L’alba albanese
26 Gennaio 2018
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L’alba albanese

Quando si parla di albanesi in Molise si pensa quasi sempre ai residenti dei comuni in cui ancora oggi si parla la lingua arbëreshë, sembra quasi che abbiamo dimenticato le ondate migratorie degli anni ’90. Sono moltissimi, invece, gli albanesi che hanno attraversato l’Adriatico per trovare una nuova vita sul versante italiano e nel tempo hanno messo radici lavorando, creandosi una famiglia, una casa, dando forma al futuro. In Molise ci sono 850 albanesi residenti, tanti altri hanno preso la cittadinanza italiana, ma la loro storia personale resterà sempre incardinata nella cultura del Paese di origine. Proprio per tenere vive e fortificare le loro radici hanno creato una associazione che si chiama “Agimi Molise”, nome che fa ben sperare visto che agimi significa alba.

Il suo presidente, Fatmir Behluli, di recente è divenuto presidente anche della federazione di tutte le associazioni albanesi in Italia e spiega la necessità di ritrovarsi e di fare in modo che la lingua, le tradizioni, la cultura, la storia che si sono portati dall’ Albania possano sopravvivere e rinforzarsi anche in un Paese diverso, ma amico. “La nostra migrazione del ’91 ci ha portato ad un grande cambiamento: dal regime comunista alla democrazia che abbiamo trovato in Italia, un modo molto diverso di vedere le cose. In Molise ci siamo ben integrati grazie anche alla presenza di paesi di origine albanese, non è un caso se quasi 600 albanesi vivono in basso Molise e gli altri sono sparpagliati nel resto della provincia di Campobasso, nella zona di Isernia non sono neanche una decina”.

Di cosa si occupa l’associazione? “Opera a livello locale organizzando incontri a tema che vengono pianificati all’inizio di ogni anno per poter informare tutti in tempo e per poterli organizzare al meglio visto che cerchiamo sempre di portare qualche personalità dall’Albania anche perché siamo in stretta collaborazione con l’Ambasciata a Roma, grazie ai contatti di un nostro iscritto. L’associazione è nata a settembre del 2012 con otto soci fondatori, di cui un italiano, ed abbiamo cominciato da subito a cercare i nostri compaesani e a coinvolgerli nelle nostre attività. Oggi che associazioni di questo tipo sono presenti in molte regioni italiane, con numeri molto più importanti della nostra, è nata l’esigenza di riunirci in una federazione che abbraccia Puglia, Molise, Abruzzo, Marche ed Emilia Romagna. Al momento ci sono altre associazioni che chiedono di entrare e le loro domande saranno esaminate dal Consiglio di Federazione alla sua prossima riunione”.

Quando è nata la federazione? “L’idea di riunire le associazioni in una federazione è nata nel 2016, ma ci è voluto del tempo per organizzarla e quindi si è costituita il 5 novembre scorso, giusto in tempo per condividere gli eventi più importanti per il popolo albanese: la festa della bandiera e la festa di liberazione. La prima ha origini più antiche e si rifà proprio all’orgoglio e alla affermazione del popolo albanese, la seconda ricorda la liberazione dal nazismo in una guerra che è costata la vita a 28.000 albanesi, persone che non possono essere dimenticate proprio per quello che hanno fatto, per l’ideale per il quale hanno combattuto. L’inaugurazione è avvenuta ad Ancona, sede ufficiale della Federazione con la presenza del Ministro della Diaspora, Pandeli Majko e dell’ambasciatrice albanese in Italia Anila Bitri. In precedenza, in occasione di un’altra manifestazione, abbiamo avuto la presenza del sindaco di Tirana, Erion Veliaj. È mia ferma intenzione portare qualcuna di queste personalità anche in Molise perché per noi è importantissima la collaborazione fra le istituzioni dei due Paesi, ma incontriamo tante difficoltà di natura economica”.

Vi sentite rappresentati dalle nostre amministrazioni? “Proprio per questo è nata la federazione, per avere un maggiore impatto a livello nazionale, perché siano chiari i diritti e i doveri anche per gli immigrati, quelli che vivono in Italia, ma non sono cittadini italiani. La Repubblica di Albania sta mettendo in moto un processo importante per facilitare la cooperazione con la nascita del Ministero della Diaspora e le Agenzie dell’ Immigrazione proprio per essere di supporto e tenersi in stretto contatto con gli albanesi nel mondo. La comunità europea sta premendo molto per il diritto di voto dei migranti anche attraverso il voto elettronico, perché gli albanesi lontani dalla loro terra possano comunque esprimere le loro preferenze. Tanti altri, quasi 100.000 sono cittadini italiani e quindi partecipano alle scelte politiche qui, in Italia. Forse i tempi sono maturi perché gli albanesi abbiano loro esponenti nelle amministrazioni pubbliche italiane”.

Dopo questa chiacchierata con Fatmir Belhuli tornano attuali le ultime parole pronunciate da Skanderbeg in punto di morte, quando chiamò un bambino, gli chiese di raccogliere dei pezzetti di legno e di legarli insieme. Poi chiese ai presenti di spezzare quel mazzetto di ceppi, ma nessuno ci riuscì. Questo tornò tra le mani del bimbo che, uno a uno spezzò i legnetti fino a quando il mazzetto fu tutto rotto. Allora disse: “Finché resterete uniti nessuno potrà mai spezzarvi, dividendovi anche un solo bambino potrà condurvi alla morte”.☺

 

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