L’orobanche
12 Maggio 2019
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L’orobanche

La famiglia di appartenenza dell’orobanche è abbastanza numerosa: conta circa 90 generi e 1700 specie che ne rendono problematica la classificazione, in quanto le varie specie differiscono una dall’altra per piccoli caratteri e per i vari colori delle parti del fiore.

L’orobanche è una pianta erbacea, ma priva di clorofilla; non essendo quindi in grado di sintetizzare sostanza organica, vive come parassita di altre piante. Per nutrirsi della loro linfa possiede addirittura organi specifici: le radici sono infatti provviste di uno o più austori connessi alle radici ospiti per succhiare sostanze nutritive. Inoltre il parassitismo delle specie di orobanche è tale per cui anche i semi hanno bisogno della presenza delle radici della pianta ospite per germogliare. L’orobanche produce un numero elevato di piccolissimi semi (oltre 500.000 per pianta), i quali possono germinare anche a distanza di 10 anni e solo quando le condizioni sono adatte, cioè solo in presenza delle radici della pianta destinata ad ospitarla. Per questo si consiglia di non coltivare specie leguminose sullo stesso appezzamento per diversi anni. Le piante ospiti su cui vive sono infatti prevalentemente leguminose, come cece, lenticchia, cicerchia, pisello, lupino e veccia, e in particolar modo la fava; ma si nutre anche di piante appartenenti ad altre famiglie, come la canapa, il pomodoro, il tabacco, ecc. Anche il nome del genere ne indica il carattere parassitario: orobanche deriva infatti da due termini greci: òrobos “legume” e ánchō, “strozzare”. Nel nostro dialetto è invece indicato con una diversa metafora e detta ’a fiamme, forse perché rende l’aspetto della pianta parassitata come se fosse stato bruciato dal fuoco. Nel caso in cui l’orobanche nasca e si alimenti di linfa sottratta alle radici delle piante delle fave, in mezzo alle quali cresce spontaneamente, si parla di Orobanche crenata, nota anche con i nomi di Succiamele delle fave o Lupo delle fave.

Nell’Italia centro-meri- dionale una delle colture più colpite dall’orobanche è proprio quella della fava, per la coincidenza fra il ciclo vegetativo del parassita e quello della pianta ospite. Ed è proprio durante la fioritura della specie coltivata che emerge il parassita, rimasto fino a quel momento sottoterra, quando ormai il danno è stato fatto, perché è stata assorbita la maggior parte delle sostanze nutritive alla pianta ospite. È la maledizione dei contadini che non riescono a produrre fave. In Puglia, invece, e specialmente nel sud barese, l’orobanche viene raccolta e venduta nei mercati ortofrutticoli e dai fruttivendoli, e ha un costo piuttosto elevato. Appare nei mercati ortofrutticoli, nel periodo tra aprile e maggio, con le ‘comari’ fave novelle, fedeli compagne di viaggio nel periodo di crescita.

Nel corso degli anni i contadini, dopo averla assaggiata, hanno iniziato a consumarne lo scapo fiorale detto turione, di aspetto molto simile a quello di un grosso asparago, dopo che è emerso dal terreno e comunque prima dell’apertura dei suoi fiori. Grande è stata la richiesta di questi turioni, tanto che ne è seguita una vendita sotto banco, anche perché proibita per alcuni anni. Il turione è entrato sempre con maggiore frequenza nell’ alimentazione ed oggi è considerato una vera e propria prelibatezza, nonostante il sapore fortemente amarognolo che di solito viene attenuato con diverse bolliture e molti lavaggi.

I turioni sono dotati di basso potere calorico ma di elevato valore nutrizionale. Si stima alto anche il contenuto in fibra e quello di calcio e potassio. Oltre a costituire un rimedio depurativo, l’orobanche ha anche proprietà antinfiammatorie, calmanti, antispastiche, astringenti, diuretiche e cicatrizzanti.

Nel Nord Africa le popolazioni Tuareg, in periodi di carestia, si cibano della parte ipogea della specie Orobanche violacea, mentre in America gli Indiani dell’Utah e del Nevada si alimentano delle parti di alcune specie americane di orobanche quali la Californica, la Fasciculata e la Tuberosa. Anche in Europa, in alcune zone, si consumano i turioni di diverse specie di orobanche. Noi ne consigliamo il consumo per la preparazione di contorni; ma può costituire anche l’ingrediente principale di antipasti e primi piatti.

Orobanche all’olio

Ingredienti: 1 kg di orobanche, 5 o 6 cucchiai d’olio, sale iodato q.b., pepe nero q.b., 1 ciuffetto di prezzemolo e menta.

Procedimento: Pulire l’orobanche, togliendo i gambi duri, quindi lavarla bene per togliere il terriccio. In una pentola unire l’acqua, l’ orobanche e un po’ di sale. Mettere sul fuoco e farla bollire finché è cotta. Prendere una ciotola capiente e riempirla di acqua fredda, versarvi dentro l’orobanche ben sgocciolata e tenerla in acqua per alcune ore, cambiando l’acqua una o due volte (questa operazione serve a togliere l’amarognolo). Quindi strizzarla, metterla in un piatto da portata e condirla con olio, sale, pepe e prezzemolo tritato o menta. È un ottimo contorno.☺

 

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