terremoti
30 Maggio 2011
0 comments
Share

terremoti

 

Una visita a l'Aquila era un desiderio che covavo da tempo. Dopo il sisma di quel maledetto 6 Aprile di due anni fa non avevo avuto il coraggio di guardare in faccia quella tragica realtà.

A riflettori spenti, mentre la città compie dignitosamente i suoi passi per rimettersi in piedi, percorro le strade del suo magnifico e malconcio centro storico. La sensazione inaspettata e piacevole è quella di sentire che gli aquilani covano dentro una grande energia per rinascere, non sono per nulla rassegnati, la città è intrisa di cultura, i giovani amano la città e penso che dalla devastazione si può uscire quando la gente non resta inerte, quando ci si rimbocca le maniche, nonostante tutte le contrarietà. Non un solo muro è imbrattato dai writers, la città è circondata dal verde e tante sono le iniziative in ogni angolo del centro storico la rendono bella ed accogliente nonostante lo tsunami.

Un rapido pensiero mi riporta al terremoto meno recente del Molise e mi chiedo: è colpa dell'isolamento dei nostri piccoli comuni o della rassegnazione di molti e la guerra di pochi la vera ragione  dell'oblio, del profitto e della vita violata nelle casette di legno di Bonefro?

Non può essere e non è solo affar loro. Sono affari nostri. Il disagio di chi, a distanza di nove anni, non vede ancora la luce di una vera risoluzione è un disagio del Molise, non solo di chi ha subìto il danno. La Fonte del resto non ha smesso un solo istante di denunciare e di lottare per un ritorno alla normalità. Faccio un rapido volo col pensiero ed arrivo a pensare alla mia città.

Campobasso, capoluogo di regione, afflitta da tanti piccoli terremoti quotidiani che la rendono appassita e fragile. Una città senza più un disegno, non uno straccio di piano regolatore, non un piano del traffico, marciapiedi sconnessi, erbacce ovunque. Persino lo storico parco cittadino “Villa De Capoa”, frutto dell'antica e generosa donazione di un privato, non solo langue per l'abbandono, ma se vuoi ristorarti tra il verde di un giardino all'italiana lo trovi chiuso nei week end e nella pausa pranzo. È così che parliamo di accoglienza? Niente giochi, cari bambini! Accontentatevi di qualche giochino a pagamento al centro commerciale! Un giorno  il bimbo di una cliente del mio negozio di biancheria, tirava il cappotto alla mamma e urlava “Voglio andare a Campobasso!” – Ma, sei a Campobasso!- rispondo io meravigliata – e la mamma precisava che per suo figlio “Campobasso” voleva dire Centro Commerciale! Un fenomeno diffuso quello della dissociazione degli ambienti urbani dopo l'avvento dei nuovi insediamenti periferici ed artificiali. Ma la città  è quel luogo che mette insieme tutti i tasselli di una vita in comune, la città custodisce la storia, conserva ricordi di vita, organizza l'economia, ma serve soprattutto per incontrarsi. Una cittadina di provincia è lo spazio ideale per le relazioni. Se fai una passeggiata non ti sentirai mai solo, incontrerai l'amico, il parente, ti godrai una giornata di sole, entrerai in chiesa per una preghiera ed un segno di croce per cominciare bene la giornata. Guarderai  le vetrine, preparate con cura, e ti servirai della banca, dell'ufficio postale, del tuo medico di famiglia, ecc. Vita di città e città della nostra vita.

Uno spettacolo in teatro, una mostra d'arte, un museo aperto, ma soprattutto la cura della dignità della città, della bellezza. Abbiamo tanto bisogno di bellezza, ci aiuterebbe almeno a superare un momento non facile della nostra vita economica e sociale che è ogni giorno un terremoto dell'anima. Amministratori svogliati e distratti ci fanno sentire impotenti e le competenze specifiche sono ormai un miraggio, in politica. Intrecciare i bisogni in comune, mettersi a disposizione dei bisogni dei cittadini con generosità, è pura utopia.

Campobasso è una città troppo statica e rigida che, invece, necessita di un nuovo, veloce e rapido cambiamento. La nostra  è una città che si sta isolando, nonostante le grandi potenzialità che possiede. E proprio in quest’ottica è necessario smuovere le coscienze, rimboccarsi le maniche ed adoperarsi, fin da subito, per il rilancio del commercio locale restituendoci un futuro possibile, assicurando, al contempo, ricchezza e lavoro. Abbiamo bisogno di mettere in relazione cultura, università, imprese, ambiente per fermare la fuga delle nuove generazioni, ma per trattenerli dobbiamo prospettare la possibilità di aprire loro il varco, abbracciando il merito e investendo sulle loro potenzialità affinché si sentano partecipi della nostra vita comune e dunque della città. ☺

giuliadambrosio@hotmail.it

 

eoc

eoc