell’acqua esercita anche dopo 11 anni – un’ottima difesa. Soprattutto, abbiamo dimostrato che battere Draghi è possibile.☺

 

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