Le montagne e le vite consumate
11 Aprile 2022
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Le montagne e le vite consumate

“Nell’incantato silenzio della vita, intanto, la prima neve aveva disteso il suo manto su quei sentieri di sogno, calpestati dai passi incerti di un errante ricercatore” (Le stagioni di un vagabondo pag.126 – 2007). “Bene. I giornalisti scrivono quello che gli pare, non gli importa nulla della verità. La verità è che questo è uno dei luoghi più puliti di tutto il Nepal, ma è ovvio che il turismo porta con sé una serie di sfide: i turisti sono ottimi per l’economia, ma pessimi per l’ambiente. Comportano un aumento della produzione di immondizia perché vanno matti per la carta igienica, le Pringles e la Coca-Cola. Il problema principale in ogni caso sono i portatori: spesso non hanno istruzione e gettano l’immondizia dove capita. Qui al campo base comunque la questione più urgente è quella dei rifiuti umani, se capisce cosa intendo” … si sporge verso di me, prima di esplodere: “milletrecento chili di merda!” (La vita in alto – Erika Fatland pag. 473 – 2020).

Da solitario vagabondo, con il mio zaino di contraddizioni, ho calpestato i sentieri dei nostri monti, utilizzati, spesso, “anche” quali metafore della vita, per circa 50 anni. Continuo ancora. Si incontrava gente, poca in verità, che salutava abitualmente e che non lasciava mai niente sui monti, anche perché non si avvertiva nessuna necessità di portarsi bibite, rigeneranti, zuccheri e quant’altro: bastava un panino con la mortadella ed una bottiglia di vino. Difficilmente si incontrava gente con attrezzature e vestiario “tecnico”: bastava un pantaloncino, una maglietta o maglione scucito ed un paio di consumate scarpe da tennis, come si chiamavano allora. I più fortunati avevano degli scarponi ai piedi … anche nella vita di ogni giorno, insieme a sogni e speranze! … ed io sono stato fortunato nell’incontrare spiriti liberi dai luoghi comuni e ricercatori instancabili di sentieri di vita.

Ho fatto la medesima cosa sulle Alpi sotto i tremila metri e venivo scambiato per un extraterrestre, comunque un terrestre atipico! Sopra i tremila metri, quando l’ossigeno, abitualmente respirato in basso, si riduce, ho scoperto che si sta decisamente meglio con l’attrezzatura adeguata, non necessariamente all’ultimo grido di moda, ma necessaria se si vuole intraprendere le vie che portano sulle vette alte ed alle quali in tanti aspirano. Ho realizzato il sogno di salire sul M. Bianco laddove i pensieri si avvolgono d’infinito e lo sguardo si perde. Sul libretto degli appunti, ce ne sono altri su quelle altitudini.

Bene: La natura rigenera, così come il sapere. Ma è così per le frotte di turisti, arrampicatori nostrani e specialisti, che solcano i sentieri dei monti e del sapere sotto e sopra le vette? È così per coloro che cercano di vivere, semplicemente vivere? Chi racconta (i giornalisti e non solo), racconta il reale o è funzionale alla logica commerciale e del potere (democratico o meno, è indifferente)? A me pare che cambiando i soggetti, non è cambiato un bel nulla, se non in senso peggiorativo. Nessuno o pochi “vagabondi” approfittano della natura rigenerante e del pensiero che si avvolge di mistero e ricerca: i più ci vanno per altro, magari sponsorizzati dalle varie coca-cola e dai padroni delle cronache di mercato!

Tale è la storia delle Alpi e delle sue cime, così come quelle delle cime inferiori nel resto d’Italia. L’Everest, le altre cime dell’Himalaya e del pianeta, le foreste e non solo quelle dell’Amazzonia, camminano lungo la medesima storia: conflitti, religioni, ideologie e primati. Peccato che le storie siano “tutte” sottomesse a giochi economici e di potere, perdendo l’immensa storia della natura e dei popoli, deturpandola a proprio uso e consumo. “Tutte e tutti” subiscono lo stesso fascino e la medesima distruzione con prima “i carri armati delle religioni” e, successivamente, “i carri armati degli eserciti, delle ideologie e del potere economico”; talvolta, in particolare oggi, capita l’inverso.

E dopo, dopo, frotte di turisti della domenica e simili, calpesteranno ed imbratteranno questi luoghi sacri della natura e dei popoli che in essa vivono e/o vivevano. Naturalmente, i “popoli verranno addestrati” ai vantaggi del turismo e del miglioramento delle proprie condizioni di vita, dimentichi di altre vie e …. con macchina fotografica al collo, faranno selfie sui disastri e contraddizioni della storia!

L’esistere non è una merce contrattabile: vivere e morire senza obblighi morali, ideologiche e di potere. L’economia del pianeta altrettanto è, e dovrebbe diventare solidale e proporzionale senza gli speed: Si chiama Giustizia distributiva, che non ha niente a che vedere con il profitto ed i conflitti.

Religioni ed ideologie si affannano a declamare princìpi morali sulla vita, la morte, l’esistenza, confini e patrie, ma giocano alla guerra, annettono territori, rivendicano diritti ed interrompono le vite di quelle stesse persone sulle quali rivendicano il loro velo di “protezione – liberazione – rivelazione”!

Se è vero che i giornalisti non raccontano sempre la verità, vero è che religioni ed ideologie sono sicuramente “serve ricercate e predilette” di un potere economico che ricerca esclusivamente il profitto, devolvendo briciole di denari per confondere il popolo sovrano, che sovrano non è, ma deve cercarsi sempre un protettore in terra ed in cielo.☺

 

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