le minchiate dello stratega di Domenico D'Adamo | La Fonte TV
Mi sono cagato sotto, pare abbia detto Iorio nella notte tra il 17 e il 18 di ottobre ultimo scorso. Gli uomini e le donne del centrodestra che di solito pendono dalle sue labbra, annusato lo strano odore e contagiati dallo smottamento, sono riparati in bagno e, fino alle tre del mattino, esaurita ogni altra carta, hanno consumato tutti i santini col faccione del loro presidente.
Bisogna riconoscerlo, questa volta, gli esperti di comunicazione dello staff di Frattura, sono riusciti a convincere anche lui, affatto credulone, che col trucco del voto incrociato si possano vincere le elezioni. Gli strateghi del centro sinistra, non avendo altro da servire alla gente che vive di stenti, hanno offerto loro la possibilità di mandare a casa Iorio usando i suoi stessi voti. Così, indaffarati a convincere gli elettori che stazionano tra il Bar Lupacchioli e il Caffè Brisotti, si sono dimenticati di mettere a parte dei loro sogni i paesani. Non so se è più folle chi ha avuto questa pensata o chi ci ha solo creduto perché, in un paese normale, chi governa bene rivince le elezioni, chi governa male le perde, a patto che vi sia qualcuno disposto a vincerle. Nel Molise non funziona così e non per colpa degli elettori; qui l’opposizione non propone di governare la regione prospettando metodi e percorsi diversi da quelli perseguiti da chi ha governato prima, non vuole cambiare rotta, vuole solo sostituire il capo, e per farlo chiede ai suoi elettori, quelli che nel Molise rappresentano il 57%, di accoltellarlo alla schiena.
All’On. Roberto Ruta, maestro di ambiguità politica e stratega di quest’ennesima sconfitta, non sta certo a cuore il destino del centro sinistra né è di alcun interesse il fatto che i suoi brocchi, tutt’insieme, riescano a convincere appena il 40% dei votanti, tanto c’è il voto disgiunto che risolve ogni problema; per lui, forte di stomaco, vedere Frattura votato insieme a Vitagliano, è la cosa più normale del mondo. Ora se all’On. Ruta, dopo sette sconfitte consecutive, non gli si inibisce coattivamente di frequentare qualsiasi tipo di associazione politica e non ricompresa sul territorio regionale e non gli si proibisce di uscire di casa dopo il tramonto, non bisogna lamentarsi dei risultati elettorali del centrosinistra. Se il segretario Bersani si dice soddisfatto del risultato conseguito nel Molise perché il suo candidato, Paolo Frattura, ha recuperato il 20% dei consensi, evidentemente gli hanno nascosto che il suo partito non ha rieletto due consiglieri regionali, cosa che gli avrebbe consentito di vincere le elezioni senza trucchi. Vorremmo a tale proposito denunciare che nonostante il suo partito, ormai al 10% nel Molise, sedici punti in meno della media nazionale, lui non ancora si decide a cacciare a pedate il segretario regionale, anzi, si dichiara soddisfatto dei risultati riportati. Ma cosa deve fare di più Danilo Leva per essere sfiduciato, essere accusato di essere il mostro di Fornelli? Per negare la sconfitta si giunge persino a dire che la colpa è di Beppe Grillo e della lista Cinque Stelle. Perché allora fino alle tre del mattino del 18 di ottobre, quando si brindava alla vittoria di Frattura, si tessevano le lodi dei Grillini che avevano tolto voti a Iorio? Purtroppo non è Grillo che fa perdere voti al centro sinistra; sono i D’Alema, i Veltroni, i Penati; è l’omologazione alle pratiche poco pulite, lontane dalla storia e dal costume della sinistra, ad allontanare i militanti ex comunisti dalla politica, altro che Grillo.
Nei paesi democratici, per governare occorre il consenso della maggioranza dei rappresentanti del popolo, ma soprattutto il consenso dei cittadini. Questo principio, lontano dai pensieri del Presidente Berlusconi che pretende di governare il nostro paese contro tutto e tutti, inizia ormai ad essere patrimonio condiviso anche dai suoi imitatori. La strategia messa in campo dai dirigenti della sinistra, il duo RUTA/LEVA, si fonda appunto su uno schema per niente innovativo e per niente democratico, vale a dire che secondo loro è possibile governare anche contro la maggioranza dei cittadini.
I risultati di questa tornata elettorale mettono in evidenza che le idee della destra, nonostante il voto disgiunto e l’eventuale vittoria di Frattura, conservano, almeno nella nostra regione, una consistente maggioranza tra gli elettori che hanno assegnato al centrodestra, quello rappresentato dai partiti nelle liste provinciali, una schiacciante vittoria. La maggioranza degli elettori, nel caso avesse bocciato Iorio col voto disgiunto, lo avrebbe fatto non per rifiutare il progetto politico ed economico che la destra sostiene, ma solo per come Iorio lo ha interpretato in questi dieci anni. In questa ipotetica situazione, Paolo Frattura si sarebbe trovato a governare una regione che in larga parte avrebbe preteso da lui non il salario minimo garantito e neanche il sogno di una società equa e solidale e, manco a dirlo, le tasse sui grandi patrimoni, tutte misure che sono fuori dalla sua portata culturale e politica; gli avrebbero chiesto con forza il taglio dei servizi o come dicono loro: meno stato e più privato. Il centrosinistra avrebbe perso anche se avesse vinto perché non è con i trucchi che si vincono le elezioni ma con la politica, con le proposte, con il consenso, con le battaglie per la difesa dei diritti e del bene comune. A questi mestieranti della politica il centrosinistra non ha mai chiesto di difendere gli interessi della casta né di vincere le elezioni con il 40% dei consensi, ottenuto con liste deboli e monche, modellate sul profilo di quelli che vincono prima ancora di giocare.
Per ricostruire la sinistra non c’è più spazio per l’indignazione; questi ciarlatani vanno assolutamente cacciati.☺
domenicodadamo@alice.it
Mi sono cagato sotto, pare abbia detto Iorio nella notte tra il 17 e il 18 di ottobre ultimo scorso. Gli uomini e le donne del centrodestra che di solito pendono dalle sue labbra, annusato lo strano odore e contagiati dallo smottamento, sono riparati in bagno e, fino alle tre del mattino, esaurita ogni altra carta, hanno consumato tutti i santini col faccione del loro presidente.
Bisogna riconoscerlo, questa volta, gli esperti di comunicazione dello staff di Frattura, sono riusciti a convincere anche lui, affatto credulone, che col trucco del voto incrociato si possano vincere le elezioni. Gli strateghi del centro sinistra, non avendo altro da servire alla gente che vive di stenti, hanno offerto loro la possibilità di mandare a casa Iorio usando i suoi stessi voti. Così, indaffarati a convincere gli elettori che stazionano tra il Bar Lupacchioli e il Caffè Brisotti, si sono dimenticati di mettere a parte dei loro sogni i paesani. Non so se è più folle chi ha avuto questa pensata o chi ci ha solo creduto perché, in un paese normale, chi governa bene rivince le elezioni, chi governa male le perde, a patto che vi sia qualcuno disposto a vincerle. Nel Molise non funziona così e non per colpa degli elettori; qui l’opposizione non propone di governare la regione prospettando metodi e percorsi diversi da quelli perseguiti da chi ha governato prima, non vuole cambiare rotta, vuole solo sostituire il capo, e per farlo chiede ai suoi elettori, quelli che nel Molise rappresentano il 57%, di accoltellarlo alla schiena.
All’On. Roberto Ruta, maestro di ambiguità politica e stratega di quest’ennesima sconfitta, non sta certo a cuore il destino del centro sinistra né è di alcun interesse il fatto che i suoi brocchi, tutt’insieme, riescano a convincere appena il 40% dei votanti, tanto c’è il voto disgiunto che risolve ogni problema; per lui, forte di stomaco, vedere Frattura votato insieme a Vitagliano, è la cosa più normale del mondo. Ora se all’On. Ruta, dopo sette sconfitte consecutive, non gli si inibisce coattivamente di frequentare qualsiasi tipo di associazione politica e non ricompresa sul territorio regionale e non gli si proibisce di uscire di casa dopo il tramonto, non bisogna lamentarsi dei risultati elettorali del centrosinistra. Se il segretario Bersani si dice soddisfatto del risultato conseguito nel Molise perché il suo candidato, Paolo Frattura, ha recuperato il 20% dei consensi, evidentemente gli hanno nascosto che il suo partito non ha rieletto due consiglieri regionali, cosa che gli avrebbe consentito di vincere le elezioni senza trucchi. Vorremmo a tale proposito denunciare che nonostante il suo partito, ormai al 10% nel Molise, sedici punti in meno della media nazionale, lui non ancora si decide a cacciare a pedate il segretario regionale, anzi, si dichiara soddisfatto dei risultati riportati. Ma cosa deve fare di più Danilo Leva per essere sfiduciato, essere accusato di essere il mostro di Fornelli? Per negare la sconfitta si giunge persino a dire che la colpa è di Beppe Grillo e della lista Cinque Stelle. Perché allora fino alle tre del mattino del 18 di ottobre, quando si brindava alla vittoria di Frattura, si tessevano le lodi dei Grillini che avevano tolto voti a Iorio? Purtroppo non è Grillo che fa perdere voti al centro sinistra; sono i D’Alema, i Veltroni, i Penati; è l’omologazione alle pratiche poco pulite, lontane dalla storia e dal costume della sinistra, ad allontanare i militanti ex comunisti dalla politica, altro che Grillo.
Nei paesi democratici, per governare occorre il consenso della maggioranza dei rappresentanti del popolo, ma soprattutto il consenso dei cittadini. Questo principio, lontano dai pensieri del Presidente Berlusconi che pretende di governare il nostro paese contro tutto e tutti, inizia ormai ad essere patrimonio condiviso anche dai suoi imitatori. La strategia messa in campo dai dirigenti della sinistra, il duo RUTA/LEVA, si fonda appunto su uno schema per niente innovativo e per niente democratico, vale a dire che secondo loro è possibile governare anche contro la maggioranza dei cittadini.
I risultati di questa tornata elettorale mettono in evidenza che le idee della destra, nonostante il voto disgiunto e l’eventuale vittoria di Frattura, conservano, almeno nella nostra regione, una consistente maggioranza tra gli elettori che hanno assegnato al centrodestra, quello rappresentato dai partiti nelle liste provinciali, una schiacciante vittoria. La maggioranza degli elettori, nel caso avesse bocciato Iorio col voto disgiunto, lo avrebbe fatto non per rifiutare il progetto politico ed economico che la destra sostiene, ma solo per come Iorio lo ha interpretato in questi dieci anni. In questa ipotetica situazione, Paolo Frattura si sarebbe trovato a governare una regione che in larga parte avrebbe preteso da lui non il salario minimo garantito e neanche il sogno di una società equa e solidale e, manco a dirlo, le tasse sui grandi patrimoni, tutte misure che sono fuori dalla sua portata culturale e politica; gli avrebbero chiesto con forza il taglio dei servizi o come dicono loro: meno stato e più privato. Il centrosinistra avrebbe perso anche se avesse vinto perché non è con i trucchi che si vincono le elezioni ma con la politica, con le proposte, con il consenso, con le battaglie per la difesa dei diritti e del bene comune. A questi mestieranti della politica il centrosinistra non ha mai chiesto di difendere gli interessi della casta né di vincere le elezioni con il 40% dei consensi, ottenuto con liste deboli e monche, modellate sul profilo di quelli che vincono prima ancora di giocare.
Per ricostruire la sinistra non c’è più spazio per l’indignazione; questi ciarlatani vanno assolutamente cacciati.☺
Mi sono cagato sotto, pare abbia detto Iorio nella notte tra il 17 e il 18 di ottobre ultimo scorso. Gli uomini e le donne del centrodestra che di solito pendono dalle sue labbra, annusato lo strano odore e contagiati dallo smottamento, sono riparati in bagno e, fino alle tre del mattino, esaurita ogni altra carta, hanno consumato tutti i santini col faccione del loro presidente.
Bisogna riconoscerlo, questa volta, gli esperti di comunicazione dello staff di Frattura, sono riusciti a convincere anche lui, affatto credulone, che col trucco del voto incrociato si possano vincere le elezioni. Gli strateghi del centro sinistra, non avendo altro da servire alla gente che vive di stenti, hanno offerto loro la possibilità di mandare a casa Iorio usando i suoi stessi voti. Così, indaffarati a convincere gli elettori che stazionano tra il Bar Lupacchioli e il Caffè Brisotti, si sono dimenticati di mettere a parte dei loro sogni i paesani. Non so se è più folle chi ha avuto questa pensata o chi ci ha solo creduto perché, in un paese normale, chi governa bene rivince le elezioni, chi governa male le perde, a patto che vi sia qualcuno disposto a vincerle. Nel Molise non funziona così e non per colpa degli elettori; qui l’opposizione non propone di governare la regione prospettando metodi e percorsi diversi da quelli perseguiti da chi ha governato prima, non vuole cambiare rotta, vuole solo sostituire il capo, e per farlo chiede ai suoi elettori, quelli che nel Molise rappresentano il 57%, di accoltellarlo alla schiena.
All’On. Roberto Ruta, maestro di ambiguità politica e stratega di quest’ennesima sconfitta, non sta certo a cuore il destino del centro sinistra né è di alcun interesse il fatto che i suoi brocchi, tutt’insieme, riescano a convincere appena il 40% dei votanti, tanto c’è il voto disgiunto che risolve ogni problema; per lui, forte di stomaco, vedere Frattura votato insieme a Vitagliano, è la cosa più normale del mondo. Ora se all’On. Ruta, dopo sette sconfitte consecutive, non gli si inibisce coattivamente di frequentare qualsiasi tipo di associazione politica e non ricompresa sul territorio regionale e non gli si proibisce di uscire di casa dopo il tramonto, non bisogna lamentarsi dei risultati elettorali del centrosinistra. Se il segretario Bersani si dice soddisfatto del risultato conseguito nel Molise perché il suo candidato, Paolo Frattura, ha recuperato il 20% dei consensi, evidentemente gli hanno nascosto che il suo partito non ha rieletto due consiglieri regionali, cosa che gli avrebbe consentito di vincere le elezioni senza trucchi. Vorremmo a tale proposito denunciare che nonostante il suo partito, ormai al 10% nel Molise, sedici punti in meno della media nazionale, lui non ancora si decide a cacciare a pedate il segretario regionale, anzi, si dichiara soddisfatto dei risultati riportati. Ma cosa deve fare di più Danilo Leva per essere sfiduciato, essere accusato di essere il mostro di Fornelli? Per negare la sconfitta si giunge persino a dire che la colpa è di Beppe Grillo e della lista Cinque Stelle. Perché allora fino alle tre del mattino del 18 di ottobre, quando si brindava alla vittoria di Frattura, si tessevano le lodi dei Grillini che avevano tolto voti a Iorio? Purtroppo non è Grillo che fa perdere voti al centro sinistra; sono i D’Alema, i Veltroni, i Penati; è l’omologazione alle pratiche poco pulite, lontane dalla storia e dal costume della sinistra, ad allontanare i militanti ex comunisti dalla politica, altro che Grillo.
Nei paesi democratici, per governare occorre il consenso della maggioranza dei rappresentanti del popolo, ma soprattutto il consenso dei cittadini. Questo principio, lontano dai pensieri del Presidente Berlusconi che pretende di governare il nostro paese contro tutto e tutti, inizia ormai ad essere patrimonio condiviso anche dai suoi imitatori. La strategia messa in campo dai dirigenti della sinistra, il duo RUTA/LEVA, si fonda appunto su uno schema per niente innovativo e per niente democratico, vale a dire che secondo loro è possibile governare anche contro la maggioranza dei cittadini.
I risultati di questa tornata elettorale mettono in evidenza che le idee della destra, nonostante il voto disgiunto e l’eventuale vittoria di Frattura, conservano, almeno nella nostra regione, una consistente maggioranza tra gli elettori che hanno assegnato al centrodestra, quello rappresentato dai partiti nelle liste provinciali, una schiacciante vittoria. La maggioranza degli elettori, nel caso avesse bocciato Iorio col voto disgiunto, lo avrebbe fatto non per rifiutare il progetto politico ed economico che la destra sostiene, ma solo per come Iorio lo ha interpretato in questi dieci anni. In questa ipotetica situazione, Paolo Frattura si sarebbe trovato a governare una regione che in larga parte avrebbe preteso da lui non il salario minimo garantito e neanche il sogno di una società equa e solidale e, manco a dirlo, le tasse sui grandi patrimoni, tutte misure che sono fuori dalla sua portata culturale e politica; gli avrebbero chiesto con forza il taglio dei servizi o come dicono loro: meno stato e più privato. Il centrosinistra avrebbe perso anche se avesse vinto perché non è con i trucchi che si vincono le elezioni ma con la politica, con le proposte, con il consenso, con le battaglie per la difesa dei diritti e del bene comune. A questi mestieranti della politica il centrosinistra non ha mai chiesto di difendere gli interessi della casta né di vincere le elezioni con il 40% dei consensi, ottenuto con liste deboli e monche, modellate sul profilo di quelli che vincono prima ancora di giocare.
Per ricostruire la sinistra non c’è più spazio per l’indignazione; questi ciarlatani vanno assolutamente cacciati.☺
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